FOCUS, IN ITALIA, Operazione Spartito

Anche al Teatro dell’Opera, il Covid ad uso della Casta

119 licenziamenti annunciati, i sindacati denunciano, con la scusa del Covid la Casta dei Teatri punta al precariato per avere mano libera.

Il Comunicato delle Segreterie Territoriali SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL RSU Teatro dell’Opera di Roma Capitale.


Nella riunione del 16 marzo u.s. sono stati palesati dalla Direzione del Teatro dell’Opera i dati lungamente attesi per iniziare la disamina della nuova dotazione organica da presentare al Ministero in virtù del D.L. 59/2019 (L. 81/2019, art. 1), che hanno identificato una volontà della Fondazione di ridimensionamento numerico.

Le OO.SS. e la RSU del Teatro dell’Opera dichiarano fortemente di non condividere la scelta di ridurre il perimetro occupazionale e quindi del potenziale produttivo per il futuro del Teatro dell’Opera di Roma Capitale. Nel merito, analizzando per quanto possibile i documenti presentati, visto il totale degli organici costituito da dati aggregati per macro-aree, si evidenzia particolarmente la forte contrazione di tutti i comparti direttamente adibiti alla produzione degli spettacoli. Questa visione, infatti, ha già portato ampi vuoti di organici per la tesi, sostenuta dal Sovrintendente, secondo la quale durante il “periodo Bray” non si potessero fare i concorsi, soprattutto per le carenze nell’area artistica, smentito nei fatti dalle altre Fondazioni che li hanno di fatto espletati.

Sono molteplici gli aspetti che generano perplessità e forte preoccupazione.

Vediamo predisposta una dotazione organica che identifica, ancora un largo numero di lavoratori a tempo determinato, per ricoprire posti vacanti, per noi strutturali, a completamento dell’organico, che genereranno inevitabilmente altri contenziosi con un
conseguente aggravio sul bilancio delle spese processuali, mentre la norma di legge intende risolvere il grave precariato esistente. Questa modalità è assolutamente in contrasto con l’idea stessa di pianta organica che deve essere costituita interamente da personale a tempo indeterminato, come previsto dalla ex legge Bonisoli nelle indicazioni per la compilazione degli schemi ministeriali.

La pianta organica tutt’ora vigente (datata 1997), a cui peraltro anche la stessa Governance fa riferimento, come si evince in tutti i bilanci prodotti, prevede 631 unità a tempo indeterminato. Tale numerico produce una “struttura” storicamente consolidata, e che ha permesso fino ad oggi la produzione del Teatro ad evidenti livelli qualitativi e quantitativi. Nell’ottica di una nuova organizzazione del lavoro, dunque, si vorrebbe depauperare tale numerico di ben 109 unità a tempo indeterminato, portando quindi avanti la tesi che queste professionalità sarebbero superflue. L’ipotesi della nuova dotazione organica proposta, prende come riferimento i numerici previsti nel 2018, anno in cui è stato prodotto l’ultimo assestamento del piano industriale riferito alla legge Bray destinato ad un periodo di emergenza, che ha comunque avuto un evidente impegno numerico reale ben superiore del personale.

Si è venuti a conoscenza inoltre di assegnazione di ruoli a tempo indeterminato in posizioni non presenti in pianta organica o individuati precedentemente nella stessa come collaborazioni professionali. Si sottolinea inoltre che si sono identificati ex novo settori non compresi nella Pianta Organica vigente, senza alcun confronto sindacale ne tantomeno un’informativa dettagliata
sui compiti, consistenza numerica e necessità.

La legge Bray ha costretto la Fondazione ad un’attività emergenziale nei numeri, diversamente la nuova identificazione della dotazione organica non può e non deve ricalcare quella emergenza, ma deve al contrario proiettarsi nel futuro con dovuta attenzione verso la qualità artistica che, visti i numeri proposti, non può essere garantita. Tale posizione è supportata anche dal testo di legge Bonisoli (D.L. 28/06/2019 n.59, coordinato con la legge di conversione dell’08/08/2019 n.81) che testualmente indica “le proposte devono essere corredate da A) …Omissis…. B) Un documento di programmazione che rappresenti come la dotazione organica proposta sia diretta a conseguire adeguati livelli di produzione e di produttività della Fondazione ovvero un loro incremento, preservando le finalità istituzionali prioritarie delle Fondazioni lirico Sinfoniche nella tutela e diffusione del patrimonio artistico-culturale italiano lirico-sinfonico e del balletto…C) omissis”.

Le Organizzazioni Sindacali Territoriali e la RSU del Teatro dell’Opera di Roma, sono contrarie pertanto a tale visione riduttiva, manifestando il proprio disappunto nel vedere mancanza di volontà di vera valorizzazione delle risorse umane e professionali unite alla tradizione, alla qualità e implementazione della produzione , che deve essere proiettato con un progetto futuro nell’importanza del ruolo istituzionale del Teatro dell’Opera di Roma Capitale.


Roma 23/03/2021
SEGRETERIE TERRITORIALI SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL RSU TEATRO DELL’OPERA DI ROMA CAPITALE