COMMENTI E ATTUALITA', LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno

Anni Venti: l’Occidente sull’orlo di una crisi di nervi

GIOVANNI BRUNO – Assisteremo nei prossimi mesi e anni ad una devastazione sociale e economica di portata immane

In venti anni dall’inizio del XXI secolo, abbiamo già attraversato tre crisi che hanno messo a dura prova il dominio geo-strategico dell’Occidente nonché il sistema economico-sociale e politico-istituzionale del liberalismo e della democrazia parlamentare.

L’11 settembre del 2001 ha segnato la crisi del predominio politico-militare degli USA e aperto la stagione di politiche securitarie e di restrizione dell’agibilità democratica in tutti i paesi dell’Occidente; la crisi finanziaria del 2007-2008 ha scosso le fondamenta del sistema capitalistico occidentale, provocando milioni di disoccupati e una ristrutturazione dei rapporti tra le classi sociali, ma anche ridisegnando gli equilibri interni alle classi dominanti con l’ascesa di nuove figure nelle elites al potere; la pandemia che stiamo attraversando, e che al momento non è ancora superata.

Le risposte a queste tre crisi sono state molto diverse, ma in sostanza omogenee dal punto di vista degli obiettivi: difendere e ristrutturare il sistema occidentale dalle scosse e convulsioni interne e dai nuovi competitori economici, politici e ideologici, perché chi domina l’attuale sistema economico-sociale e politico-istituzionale mantenga il proprio potere nonostante l’evidente fallimento in termini di giustizia sociale, distribuzione della ricchezza, rispetto dei diritti di tutte e tutti e infine di tutela dell’ambiente.

La prima risposta fu di carattere militare, e ha ridisegnato i rapporti di forza tra gli Stati creando una situazione di disordine politico permanente (lo attestano le situazioni di guerra che dall’Ucraina alla Siria, alla Libia fino alle petro-monarchie del Golfo persico stanno destabilizzando intere regioni in chiave di contenimento e aggressione contro vecchie e nuove potenze in competizione economico-politica con l’Occidente dominato dagli USA); la seconda fu la ristrutturazione del ruolo pubblico in epoca neo-liberista, per impedire il crollo dell’attuale sistema finanziario tossico, a favore degli istituti bancari, colpendo le fasce più deboli della popolazione con politiche di austerità (che hanno impoverito enormemente le classi popolari e il ceto medio con tagli alle spese pubbliche, soprattutto ai servizi sociali: sanità scuola, trasporti, pensioni); la risposta alla pandemia sta rimodellando il sistema profondamente, accentuando il frazionamento sociale e l’individualizzazione esistenziale, creando tante monadi collegate digitalmente.

Non a caso i settori che non hanno subito flessioni, ma una vera e propria espansione, sono quelli delle piattaforme digitali e della logistica (smart working, didattica a distanza, o digitale integrata, socialità distanziata e digitalizzata, consegna di cibo e di merci col trionfo dell’e-commerce) che hanno portato grandi profitti – soprattutto per le multinazionali che dominano il mercato – e che cambierà le relazioni aziendali con lavoratori e lavoratrici.

Assisteremo nei prossimi mesi e anni ad una devastazione sociale e economica di portata immane, se non si invertirà la tendenza. Il ruolo delle istituzioni pubbliche sarà determinante in questo.

Innanzitutto va interrotto l’asservimento delle istituzioni politiche agli interessi privati che perseguono l’accumulazione della ricchezza nelle mani dei privilegiati – sempre meno numerosi, ma sempre più ricchi – e va invece rilanciato un ruolo dello Stato finalizzato a utilizzare la leva pubblica per soddisfare bisogni, diritti e giustizia sociale per tutte e tutti.

Ci vuole un piano pubblico di prospettiva, utilizzando le risorse europee con investimenti straordinari: nell’edilizia scolastica, che abbiamo visto essere in una condizione inaccettabile; nel rafforzamento della medicina di base e territoriale con assunzioni di medici, infermieri e operatori sanitari; nel rilancio del pubblico nei servizi; nel superamento del sistema degli appalti che produce servizi peggiori e distruzione di salari e diritti per gli addetti; nella cura del territorio, nel rafforzamento del controllo idrogeologico, nel miglioramento delle linee ferroviarie ordinarie usate dai pendolari, nella manutenzione delle infrastrutture (strade ponti gallerie etc.etc.), nella previdenza e nell’assistenza sociali (pensioni e assistenza dignitosa per le persone non autosufficienti).

È necessario, se non vogliamo continuare a passare di crisi in crisi, una peggiore dell’altra per la stragrande maggioranza della popolazione, per privilegiare pochi intoccabili: sono necessarie politiche espansive per una nuova fase storica, oltre il colosso furioso, cieco e zoppo, del capitalismo.