OPINIONI, SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

CALCIO FRANCESE. Paris Saint Germain – Marsiglia

di TOMMASO GARDELLA – Cosa c’è dietro la rivalità del calcio francese, uno scontro sociale che vede opporsi idee, stili di vita e politica

Il Classique non è stato uno spot per flair play, anzi, sputi, risse, calcioni e accuse di razzismo, riassumono il match di domenica sera al Parc de Princes tra PSG e Marsiglia. Tutt’altro, è stata una gazzarra in mondovisione che ha brutalmente ricordato l’astio e la rivalità che da sempre irruvidiscono il rapporto tra la capitale e la seconda città più importante di Francia.

“Colpa di Parigi, come sempre. Avessero giocato un po’ meglio, adesso non rischieremmo un nuovo focolaio di contagi”. Scherza ma non troppo il celebre virologo, il professor Didier Raoult, che ha riacceso la rivalità tra le due città ai tempi del coronavirus, facendo dell’uso della clorochina – farmaco utilizzato nella terapia contro la malaria – il nuovo strumento di battaglia della provincia, contro lo scetticismo del governo e delle autorità sanitarie capitoline.

«Non è che si deve per forza stare a Parigi per fare ricerca scientifica di alto livello», diceva Raoult.

Parigi, la città più popolosa e ricca di Francia, sede del potere decisionale, la metropoli che guarda al nord e alla Germania, contro Marsiglia, la seconda città più grande di Francia, la città portuale degli italiani, armeni e magrebini, rivolta al Mediterraneo e al Sud e che trova nel calcio la sua anima più guerriera.

Questa competizione trova sfogo nel calcio per via della rabbia dei marsigliesi contro il “sistema” della federazione calcistica francese, che ha sede ovviamente a Parigi, colpevole, senza prove materiali, di aver coperto il risultato del tampone – positivo – di Neymar, permettendogli di giocare.

Uno scontro sociale che vede opporsi idee, stili di vita e politica, che incamera connotazioni storico-culturali e geografiche, e che dal 1971 – anno del primo scontro su un campo da calcio – ha assunto anche un importante valenza sportiva, con tutto quello che ne consegue.

A Marsiglia il calcio è cultura. L’amore per questo sport ha trasformato il sentimento in simbolo, fino a diventare uno stigma che identifica il marsigliese tipo, innamorato di una squadra che negli anni è diventata una delle società più importanti di Francia e che fino ai primi anni 90’ vedeva il PSG come una squadretta in mano a ricchi imprenditori. Forte si, ma imparagonabile al blasone e alla potenza della rosa odierna.

Nel 1991 la squadra passa in mano a Canal+, che investe diversi milioni nella società con lo scopo di attrezzare una rosa che possa competere contro il magico Marsiglia del presidente Bernard Tapie – parigino di nascita -, una delle squadre più forti nella storia del campionato francese ed europeo. È da questo momento in avanti che si inizia a parlare di Classique.

La rivalità odierna è ormai viva e completamente assimilata nel perenne astio che regola i ruvidi confronti tra Parigi e Marsiglia e, anzi, sta aumentando complice lo strapotere nazionale del PSG sull’intero campionato, esercitato grazie ai miliardi degli emiri del Qatar. Le botte, la violenza agonistica, il sudore e quel senso di scendere in campo dando tutto se stessi sono esattamente quei valori che tanto piacciono a qualsiasi tifoso di qualsiasi sport, a maggior ragione nel calcio ma vedere scene di rissa da strada, sputi e calci anche no. Anche no perché il calcio, lo sport più praticato e visto al mondo, non può presentare barbarie del genere in diretta mondiale e anche no, perché il calcio da sempre incarna quei valori di rispetto ed uguaglianza, tanto cari a tutti noi sportivi e amanti dello sport, che vanno portati avanti per abbattere la stupida psicologia del razzismo ed educare le nuove generazioni alla convivenza e al rispetto di tutti.