FOCUS, VERONA - di Giovanni Villani

Cattolica Assicurazione e Banco Bpm: cresce la disputa

di GIOVANNI VILLANI – Si acuisce, a suon di milioni di euro, la disputa tra Cattolica Assicurazione e Banco Bpm

Non c’è tregua nel diverbio sorto qualche settimana fra tra Cattolica Assicurazioni e Banco Bpm. Anzi la compagnia assicuratrice passa ora al contrattacco, un’autentica diffida, chiedendo al Banco Bpm ben 500 milioni di danni per l’esercizio dell’opzione all’acquisto del 65% detenuto dalla compagnia nella joint-venture bancassicurativa Vera Vita e Vera Assicurazioni. E contesta il diritto di farlo in base al supposto cambio di controllo legato all’ingresso di Assicurazioni Generali nel suo capitale. “E’ peraltro curioso – recita nella sua missiva al Banco Bpm – che voi definiate fin da ora Assicurazioni Generali come azionista di maggioranza, tenuto conto che Cattolica è società cooperativa”.

Le pretese dell’istituto bancario che intende acquistare le joint venture detenute insieme a Cattolica sono, ad avviso di questa, “radicalmente infondate”. La compagnia intima dunque al Banco di tornare sui suoi passi entro sette giorni, avvertendo che l’iniziativa ha già causato “rilevantissimi danni”, pare non ancora quantificati, ma che sarebbero pari a circa 500 milioni di euro, di cui chiederà evidentemente conto. Questo il durissimo contenuto della lettera inviata da Cattolica, in cui si contesta, punto per punto, la posizione assunta dal Banco Bpm.

“Peraltro – si legge ancora nella diffida – dobbiamo significarvi specificamente che ritenere Assicurazioni Generali socio di controllo di Cattolica in quanto questa si è già trasformata in spa, fa venire meno alla vostra pretesa di esercitare la call contrattuale, in quanto proprio il contratto tra noi intercorso, dispone che l’option contrattuale, non può essere esercitata ove vi sia una trasformazione di Cattolica appunto in spa”.
Secondo la compagnia assicurativa, dunque la trasformazione in spa che avverrà ad aprile, come previsto dopo l’ingresso di Generali con il 24,4% del capitale di Cattolica, farebbe decadere la clausola del “cambio di controllo” alla quale il Banco Bpm si è appellato per rilevare la quota delle società di banca assurance che non aveva ancora nelle sue mani.

Cattolica ribadisce che Generali “non determina la maggioranza in assemblea poiché il suo voto è solamente capitario. Non c’è dunque “neppure minimamente un’influenza dominante sulla gestione di Cattolica”. Inoltre “il fatto che Cattolica diventi spa nell’aprile 2021 non significa che Generali abbia il controllo della società; solo a quella data lo si potrà verificare”,

Cattolica Assicurazioni nella sua missiva non si limita comunque a chiedere il dietrofront al Banco Bpm, ma calcola e chiede indirettamente alla banca un risarcimento di ben 452 milioni di euro. Una somma alla quale aggiunge altri 50 milioni per penali varie. “Ora pretendereste di liberarvi da ogni impegno nel nostri confronti – ribadisce Cattolica al Banco – di riacquistare la piena proprietà delle società in compartecipazione, riconoscendo alla scrivente, la somma complessiva di soli 335,77 milioni di euro”.

“Avete ricevuto due anni fa 755,450501 euro – continua la lettera di ingiunzione – un importo al quale deve altresì aggiungere il versamento della scrivente società ai fini dell’aumento di capitale in Vera Vita spa per 32,5 milioni di euro. E ora vorreste liberarvi da ogni impegno con la nostra società riprendendovi quanto allora dato, sulla base di un inesistente titolo di call option, locupletando (ossia speculando per arricchirvi) una differenza”. Differenza, che stando al calcolo effettuato dai tecnici e dai legali della compagnia assicurativa, è “di ben 452.180.501”.