IN ITALIA, VERONA - di Giovanni Villani

Cattolica Assicurazioni ancora nella bufera di Ivass

di GIOVANNI VILLANI – I fatti dovrebbero riguardare il periodo 2018-2019 e inizio 2020, come era emerso nella relazione conclusiva di Ivass.

Nell’ambito del Decreto Rilancio, Cattolica Assicurazioni sta allargando l’ambito dei suoi interventi. Attiva per esempio il servizio di cessione del credito d’imposta e “arricchisce la propria offerta con soluzioni assicurative dedicate a privati, professionisti e imprese che svolgono interventi di riqualificazione energetica o antisismica, contribuendo allo sviluppo sostenibile del Paese”.

In una nota la compagnia assicurativa veronese ha annotato di aver predisposto anche la polizza Rc Professionale destinata ai tecnici professionisti, incaricati di valutare e certificare l’ottenimento dei requisiti energetici e antisismici che danno diritto al super bonus del 110%, garantendo che al termine dei lavori il privato o il condominio richiedente il credito fiscale ottenga effettivamente l’agevolazione. Insomma vele al vento sul fronte delle proposte, anche perché i numeri del bilancio 2020 sono andati oltre il previsto: i premi Danni hanno dato incassi per 2,1 miliardi, la raccolta Vita per 3,7 miliardi, con un risultato operativo di oltre 360 milioni contro i 302 del 2019.

Il cda della compagnia ha poi identificato le nuove linee strategiche per il triennio 2021 – 2023 sintetizzate in “consolidamento”, “focalizzazione” e “sostenibilità” e fissato il calendario degli eventi societari, prevedendo di convocare l’assemblea per l’approvazione del bilancio e l’elezione del nuovo cda, il primo dopo la trasformazione in spa, che avverrà come già deciso il 1 aprile. Tutto questo mentre l’Ivass ha scritto nuovamente, questa volta anche a tutti i consiglieri di amministrazione, facendo osservazioni e chiedendo conto di scelte e decisioni in seno al consiglio e ai comitati correlati.

I fatti dovrebbero riguardare il periodo 2018-2019 e inizio 2020, come era già emerso nella relazione conclusiva di Ivass sull’indagine avviata in Cattolica a metà dicembre 2019 e terminata il 24 luglio scorso. Tra i destinatari della lettera c’è anche l’ex amministratore delegato ed ex consigliere Alberto Minali, che era entrato in forte disaccordo con il cda fino al ritiro delle sue deleghe di amministratore delegato da parte dello stesso consiglio, il 30 ottobre 2019. Al termine del lungo e approfondito lavoro degli ispettori, l’Authority, circa venti giorni fa, ha mandato un resoconto durissimo al cda in cui vengono evidenziate carenze in materia di governance e di controllo dei rischi in occasione di decisioni prese dallo stesso consiglio e nei comitati correlati. Le osservazioni maggiori sono rivolta al ruolo del presidente Paolo Bedoni, ma anche di altri consiglieri direttamente coinvolti nelle materie finite sotto la lente dell’Ivass.

Il consiglio di amministrazione si è già riunito due volte per avviare il cantiere di quel piano di rimedi chiesto dall’Ivass e che verrà realizzato “in à tempi rapidi” sotto la responsabilità dell’ad Carlo Ferraresi, in cui dovrà esserci un forte segnale di discontinuità in vista della trasformazione in spa.

Passaggio che fa parte dell’accordo di partnership azionaria e industriale con Generali che a fronte di un investimento di 300 milioni ora conta su una quota del 24,4%.

In questo piano dovrà esserci un chiaro ricambio del cda. Bedoni, come ha annunciato, si farà da parte e non ci sarà nel prossimo board. Nel frattempo si è dimesso dal Comitato Nomine anche il vice presidente vicario Aldo Poli, mentre i singoli consiglieri hanno tempo sessanta giorni per rispondere e replicare alla lettera dell’Ivass.  Importante è anche la seconda e ultima tranche di aumento del capitale: 200 milioni dei 500 imposti sempre da Ivass. Si attende l’approvazione del prospetto da parte di Consob. A questo si aggiunge l’obbligo per Cattolica di cedere la propria quota del 12% nella società derivante dal recesso. Queste due operazioni potrebbero andare a ridisegnare anche la mappa degli azionisti della prossima spa e quindi gli equilibri di governance.