Home CULTURA Chi è in terapia psicologica (di Matteo Toscano)

Chi è in terapia psicologica (di Matteo Toscano)

by redazionetoscanatoday

Stare in casa è obbligatorio, ma in molti casi non è possibile fare terapia on line. Il punto di vista del paziente visto dallo psicologo

Pensieri, emozioni ed immagini diverse, racconti o semplici frasi che oggi raccolgono le sensazioni di una vita sospesa . Leggendo l’email, che ci arrivano, si riscopre un caleidoscopio, un arcobaleno di differenze,  che con il “distanziamento sociale”  avevamo perso ognuno chiuso nel proprio io. Distanti, ma uniti! Continuate a scriverci a [email protected] – allegare una vostra foto e breve presentazione (Francesco Fiorini)

Matteo Toscano è psicologo in ambito clinico e del lavoro, si occupa di consulenza clinica per adolescenti, adulti e lavoratori, formazione gestione delle risorse umane e sicurezza per aziende pubbliche e private. Ha lavorato per diversi anni in Ospedale, attualmente svolge attività clinica ambulatoriale a Viareggio e Massa, si occupa di orientamento professionale nei Centri per l’Impiego della Toscana.

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Mattina presto, la moka che gorgoglia sul fuoco, il fumo e il profumo del caffè nero che escono dal beccuccio, mi piacciono tanto. Mi piace il caffè, e i significati che mi rimanda: sveglia, energia, inizio della mia giornata lavorativa, ritmo. Normalità. Eh sì, perché tra poco si inizia a lavorare, devo visitare un paziente, quindi ora metto la giacca e esco…

Eh no. Non si esce. Non si lavora fuori casa. Emergenza Coronavirus, epidemia, anzi pandemia Covid-19. Una crisi che tutti, in Italia, e  nel mondo, stiamo vivendo. A livello sanitario, sociale, economico, politico, familiare, affettivo, individuale. La sofferenza di chi soffre la malattia, di chi muore, dei familiari, il dolore di una nazione, che sperimenta in un brevissimo lasso di tempo, impreparata, le reazioni violentissime di questo dramma globale. Ogni piano dell’esistenza umana, al momento, è destabilizzato. Le nostre abitudini sono sospese. Per evitare il contagio, non si può uscire, se non per motivi comprovati di salute, di lavoro, o per assoluta necessità, pena le sanzioni delle Forze dell’Ordine per la tutela della Salute Pubblica. Questo lo sappiamo, questo è il nostro compito, da cittadini. Gli unici autorizzati a uscire per lavoro, sono i sanitari, negli ospedali in primis, e i lavoratori dei servizi essenziali.

Altri sanitari, hanno il permesso, come nel mio caso, lo psicologo, di recarsi presso i propri studi professionali rispettando le leggi e le norme di prevenzione, ma  come ci ha suggerito caldamente il nostro Ordine Professionale, possiamo anche prestare assistenza ai nostri pazienti, tramite visita e consulenza psicologica online a distanza, con i mezzi informatici che le nuove tecnologie ci forniscono, in modo da poter svolgere il proprio lavoro di cura, e soddisfare il bisogno di salute dei cittadini, evitando addirittura che escano di casa.

L’assistenza psicologica on line

Esistono strumenti e linee guide operative validate, esperienze decennali di pratica clinica, e la possibilità di curare efficientemente ed efficacemente la salute psicologica delle persone anche a distanza. Le persone, in questo momento di emergenza, pur ravvisando la diversità di setting, tra il fisico e il virtuale, accettano  generalmente fidandosi del proprio psicologo, adattandosi, trovando soluzioni quanto più ottimali,  fisiche nei propri ambienti, per garantirsi quegli spazi di tranquillità, sicurezza e privacy che negli studi professionali sono sotto il completo controllo del professionista.

Quindi, possiamo dire che così è facile risolvere i problemi psicologici di tutti i pazienti e farli stare in casa evitando il rischio di contagio? Possiamo curare tutti i casi a distanza? No, purtroppo ci sono molte situazioni  dove ciò  non è possibile. Noi psicologi lo sappiamo, e i nostri pazienti ce lo dicono. Vi sono diverse situazioni di disagio psicologico che riguardano aspetti della vita delle persone che non possono essere trattate online, per un motivo semplice e drammaticamente paradossale in questo momento di necessità, il non poter stare casa in serenità e salute.

Occorre una soluzione laddove on line non è possibile

Faccio riferimento alla privacy del poter parlare liberamente e in sicurezza  con il proprio psicologo  rimanendo in contesti fisici meno tutelanti dello studio fisico del professionista. Molte persone non hanno nelle proprie case uno spazio di riservatezza. E poi ci sono casi dove ci sono motivi di pericolo oggettivo di salute del parlare dei problemi in “casa”: violenza domestica, conflitti familiari, problematiche di psicopatologia a livello di salute mentale dei pazienti e/o dei familiari con cui si convive. Parlo dei soggetti “fragili” della nostra società: donne vittime di violenza, minori in difficoltà, pazienti psichiatrici … e molte altre situazioni, dove è necessario poter garantire la soddisfazione dei bisogni di salute delle persone portando però alla attenzione delle istituzioni e dei cittadini questi problemi che non sono lievi, né  per numero né per gravità. E’ vero, si deve stare a casa assolutamente, ma le persone devono continuare a essere curate.

Questo articolo non vuol essere una critica negativa sugli strumenti psicologici di cura online, né alla mia categoria che si sta adoperando moltissimo per aiutare, né alle Istituzioni, veramente ammirabili nel momento storico in cui siamo, ma una critica costruttiva per trovare soluzioni pratiche e professionali, per le persone che non possono curarsi online, garantendo il  maggior grado di sicurezza, nel recarsi fisicamente presso gli studi professionali dei propri psicologi. Sicuramente molto potrà fare il dialogo tra la Comunità Scientifica e l’organo competente per la  rappresentanza pubblica della professione, l’Ordine degli Psicologi,  con le Istituzioni Pubbliche, la Cittadinanza e le Associazioni di Volontariato, per trovare soluzioni su questi temi. Le persone ne hanno bisogno assoluto, per non essere aggravati, alla luce di un problema già gravissimo come l’Emergenza Coronavirus, da ulteriori problemi, magari più individuali ma non per questo meno rischiosi, dato che la permanenza forzata, e necessaria nelle case, rischia di rendere la convivenza più difficile anche nei contesti sociali più sereni.

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