di GORDIANO LUPI – Un nuovo cartone animato, un piccolo capolavoro di tecnica, a base di poesia e animazione, una colonna sonora suadente.
Miyazaki aveva detto nel 2013 che non avrebbe più realizzato film di animazione, per via di un’età che incedeva inesorabile, per fortuna ci ha ripensato e ha tirato fuori dal cilindro – con il suo Studio Ghibli – questo gioiello di cinema fantastico per raccontare la storia di Mahito, un bambino orfano di madre, che viaggia attraverso un mondo surreale nascosto all’interno di una torre misteriosa.
Un nuovo cartone animato che è un piccolo capolavoro di tecnica, a base di poesia e animazione, con una colonna sonora suadente, composta dal grande pianista Joe Hisaishi, collaboratore storico dello Studio Ghibli. Il disegno degli sfondi è come sempre molto curato, senza uso di alcuna tecnologia digitale, con paesaggi campestri, scogliere sul mare, piante di alto fusto, cieli sterminati, uccelli che volano, sia reali (pellicani, parrocchetti e aironi) che di fantasia (i piccoli fantasmini volanti).
La storia è un mix di generi che va dal fantastico all’avventuroso, passando per il sentimentale e il romantico, con tocchi da commedia fiabesca. Non dimentichiamo il romanzo di formazione, che sta molto a cuore a Miyazaki, perché tutta l’avventura fantastica è una metafora per raccontare la crescita di Mahito che deve metabolizzare la morte della madre in un incendio che ha distrutto il suo ospedale.
L’avventura termina e il castello va in rovina quando Mahito ha accettato la situazione, è cresciuto e ha capito che la nuova madre – la zia che suo padre ha sposato – gli vuol bene come una mamma ed è disposta ad accettarlo insieme al bambino che porta in grembo. Tra i tanti temi trattati la condanna della guerra e di un mondo che pensa soltanto a portare morte e distruzione, con l’antitesi di un luogo perfetto dove vivere, ma abbandonando gli affetti ed estraniandosi dalla realtà.
La speranza di un domani migliore è affidata a Mahito, un ragazzo che comprende quanto sia negativa la guerra e crescendo dovrà fare il possibile perché non debba più accadere. L’ambientazione è molto curata, presenta un Giappone in piena guerra mondiale, sconvolto da esplosioni atomiche e da lutti infiniti, tra questi la morte della madre del ragazzo in seguito al bombardamento di un ospedale.
Un film al quale Miyazaki lavora dal 2016, sulla base filosofica del romanzo E voi come vivrete? – titolo originale giapponese Kimi-tachi wa dō ikiru ka – di Genzaburō Yoshino, servito per le tematiche, ma la storia è una geniale invenzione che conserva lo stile del grande disegnatore. Il ragazzo e l’airone non ha avuto limiti di budget, forse è il lungometraggio a cartoni animati più costoso che sia mai stato realizzato nella storia del cinema d’animazione nipponico. Accoglienza notevole di critica e di pubblico. Premi un po’ ovunque sia stato presentato. Tutto dovuto, ché quando si vede un capolavoro si capisce subito.
Regia, Soggetto, Sceneggiatura, Storyboard: Hayao Miyazaki. Fotografia: Atsushi Okui. Montaggio: Takeshi Seyama, Rie Matsubara, Akane Shiraishi. Musiche: Joe Hisaishi. Art Director: Yōji Takeshige. Animatori: Takeshi Honda. Produttore: Toshio Suzuki. Case di Produzione: Studio Ghibli, Toho, Studio Ponoc. Distribuzione (Italia): Lucky Red.
Gordiano Lupi (Piombino, 1960) è il Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Traduttore di autori cubani tra i quali Alejandro Torreguitart Ruiz, ha pubblicato numerosi libri su Cuba. Nella sua ampia saggistica sul cinema ha scritto su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, sulla storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa.
