Cinema Tips. THE VILLAGE.

Bentornati a un nuovo appuntamento con “Cinema Tips” nella viva settimana di Ferragosto. Questa settimana spazio a un film controverso, che ha ricevuto pareri dalla critica contrastanti e per questi motivi merita spazio in questa rubrica. Sto parlando di “The Village” film del 2004 scritto e diretto da M. Night Shyamalan.

Trattandosi di una pellicola che si inoltra nel thriller psicologico, è bene non fare, a mio avviso, troppi riferimenti alla trama, per evitare a coloro che ancora non l’avessero visto di recuperarlo. In breve c’è un patto tra gli abitanti di un villaggio isolato del ‘800 e le creature misteriose e mostruose che abitano il bosco che circonda il villaggio. Ma sarà davvero così?

Una cosa è certa: il film ben raffigura la situazione sociale e politica degli Stati Uniti d’America in quel frangente storico, a seguito della crisi dovuta agli attentati dell’11 Settembre 2001. Un Paese in preda alla paura e che sulla paura costruisce il proprio agire, con pesanti conseguenze sulla psiche della popolazione. Una situazione che oggigiorno sembra averci portato a delle conseguenze molto pesanti e che rischiamo di pagare per il resto dei nostri giorni. Nel 2019 sono arrivate altre paure, ma di certo l’agire dell’uomo è diventato estremamente influenzato dalla sensazione della paura e dell’assenza di fiducia. Non bisogna però nascondere la possibilità di una speranza che si trova oltre quella barriera di paura. Magari ci aspetta un futuro nettamente migliore, ma se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, allora il film ci insegna proprio questo: che noi, come umanità, dobbiamo affrontare questa paura e se riusciremo a sconfiggere questo stesso oblio che ci tiene imprigionati, allora salveremo non solo noi stessi, ma anche il nostro futuro, dove ad attenderci potrebbe esserci qualcuno che ci darà un aiuto, chissà che magari non possa essere la Natura stessa.

Rimanere imprigionati nella paura ci sta solo trascinando sempre più a fondo in una sabbia mobile che sempre più ci affoga. La nostra psiche sociale deve andare oltre quel bosco e fare in modo che la situazione torni equilibrata, altrimenti siamo spacciati.

Una narrazione semplice ma molto efficace, che il regista di origine indiana riesce a costruire grazie alla sua abilità da sceneggiatore. Non mi sorprende che il film faccia ancora parlare di sé a distanza di questi anni. D’altronde un pizzico di coraggio ha permesso a quest’autore di tirare fuori una pellicola affascinante e allo stesso tempo capace di intrattenere e di dare argomenti su cui parlare e riflettere. Non dobbiamo farci sconfiggere dalla paura.