Home Poesia - di Patrizia Valpiani "Con un guscio di tartaruga"

"Con un guscio di tartaruga"

by Patrizia Valpiani

Da un mito in cui coesistono bizzarria e crudeltà, leggerezza e profondità, gioco e mistero nasce la poesia. Il piccolo Ermes, figlio di Zeus e di Maia, esce dalla grotta in cui è stato partorito e si imbatte in una tartaruga che pascola l’erba tenera muovendosi lentissima lì intorno. Incuriosito, la osserva, ride, le chiede da dove mai giunge. La solleva da terra come un giocattolo, la porta dentro la grotta e vibrando con uno scalpello stacca con veloce destrezza il midollo dal guscio e poi sul guscio apre dei fori , vi conficca delle canne tagliate su misura, vi lega sette corde fatte di budella di pecora. Ha inventato la “lira”. Percuote le corde con un piccolo rudimentale plettro e ne fa uscire un suono. Su questo suono canta gli amori di Zeus e Maia, la loro passione da cui lui stesso fu generato. Per la prima volta risuona una poesia con i temi e i toni di quella che sarà chiamata “Lirica”. La lira verrà poi donata ad Apollo e gli uomini inizieranno a considerare lui il dio della poesia. tratto e riassunto dal corposo testo “ La lirica d’Occidente” di Giuseppe Conte).
Non è magnificamente fantasioso e coinvolgente questo mito?
A riprova dell’immortalità della poesia, riporto una frammento di Saffo, vissuta nel VII secolo avanti Cristo e descritta dal suo contemporaneo Alceo come “la divina dal dolce sorriso e dalla chioma viola”. Conquistò il suo tempo come “decima musa”, parlando d’amore, anche omosessuale ( ammesso nella vita sociale dell’antica Grecia). Amore comunque struggente descritto con parole senza tempo: “Rapita/nello specchio dei tuoi occhi/ respiro/ il tuo respiro/ e vivo.
La poesia è dunque un tesoro dell’Umanità, un patrimonio cui attingere a pieno cuore. Dalla diffusione orale si arrivò, nell’epoca di Platone, finalmente, allo scritto. Da allora, enorme e poliedrica è stata la produzione umana in versi che è giunta fino a noi.
Il patrimonio poetico è stato diviso scolasticamente in GENERI : Lirico, drammatico, epico e in STILI: discorsivo, burlesco, satirico, elegiaco, aulico, oratorio…. I generi e gli stili rispecchiano con uno sguardo d’insieme la propria civiltà, ma non solo: rispecchiano l’essere del momento con il suo retaggio passato e anche il divenire. Nella poesia troviamo tutto, basta voler cercare. Per questo motivo, il nostro meraviglioso viaggio nel mondo della poesia deve continuare.
Propongo di allontanarci dall’affascinante passato remoto, lasciandoci alle spalle i suoi misteri, e soffermarci in un momento molto importante che fu la rivoluzione artistica di inizio novecento, con il famoso “Manifesto del futurismo”.
Ne seguì la corrente detta “modernismo”, il superbo caposcuola italiano fu Eugenio Montale, un genio senza laurea, genovese del primo quarto di secolo e premio Nobel per la letteratura, che seppe liberarsi dalle leggi retoriche e tradizionali. L’essenza dell’animo umano , attraverso il metodo del “correlativo oggettivo”, trionfa nei suoi meravigliosi versi, da meditare riga per riga, difficili e forse non immediati nella comprensione, ma le metafore che usa, (luoghi e cose che rivestono la funzione di rivelare i sentimenti e le emozioni), arrivano al cuore, commuovono e lì rimangono a lungo, rapportabili forse per ricchezza di metafore a quelle dell’americano Walt Whitman. Chi non ricorda “Oh capitano, mio capitano,” scritta con ardore in onore di Abramo Lincoln, che appare nel famoso film “l’attimo fuggente”?
Di Eugenio Montale, da “Ossi di seppia” propongo in lettura la prima strofa di “Limoni”, una lirica lunga e complessa da cui si eleva questo profumo di limone, il desiderio di leggerezza e di purezza, la ricerca della propria strada.

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Vi invito a seguirmi ancora sulla strada che abbiamo appena iniziato a percorrere. Incontreremo tanta umanità e tanta meraviglia.

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