Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

COSA RENDE LA MUSICA TRASCINANTE? ALLA SCOPERTA DEL GROOVE (di Ugo Cirilli)

A volte una canzone colpisce talmente tanto già al primo ascolto, da trasmettere un’irresistibile voglia di muoversi a ritmo.

Che si tratti di un vero ballo o di tenere semplicemente il tempo con un piede o con una mano, il corpo sembra trascinato dal sound in maniera istintiva, prima che la mente avvii un’analisi più razionale.

Gli anglosassoni, in questi casi, dicono che una canzone ha il “groove”: una miscela di ingredienti sonori che la rende tanto coinvolgente da stimolare il movimento.

Da quali aspetti dipende il “groove”? In altre parole, perché alcuni brani musicali suscitano questo immediato “contagio ritmico”, mentre in altri casi ciò non accade?

Il dottor Tomas E. Matthews, del dipartimento di Psicologia dell’Università di Montreal, ha studiato il fenomeno assieme ad altri ricercatori (Maria A. G. Witek, Ole A. Heggli, Virginia B. Penhune e Peter Vuust). Per farlo, hanno elaborato una procedura ad hoc.

Dai 17 ai 79 anni, qualcosa accomuna le persone nei gusti musicali?

A 201 persone, maschi e femmine di età compresa tra i 17 e i 79 anni e provenienti da vari Paesi, è stato proposto di ascoltare tre brevi brani musicali e compilare un questionario su tale esperienza.

Le tre tracce avevano gradi diversi di complessità armonica e ritmica (bassa, media, elevata) con elementi sonori vari, ad esempio passaggi ispirati alle tradizioni afro-cubane. I soggetti intervistati dovevano valutare quanto trovassero ogni traccia piacevole e quanto, ascoltandola, provassero il desiderio di muoversi a tempo.

Dai risultati dello studio, emergono alcune caratteristiche che rendono un brano musicale più o meno gradevole e trascinante, per un pubblico di età varia.

Complessità ok, ma senza esagerare

Quali caratteristiche risultavano più piacevoli?

In primo luogo, un certo grado di complessità ritmica, che evitava però cambiamenti troppo frequenti e spiazzanti.

In pratica, lo stile musicale preferito aveva un ritmo che regalava piccole sorprese e variazioni (ad esempio con passaggi sincopati), ma manteneva al contempo una certa regolarità, tornando sempre a un andamento di base.

Secondo i ricercatori, l’equilibrio tra cambiamenti e prevedibilità sarebbe un aspetto chiave nella percezione della musica: l’ascoltatore gradirebbe essere, in alcuni momenti, sorpreso, riuscendo però a seguire il brano e a farsi un’idea generale di come proseguirà.

La complessità armonica rivestiva un ruolo secondario ma contribuiva comunque alla gradevolezza delle tracce.

Anche in questo caso, una via di mezzo sembrava la soluzione migliore: una certa pluralità di suoni, con le note di più strumenti che si sovrapponevano nella stessa battuta, intrigava l’orecchio. Tanti suoni che si intrecciavano contemporaneamente, con intricate armonie che richiedevano molta attenzione, inducevano in genere l’effetto opposto.

Il buonumore al top con le tracce “dance”?

I brani utilizzati nello studio facevano leva sull’aspetto ritmico, che risultava in effetti il fattore più determinante nella sensazione di “groove”.

Le tracce musicali moderne concepite per il ballo, quindi, sono l’ideale per risollevare l’umore, grazie al sound trascinante? In realtà, molto dipende dai gusti personali.

Una serie di studi ha messo in luce diversi benefici derivanti dall’ascolto della musica classica: ad esempio, può avere effetti antidolorifici su pazienti convalescenti dopo un intervento e favorire il rilassamento. O addirittura migliorare l’accuratezza e la produttività a lavoro, come rilevato da uno studio delle Università del Maryland e della Pennsylvania su alcuni radiologi, che ascoltavano musica barocca.

Insomma, se dal groove ci spostiamo verso un’idea più generale di buonumore, anche altre sonorità si candidano per le nostre playlist ideali.

Brani privi di forti percussioni o beat marcati, come molte composizioni classiche, possono avere effetti migliori delle tracce dance quando, per ritrovare il sorriso, dobbiamo innanzitutto tranquillizzarci.