Covid19 Africa
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli

COVID – 43% in aumento i morti, ma l’Africa è lontana

di ALDO BELLI – Donne e le bambine hanno maggiormente sentito la pandemia, Sì l’Africa è lontana, lo dicevamo anche della Cina e poi…

Brazzaville, 15 luglio 2021. L’Africa ha visto un aumento del 43% del numero di decessi per malattia da Covid-19. I tassi di ospedalizzazione sono cresciuti di settimana in settimana, c’è carenza di ossigeno e di letti di terapia intensiva. L’11 luglio scorso, la settimana si era chiusa con 6.273 decessi rispetto ai 4.384 della precedente. L’83% dei morti si è verificato in Namibia, Sud Africa, Tunisia, Uganda e Zambia. Il tasso di mortalità nel continente, ovvero la proporzione di decessi notificati tra i casi confermati – dice adesso l’OMS – si attesta al 2,6% rispetto alla media globale del 2,2%.

I casi di COVID-19 sono, dunque, in aumento da otto settimane e il numero di 6 milioni è stato superato il 13 luglio scorso. Nell’ultimo mese sono stati segnalati 1 milione di casi in più in Africa: secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità, questa recrudescenza della malattia è la più rapida mai sperimentata nel continente.

L’OMS prosegue: “All’origine di questa recrudescenza c’è la stanchezza delle persone per quanto riguarda le misure di contenimento e la forte diffusione delle varianti. Finora, la variante Delta è stata rilevata in 21 paesi africani, mentre le varianti Alpha e Beta sono state segnalate rispettivamente in 35 e 30 paesi”. Dichiara il dottor Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Africa: “Il numero di morti è salito alle stelle nelle ultime cinque settimane. Questo codice rosso ci dice chiaramente che gli ospedali nei paesi più colpiti sono sul punto di raggiungere un punto critico. I sistemi sanitari nazionali, che soffrono per la mancanza di fondi, devono far fronte a una grave carenza di operatori sanitari, forniture, attrezzature e infrastrutture necessarie per assistere i pazienti”.

La domanda di ossigeno terapeutico ha raggiunto livelli senza precedenti, con una stima attuale superiore del 50% rispetto a quella dello stesso periodo nel 2020. Secondo l’OMS, a fronte di questa domanda la produzione di ossigeno non supera il 27% del fabbisogno. Il dottor Matshidiso Moeti ritiene che la prima urgenza per i paesi africani è aumentare la produzione di ossigeno terapeutico, ma il quadro disarmante che emerge è quello di un numero insufficiente di impianti per la produzione, la loro fatiscenza, la carenza di bombole per la distribuzione, e non ultima la carenza di personale. Senza considerare che su 30 paesi monitorati, solo 18 avevano incluso i corticosteroidi nelle guide nazionali di trattamento come raccomandato dall’OMS.

L’aumento dei casi arriva in un momento in cui le scorte di vaccini sono insufficienti. Solo 18 milioni di persone sono completamente immunizzate, vale a dire l’1,5% della popolazione del continente. La forbice delle dosi somministrate ogni 100 abitanti sta tra i 75 del Nord America e i 4 dell’Africa. Secondo il dottor Matshidiso Moeti, saranno necessarie circa 190 milioni di dosi aggiuntive di vaccino per immunizzare completamente il 10% della popolazione africana entro settembre, quindi 750 milioni di dosi per raggiungere il 30% della popolazione entro la fine del 2021. Dell’altro 70% nn sappiamo.

Nel 2019 la prevalenza della denutrizione in Africa era del 19,1%, ovvero più di 250 milioni di persone risultavano denutrite. Le stime internazionali indicano che, se i tassi di aumento persisteranno, questa percentuale salirà al 25,7% nel 2030. Le stime indicano che sono le donne e le bambine ad avere maggiormente sentito il peso della pandemia, si stima che entro il 2022 altre 2,1 milioni di donne incinte soffriranno di anemia, e che 2,1 milioni di bambini nasceranno da donne con un indice di massa corporea basso, causando un effetto a catena per le generazioni future.

L’Africa è lontana. Ma sono lontani anche i tempi in cui nell’aria si respirava quel senso di solidarietà che ci faceva in qualche modo sentire partecipi della sofferenza delle vittime dell’ingiustizia e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo ovunque si trovassero sulla Terra. Non solo in Italia, anche in Europa, nelle università americane che furono un riferimento della lotta per i diritti civili. Qualcosa, in questo passaggio di secolo, abbiamo perso per strada. Vale anche per quelli che in Italia pontificano e blaterano solidarietà ad ogni ennesimo sbarco di clandestini.

Sì l’Africa è lontana, dicevamo altrettanto anche della Cina e poi…