di ALDO BELLI – Presentata a Roma l’indagine promossa dall’Osservatorio dei Giovani Innovatori e condotta dal prof. Roberto Baldassarri
In Italia esistono i giovani che rimangono a vivere in casa dei genitori fino a quarant’anni perché meglio di così, presi e rimessi da mamma, dove starebbero; esistono i giovani che in casa dei genitori sono costretti a rimanere fino a quarant’anni perché quando sono fortunati, la precarietà del lavoro non gli consente di mettere su famiglia; ed esistono i giovani più fortunati che un lavoro l’hanno trovato, e che in questo momento si sentono nell’incertezza del futuro improvvisamente colpito dal Covid. Infine, esistono gli sfigati, quelli che quando sentono in TV parlare dei diritti dei lavoratori storcono la bocca, perché ai loro occhi i lavoratori sono dei privilegiati avendo almeno un lavoro. Un’ulteriore categoria sociale è venuta crescendo negli ultimi anni: quella dei giovani lavoratori che debbono contribuire al sostentamento dei genitori emarginati dall’occupazione. In tutti i casi, mi pare che emerga un dato comune: l’Italia è un Paese che se ne sbatte dei giovani, del loro presente e del loro futuro. E così continuerà ad essere fino a quando quelli da 16 anni in su non comprenderanno che se la devono cavare da soli, portando nelle strade e nelle piazze il loro grido di ribellione contro il sistema.
E’ di questi giorni la ricerca condotta sui giovani e il lavoro, intervistati dall’Osservatorio “OpenUp” dell’Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori). Sono preoccupati per gli effetti del Covid-19 sull’occupazione. L’Associazione Nazionale Giovani Innovatori ha la finalità di proporsi in Italia e nel mondo come punto di riferimento per l’innovazione, sviluppandola in tutte le sue declinazioni, promuovendo il tema della cultura, della formazione, delle nuove tecnologie e sviluppando sinergie in maniera trasversale tra privati, scuole, università, aziende, associazioni di categoria e istituzionali nazionali ed internazionali.
Il 67,9% degli intervistati si aspetta difficoltà future nella ricerca del posto di lavoro. La cui prima parte dell’indagine (condotta tra il 10 e il 28 novembre 2020) è stata svelata alla Camera dei Deputati nel corso della presentazione della terza edizione del Premio Angi, che verrà assegnato venerdì 4 dicembre.
“I giovani mostrano come questo periodo di chiusura porterà degli strascichi e delle conseguenze non soltanto legate alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, ma soprattutto connesse con una sorta di ‘allenamento alla pandemia'” spiega il direttore del Comitato Scientifico di ANGI e direttore generale di Lab2101, Roberto Baldassari. “Il 29,3% dei nostri giovani intervistati – continua Baldassarri – segnala un aumento della distanza tra lavoratori e aziende, il 20,7% un’assuefazione alla crisi e il 48,8% una “chiusura in se stessi e del contatto sociale”. I 18-34enni con oltre il 90% delle risposte prevedono un’incidenza futura del Covid-19 anche sull’andamento economico dei prossimi mesi”.
L’indagine promossa dall’Osservatorio “OpenUp” dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori dovrebbe essere utile per affinare la politica economica nazionale in questo momento particolare, e dare delle risposte concrete al Paese. Ma giacché una politica economica nazionale non esiste…
Sono convinto che il dottor Roberto Baldassarri abbia sicuramente più cognizione di causa del ministro dello Sviluppo Economico su quello che si muove nella società italiana: Baldassarri la realtà la vede, la studia e la riferisce per quello che è, perché è un’autorità nel settore. Invito i lettori a soffermarsi con attenzione sui dati emergenti dall’indagine che ci è stato consentito di pubblicare.



