Come tutti in Italia sono stata colpita dalla tragica morte dei ragazzi a Crans Montana in Svizzera. La maggior parte giovani minorenni che si erano recati in quella discoteca sotterranea, un famoso locale vip, per trascorrere allegramente l’ultimo dell’anno. Un capodanno che sarà ricordato per i decenni futuri. Un capodanno che ha dato la morte a molti di loro che oggi vengono pianti dai loro genitori.
Ho seguito in vari canali tv la tragica vicenda ed ho visto come molti di noi i video che i ragazzi hanno girato sull’innesco dell’incendio. Molti si sono chiesti perché quei ragazzi non hanno percepito subito il pericolo di quello che sarebbe successo di lì a poco e non si sono dati alla fuga. Molti altri inclusa la sottoscritta, si sono inorriditi nell’apprendere che quel locale non era a norma, che poteva contenere solo 100 persone sia nel sottosuolo che al piano terra, che la scala di accesso e fuga era stata ridotta dai 3 metri iniziali ad 1 solo metro per permettere ai gestori di imbandire più tavoli e trarre più profitti.
Oggi è il momento del lutto, del pianto, della disperazione dei genitori che hanno perso i loro figli per avergli concesso il permesso di divertirsi per l’ultimo dell’anno. Ovviamente sono vicina al loro dolore come madre ma come giornalista mi urge evidenziare alcuni punti che sono stati trascurati, volutamente o meno, da tutta la stampa. Punti che necessitano di un’analisi approfondita e di una presa di coscienza responsabile che aiuti tutti a non dover piangere altre vittime.
Alcool e bengalini
Mi sono chiesta se è “normale” somministrare a dei minorenni una bevanda alcoolica come lo spumante che, se assunto in abbondanza, fa perdere il controllo delle proprie reazioni e non è certo permesso ai minorenni nei locali pubblici di paesi come l’Italia. Forse è stato quello stato di ebbrezza che ha impedito ai ragazzi di reagire istintivamente per mettersi subito in salvo invece di divertirsi a riprendere i fuochi che attaccavano il soffitto.
Mi sono anche chiesta se i genitori di quei ragazzi sapevano che in quel locale svizzero dove erano andati i loro figli questi avrebbero avuto accesso a quelle bollicine alcooliche proibite in Italia ai minorenni.
Perché questi ragazzi italiani erano in Svizzera?
Come madre mi sono fatta un’altra domanda. Come mai questi genitori che oggi piangono la morte dei propri figli hanno deciso di permettere loro di passare un ultimo dell’anno tra amici e non in famiglia? Ho letto che alcuni ragazzi si sono salvati dal rogo perché le loro famiglie si sono rifiutate di fargli fare l’ultimo dell’anno fuori casa, addirittura in una nazione diversa dall’Italia. Ovviamente non mi permetto di gettare fango su scelte genitoriali che non mi competono ma a questa domanda sarà bene che in futuro rispondano i genitori di figli minorenni che intendano passare una “notte brava” come se fossero adulti navigati.
Un locale Vip?
“Le Constellation”, questo il nome del locale andato a fuoco, non aveva licenza per locali da ballo.
(foto: licenza pxhere)
Beatrice Bardelli, giornalista, vive a Pisa dove si è laureata alla Facoltà di Lettere in Lingua e Letteratura tedesca (indirizzo europeo). Iscritta all’O.d.g. della Toscana dal 1985, ha collaborato con numerose testate tra le quali Il Tirreno, Paese Sera, Il Secolo XIX, La Nazione e L’Unione Sarda. Si è occupata di cultura, spettacoli – teatro e cinema, ambiente, politica, società e salute. Dal 2000 attivamente impegnata nelle lotte dei vari movimenti e comitati a difesa dell’ambiente e della salute, dell’acqua pubblica e contro il nucleare, collabora con la Rete per la Costituzione.
