Biglietti a pagamento per mostre e musei, dice il Ministero per contrastare il coronavirus riducendo gli accessi
Domenica 1° marzo. E’ la prima domenica del mese e come sempre molti approfittano dell’iniziativa del MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) che prevede l’ingresso gratuito ai musei, parchi archeologici ed altri luoghi di cultura dello Stato. Anche una mia cara amica di Roma decide di andare con sua madre a Palazzo Corsini per ammirare il famoso autoritratto di Rembrandt che resterà esposto fino a giugno. Sta per entrare ma viene fermata.
La cassiera: “Mi scusi, deve pagare l’ingresso”. Se paghi non infetti.
Deve pagare l’ingresso. Perché? Chiede. “Causa coronavirus” è la risposta della cassiera che aggiunge ”un modo per ridurre gli accessi!”. “E chi lo ha deciso?” ribatte la mia amica. “Il Ministero” risponde la cassiera. La mia amica, informatica, spippola subito sul cellulare e trova il comunicato del MIBACT che sospende sì la “Domenica al Museo” ma non specifica il motivo della sospensione della gratuità. La mia amica ha una folgorazione ironica: “Allora se paghi non ti infetti? O se ti infetti, poi puoi dire almeno ho pagato per farlo!”. La cassiera va in tilt e la mia amica decide di spostarsi in Trastevere. Là c’è il Museo di Roma in Trastevere gestito dal Comune di Roma dove è in corso la retrospettiva di un famoso fotografo turco, Ara Gueler, recentemente scomparso. Qui si può entrare senza pagare. La mia amica insiste a spippolare sul cellulare, vuole capire meglio perché questa diversità di comportamento tra musei e trova il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 febbraio recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (coronavirus) dove, all’Art. 1, comma “e”, si è deciso di eliminare, per domenica 1° marzo, su tutto il territorio nazionale, il libero accesso ai luoghi della cultura…dello Stato.
La mia amica è a dir poco frastornata: “Quindi, se vai ai Musei dello Stato il virus c’è, se vai ai Musei Capitolini, gestiti dal Comune di Roma, il virus non c’è”. E pensare che i Musei Capitolini sono sempre affollatissimi, forse più di un museo statale. Commento finale della storia. “Si poteva trovare una soluzione per i musei statali con un contapersone, contingentando gli ingressi – mi racconta più che indignata la mia amica – ma sarebbe stato troppo difficile e, soprattutto, avrebbe prodotto…poco panico!”.
Beatrice Bardelli, giornalista, vive a Pisa dove si è laureata alla Facoltà di Lettere in Lingua e Letteratura tedesca (indirizzo europeo). Iscritta all’O.d.g. della Toscana dal 1985, ha collaborato con numerose testate tra le quali Il Tirreno, Paese Sera, Il Secolo XIX, La Nazione e L’Unione Sarda. Si è occupata di cultura, spettacoli – teatro e cinema, ambiente, politica, società e salute. Dal 2000 attivamente impegnata nelle lotte dei vari movimenti e comitati a difesa dell’ambiente e della salute, dell’acqua pubblica e contro il nucleare, collabora con la Rete per la Costituzione.
