DA BERLINO - di Federico Quadrelli, OPINIONI

Europa, cambiare paradigma culturale e politico

di FEDERICO QUADRELLI – Una riflessione generale sulla situazione attuale dopo l’accordo nell’ultima riunione del Consiglio Europeo

Non era scontato che alla fine un accordo si trovasse. Eppure, è successo. Non sarebbe stato possibile senza l’appoggio dato alla linea sostenuta da Francia, Italia e Spagna, dalla Germania. Ma questo non significa che ora, ottenuto quel che si desiderava, si possa fare quel che si vuole né che si proceda come accaduto fino ad oggi.

Le risorse messe a disposizione per ripartire dopo questa tremenda pandemia globale, i cui effetti si vedranno forse nella loro dimensione più severa ora e nei prossimi mesi, dal punto di vista economico e occupazionale, sono tante e devono essere spese bene.

Si sente dire spesso, “spendere bene”. Che significa? Significa saper investire le risorse per progetti che nel medio-lungo periodo diano all’Italia la possibilità di ripartire e di crescere: dal punto di vista sociale, politico ed economico. Abbiamo bisogno di una vera ripartenza, sotto ogni punto di vista. Sarà determinante quindi avere una politica capace di indicare le priorità e definire i percorsi per gli investimenti nella formazione e nella ricerca, nell’innovazione e nei piani industriali, nelle strategie contro l’esclusione sociale e le crescenti disuguaglianze, ora diventate insostenibili, perché già enormi nel periodo precedente al Covid-19.

A parole è tutto semplice, chiaro. Nella pratica significa cambiare un paradigma culturale e politico. Significa diventare adulti. Il semestre europeo dal 1 luglio è sotto la guida della Germania. Il sostegno dato all’Italia non è una firma su un foglio bianco. Ora, davvero, c’è da dimostrare d’essere all’altezza delle sfide che ci attengono: servono idee per il lungo periodo. Ci siamo abituati a vivere di spot, di annunci e proposte ambiziose buttate nell’arena della discussione politica per vincere le elezioni, sempre e solo immersi nelle logiche del breve o brevissimo periodo. Tirare a campare, si direbbe. Non è così che una grande nazione può rilanciare se stessa.

Inoltre, un ruolo dell’Italia più attivo nelle dinamiche europee significa dare uno slancio al progetto d’integrazione che, dopo la Brexit, sembrava incerto e destinato a bloccarsi. Assieme a Francia e Germania l’Italia, rimessa in sesto, può contribuire al rilancio di questo sogno d’una Europa unita anche politicamente. Più forte e più credibile.

Questa responsabilità, badate bene, non sta nelle sole mani del governo centrale. Tutte le strutture devono dare un contributo, le regioni in primis. Ci sono risorse sempre disponibili che le regioni italiane non hanno usato, quelle dei programmi strutturali. Ora, oltre a quelle risorse inutilizzate, anche dalla regione Toscana, che avevano scadenza a marzo 2020, ce ne sono di nuove. Associazioni, imprese, enti locali e regionali devono mobilitarsi per usare bene quelle risorse, per un rilancio dello sviluppo economico e sociale locale.

Ciascuno faccia la sua parte.

(foto: USA-Reiseblogger – https://pixabay.com/it/photos/europa-palace-europa-bandiere-5414751/ )