Flash Mob contro il bloqueo
IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli, OPINIONI

Flash Mob sotto la Torre di Pisa contro il bloqueo

di BEATRICE BARDELLI (Video) – Intervista a Marco Papacci, presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.


Il Bloqueo contro Cuba: perché è nato e continua ad agire.

Oggi, sabato 17 giugno, nella piazza più famosa del mondo, Piazza dei Miracoli, a Pisa, si è svolto un flash-mob a sostegno di Cuba e del suo popolo contro l’indecente Bloqueo imposto al popolo cubano da pruderies statunitensi fin dal 1962. Invitandovi ad ascoltare l’intervista che abbiamo fatto a Marco Papacci, attuale Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba, vogliamo chiarire le motivazioni reali che hanno indotto il Governo di Cuba a battersi contro l’imposizione di un Bloqueo che ha, come unico scopo, quello di annientare la volontà di un intero popolo a vivere in un mondo retto dai principi del Social-comunismo. Da parte sua, la sezione di Pisa dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba, che è nata 60 anni fa proprio in contrasto con il colpo di stato intentato dagli Stati Uniti contro Cuba con l’invasione a Playa Giron e che ha mantenuto rapporti solidali con il popolo e il governo cubano, è fortemente preoccupata dalle notizie apparse in questi giorni sui media. Stamani, per sollecitare il governo italiano ad azioni concrete contro il bloqueo, condannato da tutti i paesi del mondo all’infuori di USA ed Israele, è stato fatto un FLASH-MOB ed una conferenza stampa.

Origini del Bloqueo. Da Wikipedia. “Nel 1959, il successo della rivoluzione cubana diede un nuovo calcio nel già complicato contesto della guerra fredda. L’ascesa del sistema comunista nell’area naturale di influenza degli Stati Uniti provocò l’attuazione di misure critiche sull’isola. L’embargo commerciale, economico e finanziario statunitense contro Cuba, imposto per la prima volta alla vendita di armi il 14 marzo 1958, durante il regime dittatoriale di Fulgencio Batista, per la seconda volta fu imposto nell’ottobre 1960 in risposta agli espropri di aziende e altre proprietà di cittadini statunitensi sull’isola da parte del nuovo governo rivoluzionario. Il 3 gennaio 1961, l’allora presidente degli Stati Uniti Eisenhower ruppe le relazioni diplomatiche con Cuba. Il 7 febbraio 1962, il presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, dichiarò il blocco unilaterale di Cuba da parte di quel paese. Kennedy firmò l’ordine presidenziale di attuare un blocco totale contro l’isola, il cui obiettivo era quello di tagliare tutti i legami commerciali con Cuba e circondare il paese per causare il rovesciamento del governo rivoluzionario.

“Da allora le relazioni divennero sempre più ostili. Il governo proibì l’importazione di tutte le merci di origine cubana nel territorio degli Stati Uniti per soffocare economicamente la nazione caraibica e molestare il regime rivoluzionario ed ottenere il suo rovesciamento. Nel 1992, l’embargo divenne legge al fine di mantenere le sanzioni contro la Repubblica di Cuba. Secondo il Cuban Democracy Act, queste sanzioni continuerebbero finché il governo si rifiuterà di prendere provvedimenti verso la “democratizzazione e mostrerà più rispetto per i diritti umani”. Nel 1996, il Congresso degli Stati Uniti approvò la legge Helms-Burton, che eliminò la possibilità di fare affari all’interno degli Stati Uniti. Nel 1999, il presidente Bill Clinton estese l’embargo commerciale proibendo alle affiliate straniere di società statunitensi di commerciare con Cuba per valori superiori a $ 700 milioni all’anno, diventando così la prima legge transnazionale al mondo. Tuttavia, nel 2000, Clinton stesso autorizzò la vendita di alcuni prodotti umanitari a Cuba. I progressi che avrebbero potuto essere fatti dall’annuncio fatto il 17 dicembre 2014 sotto l’amministrazione Obama, di ristabilire i colloqui per migliorare le relazioni diplomatiche, sono stati troncati con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca che ha ripreso la politica di pesantezza nei confronti dell’isola, anche durante la pandemia globale della SARS-Cov-2. L’embargo commerciale contro Cuba è il più lungo conosciuto nella storia moderna.

Nonostante le varie manifestazioni del governo cubano presso le Nazioni Unite e il grande sostegno dimostrato dalla comunità internazionale, basandosi sui principi dell’uguaglianza sovrana degli Stati, del non intervento e della non ingerenza negli affari interni, della libertà del commercio internazionale e della navigazione e delle perdite economiche subite da entrambi gli Stati a causa del blocco , il conflitto non sembra avere una soluzione rapida. Quando, nel febbraio 1960, il vicepresidente sovietico Anastas Mikojan arrivò all’Avana e dichiarò che l’Unione Sovietica sarebbe stata disposta ad aiutare Cuba, tra i due Stati si stabilirono feconde relazioni diplomatiche e in breve la giovane rivoluzione poté “contare su un prestito di cento milioni di dollari e un accordo per scambiare imponenti quantitativi di zucchero cubano con un’importante fornitura di petrolio Sovietico”.

La prima conseguenza fu che, dopo essersi rifiutate di raffinare 300.000 tonnellate di petrolio acquistate dai sovietici, le compagnie statunitensi Standard Oil, Esso e Texaco e la britannica Shell furono espropriate. Il decreto di nazionalizzazione, che porta la firma del ministro dell’industria Che Guevara è del 29 giugno 1960. Il 6 luglio 1960 il Congresso degli Stati Uniti votò una prima misura economica contro Cuba autorizzando il presidente a ridurre o sopprimere le importazioni di zucchero da Cuba. Il giorno dopo Eisenhower emanò un provvedimento che ridusse drasticamente tali importazioni per l’anno in corso. Va considerato che dall’inizio del secolo una serie di accordi commerciali avevano favorito la penetrazione della produzione di zucchero cubana negli Stati Uniti ma aveva legato l’economia cubana a questa esportazione, tanto che circa l’80% della moneta straniera che arrivava a Cuba proveniva dal commercio di zucchero con gli Stati Uniti. Sempre il 7 luglio, il Parlamento cubano rispose con una legge di nazionalizzazione di tutte società statunitensi operanti a Cuba. Come nel caso della riforma agraria furono previsti indennizzi attraverso buoni governativi ma si aumentava la dilazione temporale, che diventava trentennale, e si fissava un interesse annuo inferiore al 2%. Questa legge anticipava la nazionalizzazione di tutte le grandi imprese private, che venne attuata con la legge del 13 ottobre 1960, cui Eisenhower rispose il 17 dello stesso mese con il ritiro dell’ambasciatore statunitense e la decisione di ridurre ulteriormente i commerci bilaterali. Il 20 ottobre 1960 venne istituito un ampio embargo sulle esportazioni in base all’Export control Act del 1949. La scelta di fare appello a questa legge piuttosto che al Trading with the Enemy Act in teoria consentiva alle sussidiarie delle multinazionali statunitensi di aggirare il blocco anche se il Consiglio di Sicurezza statunitense aveva manifestato la netta preferenza verso l’utilizzo del Trading with the Enemy Act.

Tra l’agosto e il settembre di quell’anno, il Dipartimento di Stato e quello del Tesoro avevano espresso posizioni molto diverse sull’applicazione dell’embargo e mentre il primo proponeva di attenuarne gli effetti, sottolineando ad esempio la necessità di mantenere attivi canali di comunicazione telefonica e di non estendere l’embargo a medicinali e beni alimentari per ragioni propagandistiche, il Tesoro insisteva sulla necessità di un embargo rigoroso. Alla fine le misure economiche contemplavano, oltre al drastico crollo delle importazioni di zucchero, il divieto di ogni tipo di commercio eccetto cibo e medicine. Gli Stati Uniti prevedevano che l’entità degli scambi tra i due Paesi sarebbero crollati dai 1.100 milioni del 1957 a 100 milioni e gli investimenti diretti statunitensi sull’isola, che prima assommavano 900 milioni, sarebbero stati totalmente azzerati. Quando la quota dello zucchero cubano sul mercato statunitense venne definitivamente diminuita, nel dicembre 1960, il Governo cubano firmò accordi per vendere a tutta l’area socialista 4 milioni di tonnellate di zucchero a un prezzo preferenziale di quasi quattro centavos (prezzo molto più alto rispetto alle quotazioni dello zucchero sul mercato occidentale)