IN ITALIA, VERONA - di Giovanni Villani

Forte Clam torna alla luce nel restauro dell’ex Manifattura

di GIOVANNI VILLANI – A Verona vengono spesso alla luce non solo resti dell’antica Roma o del medioevo, ma anche di epoche più vicine ai nostri giorni, come quelli dell’occupazione napoleonica (1797-1814), ma specialmente austriaca (1814-1866).

Ne sono un esempio quelli di una settimana fa, emersi nel ripristinare l’ex area delle Manifatture Tabacchi, tra il viale del Lavoro e la Fiera, riguardanti un lungo muro dell’ex Forte Clam austriaco.

Il Clam fu uno delle oltre trenta fortificazioni che cingevano la capitale del Quadrilatero austriaco, ubicata esattamente all’imbocco tra i Magazzini generali e la Manifattura, demolito appunto per dare luogo alla costruzione di questi due stabilimenti. Al tempo della sua costruzione, subito dopo l’armistizio del 1848, rivestiva una notevole importanza per la sua ubicazione e per la sua capacità di fuoco di artiglieria. Poteva infatti contenere 70 soldati e 14 bocche da fuoco destinate a battere un notevole settore. Era un’opera chiusa a semplice ramparo con fossa, muro di scarpa e parapetto, mentre i due fianchi contenevano casamatte per tre cannoni ognuna. Anche la gola era munita di muro da cui sporgeva una caponiera per battere d’infilata il fosso del fronte di gola. Aveva inoltre, fin dalla sua prima costruzione, un ampio ridotto interno ed una polveriera in muratura a prova di bomba.

Per la complessità della sua concezione, quest’opera si differenziava notevolmente dalle attigue dello stesso schieramento ed i lavori di costruzione si protrassero per oltre due anni. Nel 1859 fu poi ulteriormente migliorato e completato con l’aggiunta di un muro staccato nella fossa (quello probabilmente messo in luce in questi giorni), di una caponiera sul centro della fronte, alla capitale, contenente 4 cannoni e di altre due caponiere agli angoli, tra i fianchi e le facce: il tutto collegato con gallerie in muro protetto. A differenza della maggior parte delle altre opere che erano in muratura di tufo, questa come il forte Radetzeky, fu costruita con paramano di mattoni in cotto. Durante la campagna del 1866 fu armato con 18 bocche di fuoco, ma sotto l’amministrazione italiana venne posto in totale disarmo e successivamente rasato al suolo. Era indubbiamente una delle opere più interessanti dello schieramento austriaco, che meritava di essere conservato, ma motivi di viabilità e di espansione naturale della città ne invocarono la distruzione.             

“La zona adiacente al muro verrà rivalutata – ha fatto sapere la nuova proprietà della zona, la bolzanina srl Vr.Re. – per essere destinata come porta simbolica di un piccolo parco del nostro nuovo erigendo complesso alberghiero a ridosso della Fiera campionaria”. Il recupero dell’ex Manifattura Tabacchi intanto procede spedito, come ha fatto sapere l’assessorato all’Urbanistica, dopo il protocollo in Regione ed un passaggio di convalida entro l’estate al Consiglio comunale.

“Sarà la conclusione degli interventi di riqualificazione della zona sud della città, che comprende gli ex Magazzini Generali, il cosiddetto Central Park nello scalo merci ferroviario – tra pochi giorni le Ferrovie dello Stato diranno quanti e quali sono i partecipanti al bando indetto per la riqualificazione della zona – e l’ex Manifattura Tabacchi.

“Non si tratta più di interventi sulla carta – ha dichiarato a proposito il sindaco Federico Sboarina – ma di cantieri aperti e soprattutto legati a tempi certi. C’è infatti una data limite: la fine del 2025, per essere pronti all’appuntamento con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026, con interventi sulla città che anche in un recente confronto con la vicepresidente della Regione Veneto, Elisa De Berti, sono stati definiti “funzionali”.

La vecchia ciminiera della Manifattura e parti del complesso verranno salvati come reperti di archeologia industriale, mentre altre parti saranno rivisitate in chiave moderna dallo studio di architettura norvegese Snoetta.

Compiaciuti per le soluzioni adottate si sono dichiarati il soprintendente per l’Archeologia e le Belle Arti Vincenzo Tiné (“Assistiamo ad un ottimo esempio di innesto del nuovo sul preesistente, frutto anche di una progettualità illuminata”) e l’assessore alla Cultura Francesca Briani (“In questo intervento c’è l’identità di Verona. Non si tratta solo di valorizzare il quartiere sotto il profilo ricettivo-turistico, ma di spostare così anche il baricentro della città verso la zona sud”.