Forte Santa Caterina, Verona
VERONA - di Giovanni Villani

Forte Santa Caterina di Verona diventerà un super museo

di GIOVANNI VILLANI – Il futuro tracciato in un masterplan redatto dall’Università di Padova, con l’Ufficio Urbanistica del Comune.

Originariamente era chiamato Werk Hess, la fortificazione austriaca posta a sud di Verona, facente parte del complesso difensivo della capitale dello storico Quadrilatero. In particolare apparteneva al primo campo trincerato di pianura, messo in opera tra il 1850 e il 1852 dalla direzione dell’imperiale Regio Ufficio delle Fortificazioni di Verona. Diventò sotto l’Italia, dopo la liberazione del 1866, Forte Santa Caterina derivato dalla preesistente cappella dedicata alla santa senese, situata lungo la strada che dal cinquecentesco lazzaretto di San Pancrazio conduceva a Porta Nuova, ma venne intitolata al barone Heinrich von Hess, generale d’artiglieria e capo di Stato Maggiore nell’armata di Josef Radetsky, oltre che sottoscrittore dell’armistizio di Salasco.  

Nel quadro del paesaggio veronese il forte era ed è un’architettura di notevole bellezza per via del suo inserimento naturalistico e ambientale, imponendosi come caposaldo architettonico e prospettico della città fortificata per la sua posizione dominante, adattata con sapienza e calcolo al ciglione naturale, agganciata al corso dell’Adige, in relazione visiva con i 35 forti collaterali, comprendenti la cinta magistrale e i più remoti forti collinari, sulla riva opposta, a settentrione. Per la speciale importanza difensiva rispetto alla doppia ansa fluviale di Campo Marzo – San Pancrazio rimase completamente armato e funzionante anche dopo il 1866 sotto l’Italia. 

Ora il Forte Santa Caterina è destinato a diventare un super museo. Ormai nero su bianco il suo futuro è già tracciato in un masterplan redatto dall’Università di Padova, in sinergia con l’Ufficio Urbanistica del Comune di Verona, dopo che nel maggio 2020 la giunta ne aveva approvato la convenzione con lo stesso istituto patavino per il progetto di recupero. Dal 2015 il Comune di Verona è diventato proprietario della vasta aerea, di 123 mila metri quadrati, acquisita gratuitamente dal Demanio. La metratura edificabile è di 19 mila, di cui 5 mila destinati a strutture residenziali. Il rimanente sarà diviso tra magazzini in cui depositare gli archivi museali e spazi per le scenografie della Fondazione Arena. L’assessore all’urbanistica, Ilaria Segala ha fatto sapere che le “strutture militari inutilizzabili e di scarso valore saranno demolite per fare posto al deposito museale e ad una zona residenziale, la cui edificazione da parte di terzi permetterà al progetto di sostenersi, assieme al risparmio annuo di 340 mila euro, oggi spesi dal Comune per l’affitto dei vari depositi.

I beni che attualmente sono dispersi tra, Quadrante Europa, Archivio di Stato, ex Magazzini generali, i Palazzi Pompei, Pirelli, della Ragione, di via Campo Marzo, lungadige Galtarossa, ex Arsenale, saranno quindi assemblati in un unico contenitore per essere ammirati dal pubblico,

La palazzina del comando dell’Arsenale – continua l’assessore Segala – va ormai svotata, visti i lavori di restauro del compendio austriaco. Dobbiamo iniziare a metterci in moto per alternative valide e utilizzare l’ex caserma e il forte Santa Caterina è un’ottima occasione per recuperare un’area dismessa”. Il prossimo passo sarà ora la variante urbanistica per procedere quindi ai progetti preliminare ed esecutivo. Sulla vicenda l’assessore alla cultura Francesca Briani, già intravede un futuro roseo e rivoluzionario per far riemergere un patrimonio nascosto. “Il 60% degli spazi del nostro sistema museale sono ancora difficilmente accessibili al pubblico – sottolinea. Basti pensare che delle tremila opere del Museo di Castelvecchio ne sono esposte circa 300 ed alla Galleria di Arte Moderna sono 150 su 1600. Il nuovo deposito consentirà di riunire elementi straordinari, portandoli alla luce anche grazie a servizi aggiuntivi come sale espositive per laboratori e ricerche, bookshop, caffetterie e aeree didattiche. Il respiro culturale uscirà finalmente dal solo centro storico per decentrarsi, recuperando inoltre una vasta area verde”.

Per il docente dell’Università di Padova, Luigi Stendardo, che ha realizzato il masterplan con i colleghi Angelo Bertolazzi e Raffaele Spera: “la caserma rappresenta un patrimonio edilizio in degrado che lascerà posto ai nuovi magazzini, il cui consumo di suolo sarà pari a zero. Il nuovo edificio avrà un piano terra alto fino a 9 metri per fare posto alle scenografie areniane, che grazie alle vetrate, faranno da cornice al parco. La copertura ospiterà una terrazza panoramica da cui ammirare Verona”.

(Giovanni Villani)