ATTUALITA', CULTURA E ATTUALITA' - di Celestino Pio Casula

FOTOGRAFIA – La diapositiva

di CELESTINO PIO CASULA – Un supporto fotografico oramai scomparso, croce e delizia di ogni fotografo, la sua complessa capacità espressiva.

Oggi parliamo di un tipo di supporto fotografico oramai scomparso o quasi, la diapositiva. La diapositiva croce e delizia di ogni fotografo, la sua notevole e complessa capacità espressiva che faceva il paio con una particolare attenzione che andava posta nell’esattezza dell’esposizione, spesso era suggerita una leggera sotto esposizione, soprattutto per alcuni tipi specifici di pellicola. Ad esempio Agfacrohome 64. Il tutto per meglio saturare il colore ed avere in proiezione una resa spettacolare dell’immagine. Di contro l’estrema precisione richiesta in fase di ripresa era spesso fonte di delusione all’atto del verificare lo scatto dopo lo sviluppo.

Per chi era dedito soprattutto al negativo sia bn che colore vi era un altro problema: la latitudine di posa, ovvero la capacità della pellicola di sopportare sovra o sotto sviluppo anche piuttosto intenso… La diapositiva richiedeva, almeno sino all’uscita di pellicole più performanti, una attenzione all’esposizione molto maggiore rispetto alle pellicole stile hp4/hp5 per ilford bn e nel colore Kodak supra e Royal supra. Da 400 asa per poi arrivare alle Kodak Portra. Pellicole che sopportavano trattamenti piuttosto intensi di sviluppo per “tiraggi” notevoli. Con tiraggi si intendeva l’esporre la pellicola per due o tre stop di sovraesposizione e poi regolare lo sviluppo in virtù dell’esposizione personalizzata. Ciò nonostante la diapositiva era un ambito espressivo che andava praticato e amato anche se noiosetto come prima detto.

Nonostante tutte queste “controindicazioni” ho praticato con interesse e curiosità anche la foto in diapositiva, poi la bellezza di costruire delle proiezioni in dissolvenza incrociata utilizzando proiettori specializzati collegabili ad apposite centraline che consentivano di sincronizzare musica di sottofondo con la proiezione ed eseguire, una volta programmata, una proiezione multiproiettore veramente coinvolgente e spettacolare.

Kodak con i suoi Carusell e centraline apposite arrivava a fard proiezioni anche con 30 e più proiettori, inutile dirvi la spettacolarità che derivava da tanta tecnologia utilizzata per la multiproiezione. Vi erano anche sistemi meno pesanti economicamente come quella della Silma che con un proiettore primario ed uno secondario consentiva ottime dissolvenza incrociate con vari effetti e colonna sonora annessa.

La trovata intelligente fu quella di fondere un registratore a cassette con il proiettore principale con il quale preparare la colonna sonora ed il programma della proiezione usando tutte ld traccie della cassetta. Peccato che l’uscita sul mercato fu tardiva ed il sistema fu travolto dall’avvento del digitale. Questo era ciò che nello scorso millennio si faceva, ora lo si replica con l’utilizzo di programmi per emulare quelle diaproiezioni magari con effetti più sofisticati, molto godibili, ma fin troppo semplici Nella realizzazione togliendo un po’ di pathos nel pensare e realizzare la proiezione.

La fredda tecnologia digitale, potente, molto potente, fa molto anche troppo ma… Il ma riguarda lo studio che in analogico si poneva per costruire la sequenza, le reiterate prove per ottimizzare la selezione e la ricerca per un adeguata colonna sonora… Ora tutto più facile, meno intenso, meno coinvolgente… Peccato, il nuovo modo è sicuramente ultra spettacolare, se non si esagera con effetti ed effettini, ma altrettanto freddo ed anonimo come tutte le applicazioni al computer.