Reflex
CULTURA E ATTUALITA' - di Celestino Pio Casula, LA CULTURA

FOTOGRAFIA – La prima reflex

di CELESTINO PIO CASULA – Pomeriggi liberi passati a leggere “Almanacco Fotografare”, un vero compendio del materiale fotografico.


Dopo molti anni di macchine fotografiche ad ottica fissa, di macchine punta e scatta, era giunto il momento di andare oltre. Non mi sentivo ancora pronto per la reflex, ma cercavo qualcosa di più, che mi desse almeno la possibilità di incidere sull’esposizione in maniera significativa.

Pomeriggi liberi passati a leggere le descrizioni di varie fotocamere su Almanacco Fotografare, un compendio del materiale fotografico reperibile sul mercato italiano. Tutto questo cercare al fine portò ad una scelta: Bencini Nk135, possibilità di impostare asa, tempi e diaframmi pellicola 35mm e tanta voglia di sperimentare.

Questa voglia di ‘andare oltre’ si tradusse in molte pellicole bn impressionante, sviluppate ed esaminate. I primi risultati non furono quelli auspicati, 5,6 fotogrammi ben esposti e gli altri troppo scuri o troppo chiari.

La voglia di imparare, nel frattempo, mi aveva instradato verso la camera oscura dove pian piano iniziavo con lo sviluppo in bianconero. Esperienza formativa che mi insegnò l’importanza di una giusta esposizione per non rendersi complicata a dismisura la fase successiva della cosiddetta stampa delle foto. Prova, sperimenta, appunta, riprova, questo è stato Il mantra per capire e imparare come ottenere la giusta esposizione e iniziare quella fase sperimentale del cosiddetto “tiraggio” delle pellicole (piccola nota esplicativa: il tiraggio consisteva nell’ingannare l’esposimetro della macchina fotografica inserendo una sensibilità, generalmente maggiore, della pellicola in uso. In fase di sviluppo, tenendo conto di tale impostazione, si regolava il tempo di sviluppo. Un po’ di tabelle accluse ai chimici e tante prove al fine ti davano sempre o quasi Il risultato cercato).

Dopo aver “demolito” ben due Nk135, ero pronto per il passo successivo, la tanto agognata reflex. La scelta fu quasi facile: fondi a disposizione pochi, quindi massimizzazione del risultato e cerchia ristretta di possibili acquisti. La scelta cadde su una reflex passo vite denominata Mirageflex. Un vero carrarmato, dotata di un ottica 50mm mediamente luminosa, mirino con immagine spezzata e corona di microprismi. Termini oramai desueti ma allora erano la base dei lunghi confronti tra appassionati.

Ora la reflex era tra le mie mani, dovevo solo imparare ad ottenerne il massimo. Nonostante la pratica con i tempi ed i diaframmi, le prime esperienze furono abbastanza deludenti, esposizione corretta ma immagine non a fuoco oppure il suo contrario. Nuovo approccio nello scattare, imparare nuove modalità di ripresa, impostare asa, tempi diaframmi, poi porre attenzione nella messa a fuoco e per ultimo verifica della profondità di campo, solo dopo questi passaggi giungere allo scatto.

E’ molto più lunga la descrizione che la fase reale di scatto. Dopo un po’ di 50mm, nasce il bisogno di andare oltre al classico cinquantino, ci vuole un salto in più, e la scelta cadde su un 200 f4, un bell’obbiettivo fisso e non uno zoom, (all’epoca, lo zoom non era ancora così performante come adesso, anche in tenendo presente le possibilità economiche). Si aprirono nuovi orizzonti, si palesarono nuovi limiti e si aprirono possibilità da esplorare, provare, verificare e soprattutto da acquisire come novelle abilità da far proprie. Passa il tempo e crescono le aspettative, sembra essere giunto il momento per andare ancora oltre e cambiare macchina fotografica per progredire e migliorarsi. Iniziò così la nuova ricerca con in testa già alcune peculiarità che il nuovo mezzo doveva avere.

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/173 )