Francesco Belluomini

Francesco Belluomini, poeta dimenticato dalla sua città

Francesco Belluomini poeta, un amico conosciuto oltre un terzo di secolo fa, era nato a Viareggio nel 1941

Ho conosciuto Francesco Belluomini oltre un terzo di secolo fa. Allora, dunque, era giù un uomo, nato nel 1941 terzo di una famiglia di cinque fratelli. Ad unirci e dividerci fu la cultura e la politica, io giovane assessore alla Cultura del Comune di Viareggio diligente al nuovo corso berlingueriano e Francesco (non ricordo se era iscritto al Partito, ma credo di sì) sempre critico da sinistra. Lo spirito polemico gli era connaturale, forse era anche il suo modo per rimarcare che non veniva dai banchi dell’università o dalle scuole di Partito, aveva iniziato a lavorare sulle barche fin dall’età di 14 anni, poi più tardi entrò in servizio sulla draga del Porto di Viareggio.

Non capitava di rado che durante le discussioni tagliasse l’aria improvvisamente recitando, con quella sua voce un po’ granulosa, il breve passo di una sua poesia: anche questo, forse, era il suo modo di segnare la distanza tra due linguaggi dei quali l’uno, la poesia, poteva solo soccombere dinanzi ai rumori della grande politica. Un’intimità delle parole che in Francesco emanava, nel celebrarle, l’orgoglio delle sue umili origini. Essere riconosciuti poeti nel fuoco di quegli anni stonava con le impellenti necessità della vita quotidiana – la crisi economica, lo stragismo e poi il terrorismo – e stonava ancora di più in un ambiente di provincia quale era, comunque, Viareggio dove Francesco era nato e viveva. Ambiente ostile, Viareggio, formato dalle invidie e dalla supponenza, da un raro senso di disappartenenza falsamente colmato unicamente dall’impeto carnevalesco.

A distanza di così tanto tempo rimango ancora convinto che Francesco soffrisse di questa sua solitudine rispetto all’ambiente che lo circondava. Gli operai era bene che organizzassero gli scioperi e i cortei, anziché perdere tempo a scrivere versi. Che io rammenti, per inciso, a differenza di molti altri intellettuali – pittori soprattutto – dal Partito Comunista Francesco non ricevette mai alcun ‘lasciapassare’ utile alla carriera di poeta, che pure avrebbe meritato.

Nel 1976 diede alle stampe il suo primo libro, L’altro io (edizioni Campobasso). Il secondo vide le stampe due anni dopo, Già dell’equivoco (Seledizioni) e Francesco continuerà a scrivere con una intensità tale (19 libri di poesie e 7 romanzi se conto giusto) che il dubbio su quella sua originaria solitudine abbia finito per accompagnarlo tutta la vita, anche quando le soddisfazioni della critica e del pubblico l’avevano riconosciuto. Un bisogno interiore infinito di esprimere se stesso, e di mettersi in gioco.
Il Premio Letterario Camaiore, premio internazionale di poesia, nasce in questo contesto. E’ il 1981.

La vita a Francesco ha imposto di farsi uomo rapidamente, a 14 anni già lavora duro, ma lo ricompensa con una grande fortuna: nell’aprile 1964 conosce Rosanna, in maggio sono fidanzati e il 18 settembre 1966 si sposano. Rosanna è l’anima della sua vita, vivace e veloce, si rivela un’abile organizzatrice, anche dei pensieri di Francesco al quale non lesina la bacchettata affettuosa se occorre. Rosanna e Francesca divengono una coppia indissolubile: se Francesco è il poeta, Rosanna è la concretezza del mondo che lo conduce per mano. L’idea del premio internazionale di poesia nasce così. A Camaiore. In polemica con il Premio Letterario Viareggio. 

A Viareggio, del resto, un premio internazionale di poesia non avrebbe avuto senso né spazio, considerando la presenza dello storico premio di Leonida Repaci (per altro, ancora organizzato con la doppia formula dell’opera e dell’opera prima, poi giustamente superata). Io divenni assessore alla Cultura nel settembre 1982, il “Camaiore” quindi era già nato, ma espressi ugualmente a Francesco e Rosanna questa mia opinione. La loro critica verso l’alterigia del “Viareggio”, nei confronti della casta degli intellettuali che muovevano ogni leva dell’editoria italiana, scontava il limite oggettivo che quella casta conteneva nomi e cognomi di chi aveva segnato la storia della letteratura italiana del Novecento.

Obiettivamente e con il distacco del tempo, rimango convinto del ruolo magistrale che il “Viareggio” ha avuto (ed ha perso) nell’orientamento culturale del Paese, ma probabilmente Rosanna e Francesco intendevano porre come problema culturale quello della pluralità della critica e delle sue forme di manifestazione che avrebbero potuto incontrare e valorizzare un mondo più piccolo (e quindi al tempo stesso più grande),  non per questo meno importante della maggiore monopolizzante editoria nazionale e dei loro artefici intellettuali. Tuttavia, a onor del vero, non si generò mai conflitto tra il Premio Letterario Viareggio e il Premio Letterario Camaiore: non solo per gli impari rapporti di forza, ma anche perché, con intelligenza e passione encomiabile, Rosanna e Francesco andarono per la loro strada, come dire: senza puzza sotto il naso.

Il fatto che il Premio Camaiore sia ancora vivo e vegeto – e spesso non ha avuto vita facile con l’assecondarsi delle amministrazioni comunali – dimostra la bontà delle sue origini: che hanno contribuito alla cultura della poesia, e dato prestigio alla città di Camaiore. Certo è che non solo la sua nascita, ma anche la sua sopravvivenza nel tempo – senza dimenticare coloro che tra i numerosi amministratori comunali l’hanno sostenuto con convinzione – la si deve a Rosanna e Francesco che ne fecero la loro missione di vita.
Giacché la solitudine di Francesco Belluomini a Viareggio prosegue anche dopo la morte, il nostro giornale ha deciso di organizzare in autunno un incontro per ricordare questo grande viareggino.

L’edizione 2018 del Premio Camaiore si presenta, dunque, con il riconoscimento istituzionale dell’intestazione a Francesco.  D’ora innanzi sarà “Premio Letterario Camaiore Francesco Belluomini”. Bravo sindaco Del Dotto. Complimenti, e auguri di buon lavoro Rosanna.