Franco Allegretti, architetto (Pisa)
ATTUALITA', TEMPO DI ELEZIONI

Franco Allegretti: L’Urbanistica a Cascina

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di FRANCO MARIA ALLEGRETTI

(Candidato al Consiglio Comunale di Cascina nella lista “Bene Comune”)

I piani Regolatori nascono essenzialmente nel secondo dopo guerra. Prima, ad eccezione di Roma e Milano, e di altre grandi città i permessi a costruire erano rilasciati dal Podestà e poi dal Sindaco, sulla base di regolamenti edilizi che consigliava altezze, ma soprattutto vigeva solo il Codice Civile. La necessità di una Pianificazione nacque per il grande disordine urbano che si era costruito. Costruzioni senza opere di urbanizzazione. Nessuna attenzione al sistema delle fognature, e via dicendo. Ma solo con nel 1967 i Comuni furono obbligati a dotarsi di uno strumento di pianificazione. E solo nel 1968 furono stabilite le proporzioni tra costruito e servizi, come le scuole o il verde. Come si può capire l’urbanistica è una disciplina relativamente giovane. Il problema della regolamentazione tramite pianificazione è ancora un problema aperto con molte criticità. Ma la di là di questioni metodologiche, sono ancora aperti problemi come la difesa del suolo. La difesa del patrimonio storico, ma soprattutto capire e far capire perché si propone ancora strumenti di espansione urbana.

La difesa e il non consumo del suolo

Il termine “consumo del suolo” è fuorviante. Il suolo non si consuma ma si utilizza. Il problema è appunto utilizzare bene il territorio. Ecco la prima ragione dell’urbanistica. Avere uno strumento comprensibile e motivato delle proprie scelte. La difesa del suolo vuol dire, invece  che ogni luogo ha una sua storia e delle particolarità. Il territorio non è tutto uguale. Invece l’urbanistica, non solo a Cascina, ma in tutta l’Italia è stata capace di costruire tanta “periferia”. E quindi il problema che si pone oggi è come riusciamo a “riconvertire” le periferie in città. Un compito non facile per il fatto che il costume dominante è che i Piani regolatori se non hanno aree di espansione sono inutili. Le città hanno fasi simili alla respirazione umana. Una fase è l’espirazione (l’espansione) e l’altra l’inspirazione (l’assorbimento di energia per l’interno ). Siamo nella seconda fase. Oggi pensare a nuove forme di espansione vuol dire solo altra periferia, o l’innesto in tessuti urbani consolidati di vere e proprie protesi che l’organismo ( la città con i suoi abitanti) tende a rigettare.

La politica

Sta alla politica – intesa come l’insieme di una comunità e non solo gli eletti – abbandonare le solite e negative strade, per aprire a nuove forme di pianificazione. Dico nuove forme  ma il recupero o il restauro hanno una tradizione quasi millenaria. Perché la questione centrale è comprendere  a quale scala si vuole progettare. Grandi scale appartengono a concezioni espansive. Scali minori servono ad entrare nel cuore dei problemi di ogni singola parte del territorio e provare a disegnare nuovi scenari, nuovi paesaggi, o restaurare i precedenti. Sono due concezioni diverse e inconciliabili.

Cosa è un Piano strutturale, il Regolamento Urbanistico o Piano Operativo

Mi sembra opportuno chiarire questo passaggio fondamentale. La Prima legge che suddivideva lil vecchio PRG in due parti è del 1994. Questa necessità di distinguere in due momenti separati la pianificazione nasceva dall’esigenza che la produzione urbanistica allora era carente. Insomma si poteva giustificare tutto ed il contrario di tutto al tempo stesso. La previsione dei servizi era così elastica che molti piani risultavano sovradimensionati. Gli urbanisti furono chiamati  a questa sfida. La migliore definizione che ho trovato è l’accostamento del Piano Strutturale alla Costituzione e il Piano Operativo all’insieme delle leggi ordinarie. Il Piano Strutturale dovrebbe essere la Costituzione del Territorio. L’ambito in cui si analizza la storia del territorio. Le sue peculiarità ma soprattutto le fragilità di cui bisogna prendersi cura. La legge introduceva il concetto di “invariante strutturale”. Cioè luoghi che per alcune caratteristiche non possono essere oggetto di stravolgimento o sostanziale modifica. Una pieve romana ed il suo intorno è un’invariata strutturale. La rete dei fossi di scolo è un’ invariante  strutturale.Una Costituzione che indichi gli obiettivi a cui il Piano Operativo era chiamato, poi a mettere in pratica.  Questo concetto è stato svuotato. Il Piano Strutturale può essere modificato quando si ritiene opportuno. Possono essere previste cose in totale contrasto con il Piano Strutturale tramite semplici variante. E’ prevalso ancora una volta quel lato  negativo della politica, che basta una delibera e tutto si sistema. Basti pensare che le immense costruzioni a Palermo dell’era di Ciancimino, sono tutte conformi al PRG. Se la politica pensa ancora di raggirare procedure, confronti pubblici, di discutere degli assetti territoriali alla luce del sole e soprattutto illustrare le precise motivazioni delle scelte, non si fa altro che aggravare l’odierna situazione. La pratica delle varianti è una pratica nociva e deleteria.

Perché c’è bisogno di un Piano di Area Vasta

Non c’è alcun bisogno. Basta un buon coordinamento della Regione di alcune tematiche, ed quei problemi possono essere risolti. Faccio l’esempio del PS di Cascina approvato dalla Giunta Cacciamano. Avevamo proposto che in ragione della presenza di diverse stagioni ferroviarie il traportò su gomma poteva declinarsi anche su ferro. La scelta del Polo di Navacchio avvenne essenzialmente per la vicinanza della Stazione di Navacchio. Ebbene sono passati più di 20 anni e niente è stato fatto in quel direzione. Non occorre una pianificazione. Occorre perseguire quegli obiettivi che erano nel PS. In tutta Europa il traffico delle persone è convogliato sulle metropolitane di superficie, utilizzando la rete ferroviaria. In Italia si fa l’opposto. Con una scelta di questo tipo si può pensare ad una rivitalizzazione dei borghi a partire dalla vicinanza alle stazioni.

E allora cosa c’è da fare

Aggiornare il PS di ogni singolo comune. Partire da una analisi dettagliata e precisa de quelle previsioni di circa 20 anni fa sono state attuate, come sono state attuate, e vedere se hanno raggiunto gli obiettivi previsti. Occorre una disanima attenta. Un resoconto dettagliato. E là dove sorgono i problemi adeguare e rimediare agli errori. Solo così facendo si può pensare di risolvere i problemi. Invece si parte sempre come nulla fosse accaduto e si ripropone la solita medicina, anche se è palese e sotto gli occhi di tutto la sua totale inefficacia e addirittura la sua dannosità.

Il Piano Struttura Pisa Cascina

La prima questione è di metodo. Ritengo che quello che è stato fatto Cascina sia un brutto strappo istituzionale, adottare un Piano importante l’ultimo giorno di validità del Consiglio rappresenta una cosa inaudita. Tutto il periodo di presentazione delle osservazioni è lasciato a se stesso. Il Piano presentato, anche se nelle nuove versioni informatiche, fa emergere una cultura del secolo scorso. Ad esempio i corsi d’acqua sono “Elementi di contesto” pag. 30. Vi è proprio una sottovalutazione  dell’intero sistema idrico superficiale. Si pensi all’area di Ospedaletto. Si prevede un espansione forsennata senza alcuna motivazione. Nel piano Strutturale d’area si indica quest’area come intervento facendo venir meno la natura del PS e cioè quello di non essere “localizzativo”. Che si fa? Si localizza come si usava una volta. Forse sarebbe stato opportuno capire la realtà di Ospedaletto. pubblici servono. E non prove da “apprendista stregone.

empre nel materiale  vi è una affermazione che grida vendetta: alla indicazione “Sussistenza di alternative di riutilizzazione e di riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”: vi è un quadratino che dice no!!! Quale motivazione ? Terribile Motivare: Conferma della previsione dal punto di vista localizzativo in quanto estensione di area produttiva già esistente, con la riduzione del carico urbanistico e l’integrazione di funzioni diverse. Siamo in presenza di parole in libertà. L’estensione di un’area produttiva riduce il carico urbanistico. Credo che si un capolavoro !! Assistiamo all’urbanistica tipica del secondo dopoguerra. Si doveva costruire, espandersi, ecc. e le motivazioni  sono dei giustificativi.

Altre previsioni per Cascina

Un’altro ampliamento nell’area dell’Ipercoop.  Un area fu  proposta  dal Prof. Benevolo, primo incaricato  del PS. Anche qui non vi è nessuna analisi di quali sono i problemi dell’area, quali necessità, quali servizi sono necessari e da implementare. Anche qui  si usa lo stesso termine “Potenziamento di piattaforme produttive” possibilmente alternative ai sensi del comma 5 art.25 LR 65/2014  Sussistenza di alternative di riutilizzazione e di riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti: solita risposta NO.

Motivazione:  Trattandosi della riconfigurazione e riorganizzazione di un polo primario per il territorio e l’economia è necessario un ampliamento funzionale, in continuità con i vigenti strumenti urbanistici, che ne permetta anche la risoluzione degli aspetti viabilistici.  Con questa motivazione si potrebbe affermare anche il contrario. Poi c’è una concezione che per riorganizzare bisogna espandersi. E’ proprio vero il contrario. La riorganizzazione funzionale non può prevedere aree di espansione. Anzi l’intera critica urbanistica è ormai arrivata all convinzione e necessità del superamento delle zone monofunzionali. Sono aree che la notte divengono terra di nessuno. Non sono abitate. In contrasto con l’intera tradizione toscana del mix di funzioni. Sembra essere ritornati agli anni 70.

Un Sistema Integrato del Verde

Si per Cascina è previsto il famoso parco nell’argine dell’Arno !!!! Oppure il Verde è Campo Sportivo dell’ARCI di Zambra. Ma soprattutto viene modificato i sistemi territoriali urbani facendo diventare l’asse della Tosco romagnola, un asse urbano. Annullando quelle previsioni di tutela ancora libere. Si pensi a quelle rimaste per vedere la Badia di San Savino !!!! Più nulla. Qui siamo difronte a degli apprendisti stregoni. Stanno ruzzando con cose serie, invece sono dettate sono da superficialità, ignoranza del territorio, e logiche esclusivamente ingegneristiche. Una brutta tesi di Laura alla Facoltà di ingegneria.

Un Piano da buttare

Senza un logica e solo basato su previsioni di espansione ed ampliamento della pressione urbanizzata. Ma a macchia di leopardo. Una serie di varianti ad hoc. Manca solo il catastale e il nome dei proprietari. Non è neanche un Piano Strutturale vero e proprio. Manca il Quadro Conoscitivo, mancano le ricerche socio economiche, ambientali, le motivazioni. Una cosa immonda. Che si pensava non potesse mai più vedere. E pensate che all’inizio c’è scritto tra gli obiettivi principali : Attuare una programmazione territoriale ed urbanistica coordinata fondata sul riequilibrio, la tute-la del paesaggio e delle risorse ambientali, il contenimento del consumo di suolo e il governo dei rischi.

Bisogna partire dal conoscere il territorio. Non le frazioni, ma i Borghi del territorio di Cascina. Entrare nello specifico. Capire per ogni borgo quello che è necessario. Una Piazza ? Un servizio ? Adeguare le scuole a livello della popolazione presente . Mantenere le visuali del patrimonio storico. E’ un lavoro che non si fa nel chiuso degli uffici, ma la popolazione dei borghi.