VERONA - di Giovanni Villani

Fusioni bancarie nel veronese e vicentino

di GIOVANNI VILLANI – Nonostante stia ancora assorbendo i 600 sportelli di Ubi Banca, spartiti con Banca Intesa, la Popolare dell’Emilia Romagna è sempre al centro di voci su una sua prossima fusione col Banco BPM (comprendente anche la Banca Popolare di Verona), il che farebbe nascere il terzo polo bancario più importante italiano.

Intanto sui territori veronesi e vicentini le fusioni delle Bcc stanno diventando sempre più di attualità: un argomento “caldo”, in occasione poi delle prossime rispettive riunioni assembleari.

Già il 1° aprile c’è stata la fusione tra la Banca di Verona e la Bcc di Quinto San Giorgio Valle Agno (Vicenza) che ha dato il via alla Banca di Verona e Vicenza, con sede amministrativa a Verona e legale a Fara Vicentino, forte di una componente di 17 mila soci, con 48 filiali, 72 mila clienti, impieghi per 1,4 miliardi di euro ed un patrimonio di quasi 240 milioni. La prima assemblea per la delibera relativa è stata fissata per il 7 maggio.

Prossima è la fusione anche tra la Cassa Rurale di Vestenanova e la Banca Alto Vicentino, entrambe aderenti al gruppo Cassa Centrale, che si fanno apprezzare fra le migliori nazionali per la bassa percentuale di contenzioso. I rispettivi soci si riuniranno il 22 maggio per approvare i bilanci e la fusione di un nuovo soggetto con 37 filiali, 182 dipendenti e quasi 5.400 soci.  

Ci sono in vista anche numerose assemblee soci che nel votare a breve i bilanci riferiti all’esercizio 2020 provvederanno al rinnovo dei consigli di amministrazione, come per la Valpolicella Benaco (29 aprile) che ha visto crescere la raccolta diretta, arrivata a toccare i 470 milioni di euro. Per la banca di Valgatara sono saliti anche gli impieghi, arrivati a superare i 400 milioni, con un utile netto di 1,45 milioni. Sabato 30 aprile toccherà anche a Cereabanca 1897 eleggere un nuovo cda, dopo la sollevazione del presidente Luca Mastena con Marco Pistritto. E nello stesso giorno provvederà pure la Banca Veronese di Bovolone a riunire la sua assemblea, dopo aver confermato nel 2020 Gianfranco Tognetti come direttore generale. Il 13 maggio si terrà infine l’assemblea di Cassa Padana: la bcc bresciana presente anche in territorio veronese, dopo aver rilevato Banca Veneta 1896 di Legnago.

Nel 2020 le cinque banche cooperative veronesi – escludendo le quote vicentine – hanno chiuso il loro esercizio con un utile complessivo di circa 12 milioni, mostrando una sostanziale tenuta, rispetto al 2019, per proventi e redditività, totalizzando insieme un patrimonio di 280 milioni con 76 sportelli, 450 dipendenti e 15 mila soci. La raccolta diretta è salita a quasi 2 miliardi, con gli impieghi arrivati a 1,7 miliardi. Quanto agli indici patrimoniali richiesti da Bankitalia, tutte le bcc scaligere mostrano di averli più che a posto, cominciando da Banca di Verona e Vicenza che li ha tripli.