LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno, OPINIONI

George Floyd, razzismo e fascismo i virus più pericolosi

Come a metà del Novecento ci troviamo ad un bivio della storia: in sintesi, socialismo o barbarie

L’evento più importante e inquietante dell’epoca della pandemia è la tragica morte di George Floyd, uno dei troppi afro-americani uccisi dalla polizia negli Stati Uniti del suprematismo bianco sostenuto da Trump. Come è stato ricordato, non è l’unico caso di assassinio da parte di poliziotti e non solo in America, ma anche nella patria di Beccaria (mi riferisco al tragico caso di Magherini, come a quelli di Cucchi e Aldovrandi).

È il segno che in quella che è ritenuta la più grande democrazia del mondo – qualifica che ritengo del tutto inappropriata, immeritata e infondata – la discriminazione razziale e le disuguaglianze che colpiscono le classi povere sono una piaga che funesta una società fondata sull’egoismo individualista, su una concezione pseudo-meritocratica opposta a qualunque forma di solidarietà e coesione sociale, che l’elezione dell’improponibile Donald (al pari di altri: Bolsonaro in Brasile, Orban in Ungheria, Johnson in Inghilterra, a cui molti sovranisti nostrani guardano come modelli da seguire) ha accentuato drammaticamente, e che la diffusione pessimamente non-gestita dell’epidemia di Covid-19 ha rivelato in tutta la sua profondità.

La società statunitense sta mostrando tutta la sua violenta conflittualità classista, configurata dal conflitto  etnico-razziale: nei mesi del lockdown, anziché utilizzare le risorse per iniziative di solidarietà, molti statunitensi hanno acquistato armi, con un aumento vertiginoso a marzo quando si è arrivati a quasi due milioni di pistole acquistate, con conseguente incremento di sparatorie con conseguenze anche letali.

Serpeggiano nel pianeta altri virus mortali, più insidiosi ancora del Sars-Cov2: quelli del razzismo e del fascismo, che si mostrano nelle forme nuove, mediatiche del “populismo”, ma che al fondo hanno il medesimo obiettivo delle dottrine storiche: rafforzare le divisioni, le barriere, la discriminazione e lo sfruttamento sociale e geopolitico (con forme di neocolonialismo e neoimperialismo).

Ci apprestiamo ad entrare in un nuovo ciclo storico, che sarà caratterizzato dalla trasformazione del sistema capitalistico dal modello iper-liberista e speculativo-finanziario imposto negli ultimi trent’anni, a rinnovate forme istituzionali di democrazia “ristretta” o “sospesa”, o addirittura estreme della demolizione  della democrazia rappresentativa. Gli scenari che si apriranno nei prossimi anni provocheranno nuove tragedie sociali, economiche, probabilmente sanitarie, che potranno sfociare in conflitti anche di carattere bellico.

Nella barbarie che si annuncia, e dentro cui sono già scaraventati paesi come il Brasile e gli Stati Uniti in cui il sistema economico-sociale è brutalmente fondato sulle diseguaglianze e la difesa degli interessi economico-sociali forti, l’intera società – se non addirittura l’intero pianeta – rischia il collasso.

Un sistema che struttura le diseguaglianze e impone meccanismi di trasferimento di ricchezza dalle fasce più povere a fasce ristrette (sempre più ricche e sempre più ristrette) di privilegiati è inevitabilmente destinato a crollare: i focolai di dissoluzione sociale, che si pretenderebbe di controllare con la repressione e la mera forza militare, rischiano di sfociare in un nuovo conflitto planetario, globale.

Nuovamente, come a metà del Novecento, ci troviamo ad un bivio della storia: o un reale cambiamento sistemico, in difesa dei bisogni reali della maggioranza dell’umanità, o la perpetuazione degli interessi privati di pochi privilegiati, che alimenta le tensioni e i conflitti. In sintesi: socialismo o barbarie.

(foto: geralt – licenza pixabay https://pixabay.com/it/illustrations/faccia-volti-dialogo-talk-psiche-1370955/ )