Gordiano Lupi_La città del ferro

Gordiano Lupi finalista al Premio Caput Gauri

“La città del Ferro” di Gordiano Lupi è stato selezionato tra i tre finalisti del Premio Nazionale Caput Gauri di Codigoro, 41esima edizione.

“La città del Ferro” di Gordiano Lupi (edizioni Il Foglio) è stato selezionato tra i tre finalisti del Premio Nazionale Caput Gauri di Codigoro, giunto alla sua 41esima edizione. Non è il primo riconoscimento letterario che riceve l’amico Gordiano (firma del Cinema su TOSCANA TODAY).

“La città del Ferro” è un libro di versi dedicato a Piombino, dove Gordiano è nato nel 1960 e vive con la propria famiglia. Piombino, insieme alla sua lunga storia che risale agli etruschi, vanta la nascita di numerosi sportivi divenuti famosi e anche qualche scrittore: Pino Bertelli ispirato da Pier Paolo Pasolini, il drammaturgo Renato Brogelli, Luigi Carletti per trent’anni a l’Espresso, il filologo Franco Maltomini, Simona Marchesini linguista, il poeta Giacomo Panicucci, Alberto Prunetti, Davide Puccini, Catia Sonetti, Giovanna Vizzari. Ma Gordiano Lupi è l’espressione letteraria più alta della città nel cuore, e non solo per la prolifica penna. Tre suoi romanzi dedicati a Piombino sono stati presentati al Premio Strega: “Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino” (Acar, 2014), Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano (Historica, 2016), Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno (2018), scritto con Cristina De Vita.

“In questo libro emerge soprattutto il sogno di una città che l’autore” scrive Stefano Tamburini nella prefazione, “e, certo, non solo lui, avrebbe voluto vivere, dopo le false illusioni di un’infanzia e di un’adolescenza trascorse a guardare con scetticismo la beatitudine degli adulti e dell’assioma ‘dove c’è fumo c’è pane’, quegli altiforni e quei capannoni così spettrali e in qualche modo anche rassicuranti. Ma certo non allegri, la cupezza di quei panorami emerge ben al di là delle parole che li dipingono”.

Piombino è la città italiana affacciata sul mare dell’Isola d’Elba simbolo delle acciaierie. “L’età del ferro” (al quale, forse, si rifà il titolo del libro) è il nome di un programma televisivo documentario ideato e condotto da Roberto Rossellini e diretto dal figlio Renzo, trasmesso in cinque puntate dal 19 febbraio al 19 marzo 1965 dalla Rai su secondo canale.

Leggiamo Gordiano: le povere strade della mia infanzia, casette annerite nascoste tra ciminiere perdute, irreali tramonti sfocati, case mediocri, dove fuggiva la vita di uomini temprati a forgiare acciaioil rumore del carrozziere e del fabbroi tigli della piazza della scuola, cose della nostalgiaun cortile pieno di polvere di carboneun pallone che rimbalza in un muro di mattoniil tempo della povertà, i vicini rumorosi e presentiil rumore delle siviereil ricordo di mio padre che esce presto al mattinoIn quella Piombino del passato sarei un estraneo.

Può essere che la nostalgia sia roba da vecchi. Dipende. In questo caso, ci ricorda la straordinaria capacità della memoria di trattenere e restituire il dolce e l’amaro. Tutti i piombinesi provengono da quell’ “ammasso di lamiera abbandonata in un mucchio di rottami spenti”; lo stridore degli altiforni spettrali che coprono i tetti popolari con la luce specchiata dal mare. Il “sentirsi estraneo” in quella Piombino del passato, allora, diventa essa stessa una dichiarazione d’amore, per quello che non c’era o che poteva essere; o che, comunque, nella vita di ogni giorno è proseguito per convivere con la “tristezza” cercando ovunque un “sorriso”.

Le poesie sono corredate da foto di Piombino, opere artistiche originali del fotografo Riccardo Marchionni. (AB)