di ENRICO SCIARRA – In meno di cinque mesi il commissario Purchia è riuscita nel quasi impossibile primato di gettare il Teatro nel caos.
Quello che sta accadendo al Teatro Regio di Torino in questi ultimi mesi e le conseguenti incredibili vicissitudini gestionali ci pongono nell’obbligo di fare una seria analisi complessiva. Brevemente ricapitoliamo.
Agli inizi dello scorso mese di settembre il MIBACT, sciogliendo il Consiglio d’indirizzo in carica, ha nominato Rosanna Purchia Commissario Straordinario del Teatro Regio di Torino riassumendo nella sua figura gli organi d’indirizzo e di controllo della Fondazione. Tale determinazione, richiesta e fortemente voluta peraltro dal Sindaco Chiara Appendino, è scaturita dall’esigenza di porre termine ad una gestione “politica” del Teatro, ritenuta fallimentare e non risolvibile appunto “politicamente”, per affidarla ad una figura che proprio per l’origine della sua nomina governativa e per le prerogative giuridiche che la contraddistinguono, deve guidare la Fondazione nel pieno e completo rispetto delle leggi vigenti, nella più completa trasparenza amministrativa e nella necessaria osservanza dei contratti in essere.
Fin dall’inizio le prime analisi rese pubbliche dalla Purchia sulle criticità della Fondazione si sono contraddistinte nel descrivere una situazione totalmente disastrosa del Teatro, sia sul piano gestionale che su quello economico, finanziario e patrimoniale, tanto da farne concretamente prevedere il rischio di chiusura per fallimento.
In Italia è tristemente nota la condizione disastrosa della quasi totalità delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ridotte a questo stato dalle leggi di settore assolutamente sbagliate emanate negli ultimi venti anni, dai continui e reiterati tagli nei fondi che le avrebbero dovute sostenere e dall’infelice scelta fatta nel designare a chi affidarne la gestione, quasi sempre dimostratesi incapaci del compito loro affidato, come dimostrano i debiti che tali amministratori hanno comulato fino ad oggi stimato complessivamente in oltre 500 milioni di euro.
In questo consesso comunque, la generalizzata percezione di tutti gli addetti ai lavori era che il Teatro Regio di Torino, prima del suo commissariamento, fosse tra le Fondazioni più in salute dell’intero panorama nazionale e che i suoi obiettivi fossero quelli di aspirare ad un livello di autonomia superiore come le “speciali” Fondazioni del Teatro alla Scala di Milano e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma.
Evidentemente nessuno era a conoscenza della disastrosa situazione economica finanziaria e patrimoniale descritta dalla Purchia immediatamente dopo il suo insediamento, né questo stato penoso dei suoi conti era stato reso noto da tutti gli amministratori e organi di indirizzo e controllo che l’avevano preceduta.
Certamente non possiamo dubitare della veridicità e correttezza della descrizione sulla situazione economica e gestionale del Teatro Regio offerta dalla Commissaria a meno che non possa venire il dubbio – ma noi non lo pensiamo – che il quadro estremamente buio disegnato fosse principalmente utile a dimostrare in seguito la bravura di chi poi sarebbe riuscito a dissiparlo.
Venendo comunque ad analizzare l’azione della Commissaria dal momento della sua nomina ad oggi dobbiamo constatare che in meno di cinque mesi di governo Rosanna Purchia è riuscita nel quasi impossibile primato di infrangere molte delle aspettative che erano state in lei riposte gettando il Teatro in una specie di caos dove gli accordi integrativi vengono revocati unilateralmente, si mandano per strada ben 15 dipendenti a
tempo determinato dopo che per anni i loro contratti erano sempre stati rinnovati perché il loro lavoro era tenuto indispensabile, si licenzia di fatto il Direttore del Personale, si disattendono le Sentenze emesse dal Tribunale del lavoro di Torino (salvo poi eseguirle in ritardo e parzialmente), si prendono decisioni che espongono la Fondazione a rischio di denuncia per danno erariale, si effettuano scelte lesive e discriminatorie sui dipendenti, si disattendono le norme contrattuali nazionali sottoscritte da tutte le parti, si espone la Fondazione al rischio di essere accusata di applicare il Fondo di Integrazione Salariale per COVID19 alla stregua di un Bancomat a spese della collettività per non assolvere ai propri obblighi retributivi e via continuando in una elencazione che sembra impossibile poter attribuire a un Commissario Governativo che “per le specifiche prerogative giuridiche che lo contraddistinguono, DEVE guidare la Fondazione nel pieno e completo rispetto delle leggi vigenti, nella più completa trasparenza amministrativa e nella necessaria osservanza dei contratti in essere”.
L’ultimo esempio di questa serie di abnormi decisioni amministrative riguarda appunto la sentenza emanata dal Tribunale del Lavoro di Torino lo scorso 23 dicembre, a favore di due violinisti dell’Orchestra del Teatro Regio, disattesa dalla Fondazione, ai quali riconosceva il diritto ad essere immediatamente assunti con contratto a tempo indeterminato.
Su tale incresciosa questione la FIALS, sia a livello territoriale che nazionale, aveva ritenuto doveroso intervenire già lo scorso 18 gennaio denunciando il Teatro per non aver ancora voluto eseguire tale sentenza e aver inopinatamente assunto invece altri due violinisti precari, obbligando di fatto la Fondazione a pagare quattro persone per fare il lavoro di due.
A tale doverosa denuncia la Fondazione Teatro Regio ha risposto con una serie di ulteriori forzature sia riguardo le leggi vigenti, sia al riguardo della sentenza sopra citata, sia per quanto sancito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, sia nei confronti dell’applicazione delle norme che stabiliscono l’applicabilità del Fondo d’Integrazione Salariale da COVID 19, sia per quanto concerne l’obbligo etico e morale che un Commissario Governativo, assegnato al compito di guidare una unità produttiva, possa mettere in atto nei confronti dei propri dipendenti comportamenti e azioni discriminatorie e ritorsive.
Risulta evidente che l’attuale conduzione della Fondazione Teatro Regio di Torino sia nella più completa confusione gestionale e che tale stato di cose generi l’estrema apprensione di tutti i suoi dipendenti nel considerare come tale insensata maniera di amministrare il loro Teatro possa seriamente e ulteriormente danneggiare la Fondazione medesima esponendola a rischi enormi circa la sua serietà, l’affidabilità e la credibilità assolutamente indispensabili ad onorarne la storia e il prestigio conseguiti in oltre 250 anni
di attività.
Enrico Sciarra è il segretario nazionale della FIALS, Federazione Italiana Autonoma Lavoratori dello Spettacolo
