Il Giorno della Memoria da S.Anna di Stazzema

Intervista a Michele Morabito, direttore presso il Parco Nazionale della Pace e il Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna

In quanto direttore di un posto importante nella galassia dei ricordi del Giorno della Memoria, quale è oggi il significato di questa giornata? Come viene vissuto dai vostri visitatori?

Il giorno della Memoria è una ricorrenza importante che aiuta a raccontare qualcosa di quasi indicibile come l’Olocausto. Sant’Anna di Stazzema è un luogo particolare, speciale, in cui ciascuna pietra ha una storia che va ascoltata. Un luogo che va vissuto in silenzio. I nostri visitatori ci vedono come un luogo di riferimento, ci chiedono un impegno ed una coerenza nel difendere e promuovere la conoscenza. La nostra idea è che ogni giorno è un giorno della memoria.

I giovani fanno parte di questo gruppo di persone che vengono a conoscere la strage di Sant’Anna e tutto il resto di quel momento storico?

Parlare ai giovani è qualcosa che ha un valore doppio e troviamo in loro una capacità di ascolto e di ricezione dei messaggi superiore ad altre fasce di visitatori. Chi esce da Sant’Anna torna diverso, cambiato. Aspettiamo che i giovani possano tornare a Sant’Anna con i loro insegnanti. Il Covid ha di fatto annullato le visite scolastiche. Torneremo ad accoglierli, speriamo presto.  

Le persone e soprattutto i giovani, guardando dal suo osservatorio, diventano coscienti di tutto quello che voi raccontate e rappresentate? Quale è il messaggio di ritorno che ne avete?

Il messaggio che abbiamo è che da Sant’Anna si torna trasformati. I superstiti hanno una capacità stupefacente di instaurare un rapporto con i ragazzi. Le storie sentite dai testimoni diventano parte della coscienza e della formazione dei ragazzi e i superstiti ritrovano nei giovani quella vita e spensieratezza che non hanno potuto vivere. Molti ragazzi poi fanno di Sant’Anna l’oggetto delle loro tesine, delle tesi universitarie, perché quelle poche case hanno una straordinaria forza evocativa che entra dentro le persone.

È ancora sufficiente secondo lei celebrare questo giorno?

Sarebbe come dire che si può essere contro la mafia un giorno all’anno. La memoria è un esercizio che va fatto quotidianamente. Sta a noi che operiamo in questo campo fornire strumenti adeguati alla voglia di conoscenza. Se non è sufficiente, di certo è necessario continuare a ricordare quello che è stato. E’ la storia dei nostri nonni, quando ci fu un tempo in cui la vita non aveva alcun valore, quando le ideologie convinsero interi popoli che vi erano soggetti che erano naturalmente inferiori e che non vi era nessun male ad eliminarli. L’idea della razza pura ha convinto popoli interi che i disabili, i malati di mente, fossero da eliminare, che fosse giusto uccidere ed emarginare i dissidenti politici, poi toccò a Rom, Sinti, ebrei. Ascoltando le testimonianze degli autori delle stragi nazifasciste in Italia ancora cinquant’anni dopo affermavano di aver schiacciato degli insetti. Questo dobbiamo insegnare, che ancora oggi ci sono ideologie pericolose e che ricordare la Shoah non è un  banale esercizio di memoria.

Cosa bisognerebbe fare, magari oltre alla celebrazione di questa giornata, nel mondo della cultura e della scuola per non dimenticare la guerra di quegli anni e tutte le sue conseguenze e sviluppi negativi?

Innanzi tutto, si dovrebbe estendere l’insegnamento della storia. I programmi non arrivano quasi mai ai giorni nostri e lo studio della Seconda Guerra Mondiale è sempre a fine corso e spesso non oggetto di verifica. Finisce con il passare il messaggio che si tratta di un tempo lontanissimo ed invece, quelle ideologie continuano ad esercitare un fascino perverso verso molte persone, anche per il diffondersi di quelle che chiamiamo fake news ed abbiamo l’obbligo di vigilare e lavorare per garantire anche buone informazioni. La scuola ci dà una mano quando prepara i ragazzi. Ma spesso i docenti sono abbandonati alla loro iniziativa per approfondire temi che sono fondamentali per lo sviluppo dei ragazzi. La visita a questi luoghi dovrebbe essere una esercitazione sul campo di educazione civica.