IN ITALIA, VERONA - di Giovanni Villani

La Domus di età imperiale torna a splendere

di GIOVANNI VILLANI – È ormai noto quanti possibili resti della Verona romana medioevale ci siano ancora sotto l’attuale manto stradale della città. Basta scavare due/tre metri in profondità e si corre ancora “l’avventura” di scoprirli, con la conseguenza di vedersi bloccare nuovi progetti di garage sotterranei o di ampliamento di edifici in disuso.

Non è successo per fortuna nel sottosuolo dell’Istituto Figlie di Gesù di via San Cosimo – dove già corre un muro di cinta di età romana che va dall’Arena all’ingresso del cardo di Porta Leoni – in cui da anni si sta lavorando attorno ad un’area archeologica curata dalla Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo e dall’associazione Archeonaute. L’area – è stata inaugurata ufficialmente qualche giorno fa – racconta di una domus di età imperiale e del sistema difensivo della città dalle fondazioni all’alto medioevo. Il sito, dopo l’intervento di messa in sicurezza e valorizzazione condotto con fondi ministeriali e l’assenso dell’istituto religioso, consente da un cortile interno e attraverso una scala, di accedere agli ambienti scoperti ancora nel 1971 e oggi riallestiti.

L’area offre un campionario di materiali prelevati da edifici preesistenti e riutilizzati – come era in uso nell’epoca tardo-antica altomedievale – dove sono visibili due iscrizioni funerarie capovolte, alcuni blocchi lapidei di costruzioni monumentali, con frammenti di archi ed un elemento circolare, un torchio o una macina. Nella zona a nord ovest si incontra una ricca domus dove si riconoscono due ampi ambienti e altrettanti più piccoli, di passaggio o disimpegno, con una porzione di portico interno.

Via San Cosimo non è nuova a scoperte di questo genere. Infatti nei sotterranei del Banco Popolare BPM, a pochi metri più a ovest, è ben visibile e adeguatamente illuminata dalla strada, un’altra ricca domus romana, munita di ampia pavimentazione mosaicata, a non pi1ù di 2,80 metri di profondità.    

Sull’area appena inaugurata si è espressa Brunella Bruno, funzionario archeologico della Soprintendenza: “Il sito offre un palinsesto importante e suggestivo della città romana con una domus costruita quasi a ridosso delle mura di età municipale. La caratteristica di quest’area è di mostrare l’evoluzione del sistema difensivo della città e il pezzo forte è senz’altro una visione meravigliosa delle mura di Teodorico”.

“Comprendiamo – ha aggiunto Alberto Maria Sartori che si è occupato del restauro – come Verona sia stata una città di confine e di frontiera, già prima del I secolo a. C.”. L’apprezzamento del Comune e dei Musei Civici è stato portato da Margherita Bolla per “l’attività costante che negli ultimi anni la Soprintendenza sta conducendo per valorizzare alcuni luoghi speciali di Verona. In questo sito si possono toccare con mano alcuni fenomeni storici della città”. E per il Museo archeologico nazionale di Verona, con la direttrice Federica Gonzato “che mostra come amministrazione pubblica e privato possano valorizzare i nostri beni culturali e renderli fruibili. L’intento è di mettere insieme istituzioni su vari livelli che sanno collaborare e condividere a favore del cittadino. L’associazione Archenaute è nata per la divulgazione del patrimonio e in questo caso forse più nascosto e inesplorato della città”.