Lucca, ex Manifattura Tabacchi
Cronaca di Lucca, IN ITALIA

La Fondazione CrL a Lucca fa l’interesse dei lucchesi?

di PAOLO PESCUCCI – La Fondazione Bancaria lucchese è in mezzo all’operazione privata sull’ex Manifattura Tabacchi, 60 milioni di euro

Ormai da mesi impazza a Lucca la discussione sulla proposta che la Fondazione CrL attraverso un fondo chiuso gestito da Coima SGR ha fatto al Comune di Lucca. Sono nati gruppi che si oppongono alla proposta, numerose associazioni e gruppi politici di ogni colore si sono espressi per evitare una supina accettazione, invocando una pausa di riflessione condivisa con i cittadini.

Una strana proposta di project financing quella di Coima-Fondazione, su dei parcheggi che esistono già, che sono di proprietà comunale e danno un notevole reddito alle casse comunali. Strano, i project financing dovrebbero essere fatti per costruire qualcosa che non c’è, qua appare piuttosto una proposta di subentro in qualcosa che c’è già, che magari ha bisogno di essere ristrutturata.

La Fondazione gestisce un ingente patrimonio, oltre un miliardo di euro frutto dei sacrifici dei cittadini lucchesi, deve gestirlo in maniera oculata e il reddito che ottiene è obbligata dalla legge a investirlo a sostegno del territorio. Per cui, quando finanzia con le cosiddette erogazioni questo o quel progetto non fa beneficenza, fa il proprio dovere.

Qualche vecchio politico, qualche disinformato loda la benevolenza della fondazione, ma è solo dovere, i guadagni la Fondazione li deve spendere sul territorio, casomai andrebbe visto come e dove li spende.

In questa strana proposta, la Fondazione investe per il bene del territorio? Investe per un interesse pubblico? O per ottenere reddito? Per farlo impegna fino a 60 milioni del proprio patrimonio, del patrimonio dei lucchesi.

Perché non è certo di pubblico interesse perdere per sempre la proprietà della ex manifattura, che viene chiesta come contributo pubblico per restaurare dei parcheggi già esistenti. Sì, verrebbe ristrutturata, trasformata in uffici, appartamenti e negozi, ma senza ulteriori parcheggi in dotazione: e così si acuirebbe il problema dei posti auto in centro, anzi nei parcheggi ristrutturati si pagherebbe salato anche la notte.

Come non è interesse dei lucchesi avere una passerella larga 4 metri che collega gli esclusivi edifici e piazze direttamente alle mura, o vedere un altro baluardo in qualche modo gestito da privati, che poi magari ci portano la sede delle varie manifestazioni a proprio utile, facendo perdere introiti al Comune ed ai commercianti.

Non è di pubblico interesse avere la politica di mobilità della città bloccata per 50 anni dalla firma di un sindaco cui rimane poco più di un anno di mandato.

Non è di interesse pubblico accettare un progetto, che aldilà di qualche notizia apparsa qua e la, è sostanzialmente tenuto segreto e dovrebbe essere accettato in termini perentori senza sapere cosa contiene con esattezza.

Il sindaco potrebbe chiedere, invece, alla Fondazione di scucire un po’ di denaro per promuovere studi e convegni in modo da progettare armoniosamente il futuro della città. Una città che il Comune ha riempito di contenitori vuoti o sottoutilizzati, tipo cavallerizza, Lorenzini, mercato del Carmine, Casa del Boia. Occorrono progetti di ampio respiro per dotare la città di centri aggregativi, di un grande auditorium per eventi e di una mobilità sostenibile che raccordi il centro ai quartieri esterni.

Lucca non ha bisogno di altre speculazioni edilizie, ma di un’oculata progettazione che salvaguardando il notevole patrimonio monumentale la porti verso un futuro di sviluppo sostenibile.

Il dibattito sviluppato dai gruppi e dalle associazioni contrarie ad accettare supinamente il progetto della Fondazione pare andare proprio nella direzione di un recupero dell’edificio dell’ex-Manifattura, ma nel quadro di una progettazione ampia del complesso monumentale cittadino.

Non è un NO quindi, ma un rifiuto ad accettare scadenze ricattatorie e progetti a scatola chiusa senza sapere realmente cosa c’è dentro. Fors,e anche il Comune alla fine si accorgerà degli errori che sta per fare e rifiuterà di cadere in trappola. E allora sarà la Fondazione a dover far vedere alla città se pensa al bene del territorio o solo a ripianare il buco patrimoniale di circa 80 milioni che la gestione di questi ultimi anni ha generato e che ha costretto, parole di Bertocchini alla stampa, a ridurre le erogazioni di 4 milioni e questo per 20 anni.