Paolo Isotta
FOCUS, IN ITALIA, LA CULTURA, VERONA - di Giovanni Villani

La scomparsa del critico musicale Paolo Isotta

di GIOVANNI VILLANI – Il critico musicale Paolo Isotta è improvvisamente scomparso ieri a Napoli all’età di 70 anni.

Celebre per la sua verve e l’acume autorevole, ma anche penna salace, “senza peli sulla lingua”, aveva da tempo abbandonato il Corriere della sera per diventare il critico musicale del Fatto quotidiano e dal 2018 di Libero. Paolo Isotta è improvvisamente scomparso ieri a Napoli all’età di 70 anni. L’ultimo articolo l’aveva scritto pochi giorni fa a difesa del suo connazionale Riccardo Muti.

Per un ventennio fu docente in vari conservatori, ma anche una delle voci italiane più autorevoli della critica e della musicologia classica. Humour sferzante, cultura sterminata, carattere vulcanico, venne dichiarato dalla sovrintendenza della Scala presenza sgradita per alcune critiche rivolte ai direttori Daniel Harding e Claudio Abbado. Fu autore di alcuni dei più importanti saggi sui massimi compositori italiani, da Paisiello, a Rossini, Donizetti, Verdi. Isotta era entrato nel mondo della musica da musicista diplomato al conservatorio e poi dagli inizi degli anni Settanta, a 21 anni, come professore nei conservatori di Reggio Calabria, Torino, Napoli. Lasciò la cattedra a metà degli anni Novanta, mentre dal 1974 era stato assunto da Il Giornale diretto da Indro Montanelli, per passare dagli anni Ottanta a Il Corriere della sera, lasciato nel 2015 per dissensi col direttore Luciano Fontana.

“Col presente articolo – scrisse nell’ultimo pezzo – si chiude la mia attività di critico musicale svolta per più di quarantadue anni; sul Corriere della Sera da trentacinque. L’ho esercitata con totale libertà; onde ringrazio i direttori che, succedendosi, me l’hanno concesso, da Franco Di Bella a Ferruccio de Bortoli”. Ma manca Luciano Fontana, gli fece notare Domenico Naso in un’intervista a Il Fatto quotidiano.it: “Si tratta di un soggetto così scadente sotto ogni profilo che persino il non nominarlo è fargli onore”. Fu profondamente devoto a San Gennaro, ma non sopportò mai la rappresentazione pittoresca della cosiddetta napoletanità, osservando parimenti un culto rigoroso per Totò e Peppino.

Le sue opere principali sono: I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano (1974), Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi (1980), Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria (1983), Victor De Sabata: un compositore (1992), La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro (Marsilio 2014), Altri canti di Marte (Marsilio 2015), Les Vêpres siciliennes: Verdi e il trionfo dell’amor paterno (Zagabria 2015), Otello: Shakespeare, Napoli, Rossini (Napoli 2016), Paisiello e il mito di Fedra (Napoli 2016), Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur (Liegi 2017), Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia (Marsilio 2017), De Parthenopes musices disciplina. L’educazione musicale a Napoli dal Medio Evo ai giorni nostri (Napoli, arte-m 2018), “Non si pasce di cibo mortale che si pasce di cibo celeste”. Il convito e la fame tra musica, poesia e teatro napoletano (Ariano Irpino, edizioni Biogen 2018), La dotta lira. Ovidio e la musica (Marsilio 2018), La tradizione napoletana dei Responsori per la Settimana Santa. Tenebra della Passione e luce di Leonardo Leo, “Napoli nobilissima”, 2018, Rossini 1868-2018. Schizzo per un ritratto, Roma, 2018. Verdi a Parigi (Marsilio 2020). A settembre 2017 gli è stato attribuito il Premio Isaiah Berlin alla carriera. Fuori della musica le sue passioni furono la letteratura latina, con al vertice Lucrezio, Virgilio, Livio e Tacito, la storia romana, Petrarca, Gibbon, Manzoni, Leopardi, D’Annunzio, Flaubert, Pirandello, il teatro classico in lingua napoletana e i film di Totò. Era iscritto al Partito radicale e all’associazione Luca Coscioni.