L’allarme rifiuti nell’emergenza del Coronavirus

In un momento in cui i dispositivi di protezione individuale sono largamente usati, inevitabilmente il pensiero va al loro trattamento rifiuti dopo l’utilizzo sanitario

Il Sindaco di Stazzema Verona lancia l’allarme rifiuti in un video su Facebook. “Negli ultimi giorni abbiamo assistito al proliferare di episodi di inciviltà, perché diversamente non si possono chiamare. Mascherine gettate lungo le strade, sacchi della spazzatura abbandonati, alcuni cassonetti sono stati forzati e spesso troviamo sacchi di rifiuti da giardinaggio provenienti da altri comuni limitrofi che vanno a riempire i cassonetti di Ruosina, Pontestazzemese, alla Risvolta, in località Contra. E’ un atteggiamento di inciviltà intollerabile nei confronti dei cittadini onesti che si comportano bene, ma è anche un esempio negativo per figli e nipoti, tipico di chi pensa per sé e all’oggi senza pensare al futuro. L’ambiente è di tutti e da tutti deve essere rispettato: i comuni limitrofi hanno istituito un sistema di raccolta porta a porta per cui i rifiuti vengono presi di fronte alle abitazioni. Non capisco l’atteggiamento di chi evita di rispettare le regole per far pagare il prezzo della propria inciviltà ad altri cittadini di altri comuni che dovranno farsi carico dei costi del loro atteggiamento”.

Ma da questo allarme, che certamente sarebbe scoppiato da un momento all’altro, si dovrà iniziare, se non lo si sta facendo, ad affrontare il problema rifiuti in una regione, oltre che in un paese, dove per proteggersi a livello sanitario i usano obbligatoriamente dpi, dispositivi di protezione individuale, che di certo non sono biodegradabili. Come le mascherine.

La mascherina è un dispositivo di protezione individuale come detto che, più o meno in tutta Italia, viene obbligato nell’utilizzo giornaliero della vita dei singoli cittadini. Ma non si sa a grandi linee in quale sezione debba essere smaltito nella propria raccolta differenziata, come primo problema. E poi successivamente ci sarà il problema che se 60 milioni di cittadini italiani avranno una mascherina al giorno da oggi in avanti, ci saranno 60 milioni di mascherine usa e getta al giorno. Che, nel loro termine, saranno gettate via e dovranno quindi essere trattate dalle aziende che gestiscono luogo per luogo la raccolta dei rifiuti.

Dove finiranno tutte quelle mascherine che, pur se non essendo un ingombrante solido che occupa un posto eccessivo, di giorno in giorno i cittadini utilizzeranno? I sindaci saranno obbligati, data l’inciviltà di alcuni cittadini, a pattugliare le strade a caccia di soggetti che buttano mascherine e altro nell’ambiente, senza la minima consapevolezza che quelle mascherine rimarranno dove vengono buttate? E non diventeranno compost o concime per piante se non tra migliaia di anni?

Queste e altre domande saranno certamente sui tavoli di lavoro dei singoli primi cittadini e delle società di rifiuti entro breve, se non ci sono già adesso. Perché la questione dei rifiuti dpi diventerà certamente di dominio pubblico per la sua rilevanza. Si spera che alla cittadinanza vengano date risposte. E per l’ambiente ci siano delle tutele contro questo nuovo futuro tipo di inquinamento.

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/cestino-spazzatura-contenitore-3487009/)