Ho provato a telefonare per prenotare al ristorante ma non ci sono riuscito, così siamo rimasti a casa
Venerdi sera. La voglia di andare a mangiare un piatto di spaghetti alla carbonara, o anche alla amatriciana andrebbe bene. Poi passare ad un buon arrosto o ad una buona bistecca. E concludere con un succulento dessert. Lasciando il posto ad un caffè e al classico ammazza caffè.
Quindi prenoto in un ristorante dove posso mangiare tutto quanto ho elencato. E insieme a me la mia famiglia.
Telefono al ristorante la mattina presto per trovare posto per la serata, dato che i tavoli sono limitati e quindi bisogna partire per tempo a prenotare. E la signorina mi risponde educatamente e gli dico che con me ci sono mio padre e mia madre.
La signorina mi chiede se viviamo tutti sotto lo stesso tetto.
Io gli chiedo il perché di quella richiesta.
La signorina mi dice che deve annotare i dati delle persone che entrano nel locale e che devono essere per filo e per segno un nucleo familiare che vive sotto lo stesso tetto per evitare contagi da altre zone di provenienza.
Io gli rispondo che non è cosi. O per lo meno non glielo dico e gli dico che devo sentire per l‘orario della prenotazione e che avrei prima telefonato a mio padre per sapere quando si sarebbe liberato. Ma è una scusa per prendere tempo e poi ritelefonare dopo mezz’ora e dire che mio padre non può venire per un problema di lavoro per cui farà molto tardi.
Quindi a conti fatti disdico la prenotazione.
E il ristorante non può lavorare con la mia cena.
Alla fine io, mia madre e mio padre scegliamo di mangiare a casa. Evitando, come detto, di far lavorare un ristorante. E quindi non facendo incassare al ristoratore i soldi che avremmo pagato per mangiare da lui.
La domanda a questo punto è questa: quante altre persone sono nella mia stessa condizione e non fanno lavorare un ristorante?
E poi: la ristorazione quanto tempo potrebbe reggere una situazione del genere dove è tanto limitata la possibilità di mangiare, con la necessità di evitare i contagi del coronavirus, mentre un ristoratore ha delle aggravanti nella sua attività come le sanificazioni e il distanziamento sociale?
Si tratta di misure ragionevoli, in questo momento. Quelle contro i contagi. Ma è altrettanto legittimo che un ristoratore lavori e che un cliente, dall’altro lato, possa spendere i suoi soldi. Cosa questa ultima che darebbe all’economia della zona e del paese una svolta diversa.
Non si vuole dire che non bisogna andare a mangiare in un ristorante. I ristoranti hanno bisogno di clienti come i clienti hanno bisogno di ristoranti per mangiare sia eccezionalmente sia quotidianamente per lavoro. Ma se si osserva bene ci vuole una certa elasticità nell’accesso dei clienti. Perché una telefonata come questa scoraggia nella maggior parte dei casi chi vuole mangiare fuori casa propria. Giusto e sacrosanto controllare. Ma non si può transennare e chiudere così gli accessi al piacere di assaggiare e degustare cose diverse dalla propria solita minestra.
Matteo Baudone, giornalista. E’ nato a Pietrasanta nel 1984.
