di ALDO BELLI – Una proposta di legge contro il conflitto d’interessi sarà promossa dagli amministratori pubblici italiani 5Stelle
Alessandro Gennari, consigliere comunale a Verona per il Movimento Cinque Stelle, fiero attivista politico – come si definisce – nonché amante della musica e appassionato della lirica. E’ stato il primo politico in Italia ad avere rotto la crosta del silenzio sulla scia dell’eco mediatica generata dall’inchiesta giudiziaria sul Teatro Regio di Torino di primavera. Attacco frontale alle agenzie dominanti nel Sistema Opera, precisamente la Ariosi Management e la InArt. E da lì, la spinta che ha sollevato l’onda, sul tema del conflitto d’interessi, nei Consigli Comunali di Verona, Venezia, Torino, Milano, Firenze, Roma e Palermo.
Facciamo un breve riassunto?
Una premessa obbligatoria: la Fondazione Arena di Verona, ancorché dichiarata ente di diritto privato (secondo l’ambiguo risultato della riforma che trasformò gli Enti Lirici in Fondazioni Liriche) è un ente a partecipazione pubblica. Come si legge nel sito web ufficiale della Fondazione: “Gli attuali Soci Fondatori della Fondazione sono lo Stato Italiano, la Regione del Veneto, il Comune di Verona, la Provincia di Verona e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Verona. Nel passato lo sono stati la Fondazione Cariverona, la Banca Popolare di Verona e l’Accademia Filarmonica di Verona”. Quindi, stiamo parlando di gestione del denaro pubblico: quello dei cittadini e contribuenti italiani, oltre che del pubblico pagante. La sua finalità istituzionale (continuo a leggere dal sito web della Fondazione) “è quella di svolgere senza fini di lucro attività culturale di pubblica utilità, perseguendo la diffusione dell’arte musicale e l’educazione musicale della collettività”.
Da una nostra ricostruzione dettagliata degli ingaggi artistici fatti dalla Fondazione Arena di Verona negli anni dal 2018 al 2021, si rileva una presenza dominante di artisti che fanno capo alle due agenzie.
Per l’anno 2018 la Ariosi Management si attesta su un 30% del totale degli ingaggi, seguita da InArt con il 20% circa. In sostanza: queste due agenzie coprono più della metà dell’intero fabbisogno artistico annuale. Tradotto in numeri significa: 116 ingaggi per Ariosi Management, 67 per InArt su un totale di 386. Il direttore musicale del Festival areniano, Maestro Daniel Oren, fa capo all’agenzia Ariosi Management. Negli anni seguenti i numeri non sono molto diversi.
Ci ritorneremo. A mio giudizio l’aspetto principale delle attenzioni che lei ha innescato è il conflitto d’interessi nel mondo della lirica. Le va riconosciuto che nel giro di qualche mese il consigliere comunale Gennari è diventato un riferimento politico nazionale ed inizia ad esserlo non solo per i 5Stelle.
Mi pare un po’ eccessivo. Anche se noto un certo silenzio politico intorno al tema del conflitto d’interessi in generale riguardo alla realtà dei Teatri e dei Festival in Italia, che considero – e per fortuna non solo io – uno dei principali problemi legati al Sistema Opera in Italia. La sua affermazione mi mette a disagio poi, perché non ho alcuna ansia di protagonismo: quello che a me preme, da amante della lirica e della cultura – prima ancora che per il dovere politico sotteso alla funzione istituzionale che rivesto – è dare un contributo insieme a tanti altri per cercare di cambiare il Sistema Opera in Italia, per renderlo maggiormente trasparente ed efficiente.
Cantanti, direttori d’orchestra, registi… Io ingaggio te, poi tu scritturi me… Come pensa che ne potremmo uscire fuori?
La mia idea è che occorre una norma specifica e chiara che vieti il conflitto d’interessi: il sovrintendente – o il presidente nel caso dei Festival e dei Teatri di Tradizione – il direttore artistico, il direttore musicale, per il periodo che ricoprono l’incarico non possono ingaggiare e scritturare cantanti, direttori d’orchestra, direttori artistici, registi… di Teatri e Festival nei quali a loro volta siano stati ingaggiati e scritturati mentre ricoprivano e ricoprano le rispettive cariche. La consideri una bozza che ho intenzione di definire insieme ai miei colleghi consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, dei vari Comuni interessati ai Teatri e ai Festival, coinvolgendo i consiglieri regionali e con i nostri parlamentari. E’ indispensabile un divieto effettivo, comprensivo di sanzioni effettive. Non mi pare che sia molto complicato.
E per le agenzie?
Va fatta anche in questo caso una regolamentazione ben definita.
Ariosi Management è notoriamente l’agenzia che rappresenta i più importanti cantanti internazionali. Mi dica la verità: lei un po’ ce l’ha con Ariosi?
Io non canto, nessuno canta nella mia famiglia. Quindi non potrebbe essere una questione mia personale. Il mio compito istituzionale, ancor più come consigliere di opposizione in Consiglio Comunale a Verona, è quello di vigilare sulla corretta gestione del denaro pubblico, e se vedo delle anomalie portarle alla luce del sole. Dare un chiarimento sugli ingaggi è un compito, direi anzi un dovere, del sindaco di Verona e della sovrintendente Cecilia Gasdia. Aggiungo anche, che queste anomalie nascono dal fatto che a livello nazionale non esiste una regolamentazione adeguata delle attività delle agenzie, che non si vuole risolvere. Mentre sono fortemente convinto che l’intero Sistema Opera in Italia difetti gravemente di trasparenza: un requisito indispensabile, trattandosi di enti che ricevono milioni di euro dei cittadini e contribuenti italiani. Non credo sia un reato sostenere che esista un sistema poco trasparente, e confuso giuridicamente, dove qualsiasi posizione dominante privata può rischiare di diventare condizionante.
Provo a tradurre. Lei vuole dire che è urgente chiarire se a fare il cartellone delle stagioni sono gli organi deputati dei Teatri e dei Festival o le agenzie.
Esattamente. E questo, naturalmente, tira in ballo tutti i ruoli che hanno potere decisionale nei Teatri e nei Festival. Perché vede, la Ariosi Management e la InArt non è che i contratti se li fanno da soli.
E questo, secondo lei è un sintomo di corruzione.
Non spetta assolutamente a me stabilirlo. Ma non è questo il punto e sarebbe folle generalizzare. Ciò che io ho detto è che l’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Torino vede tra gli indagati Ariosi, la cui agenzia è presente anche in altri Teatri italiani, tra cui l’Arena di Verona: dove, dal riscontro da me effettuato è emersa un’anomalia di posizione dominante. Parlano i numeri. Da questo, ho presentato un’interrogazione in Consiglio Comunale a Verona. Ecco perché anche i miei colleghi del Movimento 5Stelle di altre città italiane hanno presentato la stessa interrogazione nei rispettivi Consigli Comunali, e perché sono finite anche in Parlamento. Del resto, gli artisti sono sottoposti al giudizio del pubblico, come l’idraulico che viene a casa sul risultato del suo lavoro. Non vedo perché dovrebbe essere una diffamazione o una lesa maestà porre il problema dei contratti della Ariosi Management e di InArt, o chiedere di verificare l’operato della sovrintendente Gasdia, a maggior ragione considerato che io ricopro una carica istituzionale in quanto consigliere comunale a Verona.
Se io chiudessi gli occhi di fronte a dati circostanziati di un’anomalia nell’ambito della gestione di denaro pubblico, sarei un cattivo rappresentante degli elettori di Verona; almeno quanto la Ariosi Management e la InArt se non facessero gli interessi dei loro artisti. La differenza di fondo, è che io rappresento gli interessi pubblici, e le agenzie gli interessi privati. Entrambi abbiamo solo un interesse in comune, che la verità sia portata alla luce del sole: per il dovere di trasparenza che spetta a me come consigliere comunale, e per la loro onorabilità professionale come agenzie. Come ho fatto io, l’Ariosi Management e InArt dovrebbero chiederlo al sindaco di Verona e alla sovrintendente Gasdia.
