Unione Europea
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli

Ma ai talebani le armi non sono arrivate da Marte

di ALDO BELLI – Il governo deve dire se l’Italia ha venduto armi ai talebani, deve chiederlo all’Europa, piangere sui rifugiati non basta.

Anche ai peggiori è concesso di ravvedersi. Il perdono va di pari passo con il pentimento. Non mi pare che i talebani abbiano mostrato in questi anni alcun segno che confortasse sul loro ingresso nel mondo civile.

Piaccia o meno ai chierici laici dell’umanitarismo, il mondo continua a dividersi tra mondo civile mondo incivile. Non si tratta di superiorità culturale o genetica, e neppure di intolleranza verso le espressioni diverse del credo religioso e delle forme di vita sociale. L’uguaglianza della razza umana è segnata dalla natura, tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, ma è plasmata dalla Storia. Quanto sta accadendo in queste ore in Afghanistan non appartiene al mondo civile, e allora vale il richiamo alla libertà di Franklin Delano Roosevelt del 6 gennaio 1941: la libertà dalla paura affinché nessuna nazione sia in grado di aggredire qualsiasi vicino, ovunque nel mondo.

I talebani non hanno industrie militari che producono armi. Se le avessero, siamo andati in Iraq per distruggere le centrali atomiche che Saddam Hussein non aveva, sarebbe difficile spigare perché i missili occidentali non abbiano riservato loro la medesima sorte. Dunque, chi ha armato i talebani?

All’Italia il conflitto afghano, per liberare il paese dalla dittatura talebana, è costato la vita a 53 militari, oltre 700 feriti, e 8,7 miliardi di euro. Piangere e accogliere i profughi non è sufficiente. Il governo italiano deve dire se l’Italia in questi vent’anni ha venduto armi ai talebani; ha il dovere di chiedere al Consiglio dell’Unione Europea di dire se dall’Europa sono state vendute armi dirette ai talebani.

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/623459 )