CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, COMMENTI, IN ITALIA, Operazione Spartito

MAGGIO MUSICALE. Pereira sotto tiro dei lavoratori

di ALDO BELLI – FIALS dichiara lo stato di agitazione, dal 2016 domande senza risposta, l’ennesimo esempio della Casta dei Teatri.

Essere grandi, essere famosi, e alle volte essere anche buoni professionisti, non basta per gestire un’attività pubblica, compreso un Teatro come il Maggio Musicale Fiorentino. Quello di oggi è l’ennesimo esempio della Casta dei Teatri. Ma qualcosa nell’aria sta cambiando. La Fials – Federazione Italiana Autonoma Lavoratori dello Spettacolo – aveva annunciato proprio sulle nostre pagine, per bocca del suo segretario generale Enrico Sciarra, che la misura è colma: “Noi non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci di fronte a come la Musica Lirica, in Italia, viene umiliata ormai da troppo tempo”.


Il comunicato Fials-Cisal

Firenze, 14 marzo 2021. La segreteria provinciale Fials-Cisal di Firenze e la sua R.S.A. della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: considerate le numerose istanze presentate dalla FIALS alla Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a partire dal 2016 e ad oggi rimaste inevase; preso atto della pluriennale indisponibilità della Fondazione, divenuta ormai consuetudine, ad affrontare le vertenze rappresentate che si sta configurando come una palese violazione delle corrette relazioni industriali; sentiti i propri iscritti, riuniti in una assemblea tenutasi in via telematica il 13 marzo 2021, che unanimemente hanno concordato sulle azioni sindacali da intraprendere; con la presente viene proclamano lo stato di agitazione avvertendo che, in assenza di un’apposita convocazione entro il prossimo 20 marzo di una riunione per la disamina delle questioni sollevate, procederanno a proclamare le conseguenti azioni di sciopero con i preavvisi stabiliti dalle leggi e dal vigente CCNL.
Per la Segreteria provinciale FIALS-CISAL di Firenze Enrico Sciarra – Per la RSA FIALS-CISAL della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Simone Ferrari.


Il sovrintendente di un Teatro in Italia corrisponde all’amministratore delegato nelle società private: ha pieni poteri nella gestione. In verità, nel ‘privato’ con un perimetro di deleghe, ad esempio nell’autonomia di spesa e nelle decisioni che può prendere, essendo presente il consiglio di amministrazione al quale, per altro, deve rendere conto.

Le Fondazioni Liriche, invece, sono state inventate (con la trasformazione degli Enti Lirici) per conseguire due obbiettivi: rendere assoluto il potere sui Teatri italiani centralizzato nel Ministero della Cultura (mascherando la ‘partecipazione pubblica’ con la nomina del sindaco a presidente del Teatro); e precostituire un rapporto servile tra sovrintendente e Ministero della Cultura. Servile significa che la nomina del sovrintendente la fa il ministro a suo piacimento, dal che discende che un sovrintendente che vuole rimanere ‘in pista’ ha come suo primo interesse quello di compiacere il ministro piuttosto che il Teatro; dove Teatro significa i musicisti, i tecnici, il personale con le diverse mansioni, il pubblico eccetera, ma anche il consiglio comunale che di quel Teatro rappresenta il legittimo proprietario a nome dei cittadini.

La nomina dei sovrintendenti rappresenta uno dei pilastri della Casta dei Teatri in Italia, nata con la Legge Veltroni e poi affidata all’on. Dario Franceschini e al dottor Salvatore Nastasi, nominato dal ministro Franceschini segretario generale del Mibact. Insomma, seguendo l’albero genealogico della storia repubblicana che aveva assegnato al PCI il potere sulla cultura. Ai miei tempi, i cantautori dovevano passare da Botteghe Oscure per fare i concerti; oggi questa prerogativa è rimasta nella Lirica, e anziché da Botteghe Oscure si deve passare dal Collegio Romano (dove il Mibact ha la sede). Con una sostanziale differenza, però: che allora c’erano molte teste a Botteghe Oscure, il che garantiva almeno un po’ di pluralismo, e il “consociativismo” dei partiti (le spartizioni, per capirci) tenevano conto delle diverse rappresentanze, mentre oggi a fare il bello e il cattivo tempo sono solo due teste, Franceschini e Nastasi.

Si spiega facilmente, quindi, la presa di posizione dalla Fials-Cisal sulla Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino. Dicono i rappresentanti dei lavoratori del Teatro, che è dal 2016 che attendono una risposta alle loro istanze. Quindi, anche da prima che arrivasse il sovrintendente Alexander Pereira. Come volevasi dimostrare. In una società privata, l’amministratore delegato deve rendere conto ad un consiglio di amministrazione, ai soci che sono i proprietari, e anche ai lavoratori. Non si tratta di un optional. Nel Teatro, invece, il sovrintendente-amministratore delegato rende conto solo a chi l’ha nominato: il quale, di fatto, non rende conto a nessuno. Alla guida dei Teatri, così, una specie di giostra, i nomi si avvicendano, ma il sistema servile rimane. Con la differenza di fondo che sia il Ministero della Cultura che i sovrintendenti gestiscono contributi pubblici, mentre l’amministratore delegato di una società gestisce capitali privati.

Se mi è concessa una parentesi: questo fa capire perché – ad esempio – eccellenze italiane riconosciute nel mondo come il regista Giancarlo Del Monaco siano costrette all’esilio, i Teatri in Italia gli sono preclusi da anni non essendo imbarcato sulla nave di Ulisse sensibile al canto delle sirene nell’isola del Partito Democratico; ha lavorato per tanti anni in Germania, in Spagna, negli Stati Uniti d’America, e non solo. E all’estero, la regola è solo la Musica, i meriti professionali, e la quadratura dei bilanci, non è compreso il servilismo verso il potere. Ma potrei fare anche altri esempi di italiani, ugualmente significativi sui dannati della Casta dei Teatri.

In compenso, gli eletti della Casta rimangono intoccabili, basti solo l’esempio del Maestro Alberto Veronesi che dopo quanto abbiamo pubblicato su questo giornale, in una nazione dove la Legge è una certezza, sarebbe già stato chiamato da un pubblico ministero a rispondere insieme al Carrozzone del Festival Pucciniano.

L’inchiesta giudiziaria sul Teatro Regio di Torino si è conclusa in questi giorni con la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati. Ho la sensazione che sulla Casta dei Teatri ne vedremo delle belle.