di FORTESTOMACO – Prosegue il viaggio nella politica di Viareggio, come sempre senza peli sulla lingua.
In questi giorni qualche caro amico del centrodestra e anche dell’ amministrazione comunale mi ha tirato le orecchie: “Così non va bene, scrivi sempre sul centrosinistra e sul club di carbonari Piddini e ci stai trascurando, ci ignori, non siam forse degni dei tuoi articoli?” No che non vi ignoro!
Dovete considerare che quelli del centrosinistra sono assai più rumorosi e casinisti di voi: urlano, gridano, si tirano la carta e le penne, a malapena si sopportano. Voi siete invece silenziosi, quando scrivete ai giornali lo fate con un tratto signorile, non amate troppo le riunioni, preferite le cene, i ritrovi tranquilli: parlate piano piano, quasi sottovoce (non a caso per queste occasioni allertate sempre i tecnici di Amplifon, Audiofonic, Auditel). …Insomma spesso non ci si accorge di voi! Caciaroni sono invece il General paracadutista e gli espulsi viareggini.
E oggi, dopo questa premessa, pur facendo una panoramica, un po’ di spazio in più lo dedico a voi del centrodestra e al mio caro, devoto, affezionato amico (dal Gianni Schicchi) Giorgione.
Se un Alieno, come quello del libro del viareggino Franco Pulzone, seduto sulla banchina della passeggiata sfogliasse la cronaca locale capirebbe subito come stanno le cose. E come stanno le cose, lo vede chiaramente non solo l’alieno ma un qualsiasi comune cittadino di Viareggio: il sistema dei partiti e della politica locale è franato clamorosamente e con esso sono andati in corto circuito tutti i canali di rapporto diretto sia con il territorio che con le persone.
“E’ la società moderna bellezza!” Questo è vero e i fenomeni simili sono già il tratto distintivo di questa nuova epoca. Epoca, come ha ben sintetizzato Fulvio Diamanti, in cui l’immagine ha rimpiazzato le ideologie mentre la comunicazione si è imposta sulla partecipazione. Oggi il termometro a Viareggio ci dice che la febbre dell’antipolitica è cresciuta di anno in anno in relazione alla crisi dei partiti a sinistra, e a destra, e continua a crescere ad una velocità supersonica.
Prendiamo ad esempio il Pd: non è un partito organizzato, né alla vecchia maniera e neppure modernamente. I pochissimi iscritti raramente vengono riuniti assieme e la ristretta famigliola è diretta da un gruppetto di amici e amichette e da organismi logori e sorpassati, eletti un quinquennio fa ( all’epoca del grande abbraccio con Del Ghingaro. In quel partito, e in generale nei territori se volete, sta una delle debolezze e contraddizioni più significative del nuovo corso di Elly Schlein: nuovo corso che comunque e nonostante gli sforzi della segretaria non riesce a schiodare il partito da un consenso attorno al 22 %. Il Pd non è stato in grado, neppure col nuovo corso, di suscitare un’attrazione, così come in parte era avvenuto all’arrivo della segretaria non vista. Tanti elettori ed elettrici così sono diventati di nuovo desaparecidos.
Non sostanzialmente diversa è la situazione nel centrodestra che non riesce ad avere una fisionomia riconoscibile e dove fino all’altro ieri a tirar le fila era la Lega, quella del Baldini e del Santini, ed oggi la Lega divenuta in prevalenza vannacciana sta precipitando come un paracadutista privo dell’apertura alare (ultime regionali docet). Forza Italia dopo l’esperienza del Sindaco Lunardini si è un po’ divisa, con una parte dei propri esponenti che in ordine sparso hanno deciso di appoggiare l’esperimento di Del Ghingaro. Come, del resto, era successo nel Pd quando alcuni rappresentanti dopo aver messo in crisi l’amministrazione Betti e contribuito a far sciogliere il Consiglio Comunale, si erano raggruppati attorno alla senatrice Granaiola contribuendo, in maniera determinante, a far prendere il largo a Giorgione.
A Viareggio questo terremoto ha favorito il subentro di una nuova esperienza: quella che è stata definita del civismo. Del civismo in senso tradizionale non ha proprio niente: non è collegata ad associazioni con radici solide, a strutture di volontariato, a esperienze para-circoscrizionali, non ha rapporti con il territorio; è costituita da gruppi affini per rapporti professionali, per esperienze politiche, per amicizie, per condivisioni culturali e sociali. Si è trattato insomma di aggregazioni che una volta sarebbero state definite come corporative.
E Del Ghingaro? E’ stato il Mandrake che ha messo tutto a bollire nel calderone e poi ha scodellato una varietà di piatti così ampia e assortita che nessun ristorante, nemmeno quelli iper stellati, possono vantare. S’è inventato un civismo originale fatto di ondeggianti pulsioni, di un’alternanza e sovrapposizione di argomenti rubacchiati a destra e a sinistra, mescolati e amalgamati con maestria a cui ha aggiunto un lievito Eccezzziunale… veramente: la narrazione! Nel pentolone un mix di vecchio e nuovo, di politici trasmigrati da un lido ad un altro o in cerca di autonomia, seguendo vecchie ricette populistiche o un po’ alla rinfusa, secondo le convenienze del momento.
Il tutto cementato e tenuto assieme grazie a metodi amministrativi autoritari: tanti assistenti Lothar d’intorno e fedeltà assoluta! Tutti impegnati senza defezioni o sfumature; tutti sotto il più stretto controllo – le interviste, quando parlare, cosa dire, quanto dire, come muoversi- insomma una disciplina da governo autoritario con un capo assoluto, indiscutibile. Forse è proprio per questo che piace al General Vannacci abituato com’è alla disciplina e all’ordine militaresco!
Del Ghingaro è stato in grado di coordinare la difficile fase del risanamento dei conti e far rientrare in attivo il Comune: la cosa non era né facile né una banale operazione di mera ragioneria. Naturalmente, si possono fare molte osservazioni critiche e anche declamare che si poteva far di più, che si poteva far diversamente. Tutto legittimo. Ma, si sa, col senno del poi sono tutti grandi eroi! Di fatto il risanamento s’è compiuto e a parte residui incerti ancora gravanti come spade di Damocle, oggi siamo comunque distanti diverse miglia dalle secche in cui la nave Viareggio s’era arrenata. Dopo l’aiuto del Pd di allora (quello sotto il commissario) il Giorgione è stato rieletto alla prima tornata nel 2020.
Del Ghingaro è un uomo del contado lucchese, un pratico, un abile amministratore e quindi s’è mosso con il far suo: contadinesco, spiccio, essenziale, talora un po’ ghiozzoro. La storia della città amministrata, la comunità, le tradizioni… Sì, tutte cose importanti: ma lo stretto necessario, proprio poco, il giusto! Il resto? Far sognare la modernità, una città che si risveglia, che fà, sì che fa quel qualcosa che per un lungo periodo era stato derubricato: una terrazza nuova, strade e piazze, un’autostrada ciclabile sul mare alla Lecciona, la via del Mare, la spianata di Miami Beach al posto della storica terrazza Puccini a Torre del Lago, il tentativo della Capitale della Cultura… Lo Stadietto, non più dei ma senza pini (quelli sono stati abbattuti e che po’ po’). Insomma, non potete chiedere a un maniscalco di disegnare e pitturare la Gioconda! Un progetto dietro però c’era! Giusto, sbagliato, da rigettare in parte o in toto, ma un progetto c’era.
Il progetto per una città senza più storia, immersa nella pseudo modernità di questo secolo: botteghe di catena, mangiatoie a destra e sinistra, accordi quasi monopolistici con galleristi, supporto alla nautica, centri commerciali o cose simili dove c’erano i Cinematografi. Poi c’è il Del Ghingaro uomo con il suo carattere e le sue manie, ma qui siamo in un campo che richiederebbe più che l’analisi politica quella psicoterapeutica che non è una materia preferita: lasciamo ad altri l’eventuale compito di analisi ove concordemente si decidesse di ricorrervi.
La gente però, sostanzialmente o almeno tanta parte è contenta, ha apprezzato, è rimasta colpita da questa capacità di andare avanti senza i noiosi ed inconcludenti partiti o gruppi e gruppetti, da questa facilità e determinazione nel decidere. E la riprova del nove sta nell’attuale fase: lui porta a termine il suo programma fatto di lavori, di interventi, di realizzazioni mentre gli altri, a solo un paio di mesi dall’inizio della campagna elettorale, ancora non hanno fatto sapere cosa vogliono, né chi saranno gli interpreti di riferimento dei loro desiderata programmatici e progettuali per la città!
C’è da dire però che per quanto abile il Del Ghingaro, con questo suo abborracciato progetto e con i suoi metodi gestionali, aveva comunque lasciato praterie sconfinate, sguarnite, libere per essere occupate da progetti alternativi. Ed invece sia il centrosinistra che il centrodestra – eccezion fatta, solo in parte però, per quelli della Lega di prima e della Lista Nicoletti – non ne son stati capaci. Hanno preferito personalizzare, dipingere il contadin del contado come un mostro perverso, uno scriteriato autoritario e opporsi aprioristicamente a tutto quello che veniva programmato e fatto.
In pratica, sono stati i più prolifici sostenitori indiretti della narrazione del Del Ghingaro, a cui hanno contribuito a dare un’amplificazione gigantesca. Si sono baloccati fino in fondo nel tentativo – non disdegnando neppure taciti accordi trasversali – di far inciampare e scivolare sulla buccia di banana il Giorgione, di far precipitare la situazione e far giungere un Commissario Prefettizio a qualche mese dalle elezioni amministrative. Emerge così, vieppiù, la pochezza politica e programmatica e la miseria strategica delle opposizioni di centro, di ex-destra e di sinistra. C’hanno riprovato ancora in questi giorni sul bilancio previsionale, ma una volta di più sono rimasti con un pugno di mosche nella mano.
Il Giorgione s’è divertito e alla fine se n’è uscito col suo classico ma educatissimo: Marameo! Il grande Totò avrebbe aperto la finestra e fatto risuonare la più nota pernacchiona! Impossibile, date le carenze strutturali, presentare già due o tre mesi or sono un programma di fine consiliatura, indicando e proponendo scelte in sintonia con le priorità della città, realmente alternative. No1 c’era il cantiere da avviare tra riunioni banali e senza costrutto, continui rinvii, forzature Piddine per poi ingarbugliarsi e annodarsi sul candidato e sulle primarie!
Così si è preferita la via più facile, quella propagandistica, dell’individuazione di un perverso e diabolico nemico, della personalizzazione estrema seguendo la più nota strategia del tanto peggio tanto meglio! Già! proprio quella biblica del muoia Sansone con tutti i filistei. Sul bilancio di previsione, strano ma vero, più serio é stato l’approccio della destra, dei vannacciani, dei forzisti e dei fratellini d’Italia. Hanno fatto, a parti invertite, come fece il Pd tra il 2019 e il 2020 quando la farfalla Federica si fidanzò d’improvviso col Comandante Giorgioton e di fronte al Commissario Imperiale e all’Ufficiale del Registro convolò a nozze con Lui.
Oggi, convoleranno a nozze con lui le farfalle centro-destrorse? C’è chi pensa che anziché sfibrarsi per mettere insieme un ben delineato centrodestra – servirebbero idee, progetti, programmi, competenze amministrative e un leader unico da presentare: tutte cose che nei loro scrigni per adesso non si trovano, sarebbe più’ facile e intelligente sostenere il civismo del Giorgione fin da subito, senza attendere il secondo turno . Ma non tutti sono convinti di questa strategia.
Ergo dobbiamo attendere l’evoluzione della specie! Il terremoto come si vede ha diversi epicentri a destra e a sinistra e le scosse sono destinate a prolungarsi: con le primarie del cantiere del centrosinistra, quelle del tutti contro tutti, iper-personalizzate; con un centrodestra ancora incerto ed indeciso sul che fare; con gli ex vannacciani che si stanno riciclando con il passaporto di civici; con le tribù un po’ sgangherate e divise dei sinistri sinistri, i sinistri-centro-laterali con oscillazioni a pendolo, quelli usciti o buttati fori dal Giorgione ora alla ricerca di una resurrezione. Resurrezione vitale per loro naturalmente, non per la città.
Tutti gli orchestrali – quelli a destra, al centro e a sinistra nei loro vari ordini e gradi – sono al loro posto e si esibiranno a breve nello spettacolo “La notte degli zombi“. L’orchestra è già pronta, la Direttrice già sul podio con bacchetta in mano è la Maestra Granaiola: sta per dare il via allo spettacolo. Si comincia con la famosa “Danza Macabra” di Camille Saint Saen… S’odono le note del violino scordato che la Morte fa vibrare nel cimitero… i morti stanno per levarsi e cominciare in un folle crescendo la loro danza.
Mi raccomando! Portatevi sempre con voi il Maalox o l’Antonetto quello che potete prendere senz’acqua anche seduti a Teatro!!
Ecco perché al di là dei possibili apporti e sostegni delle destre fors’anche necessari per concludere la consiliatura senza scossoni e senza il ricorso al commissariamento, il Del Ghingaro pensa ad una prospettiva nuova per il civismo, da rilanciare negli anni prossimi a Viareggio ma anche in Toscana, evitando abbracci troppo asfissianti e diretti sia a destra che a sinistra, mantenendo cioè, di fatto, l’indipendenza dai condizionamenti dei partiti. Per questo dovrà lavorare di più sul progetto della Viareggio e della Toscana degli anni futuri, cercando quello che finora il suo civismo non è riuscito a fare, ma che, per ora neppure le forze del centrodestra e del centrosinistra sono state capaci di farci assaggiare: mettere le radici nel profondo della cultura, della storia, delle tradizioni più genuine e rinnovatrici della città e del territorio toscano, succhiarne la linfa., produrre un visione di futuro non fatta di episodi, di provocazioni, di petardi.
Può darsi che le personalità che verranno scelte, il candidato a sindaco e i più stretti collaboratori, pure sotto la collaborazione dello stesso Del Ghingaro, siano in grado di farsi carico del confronto, di rimuovere quel metodo di governo istituzionale autoritario e di suscitare e sprigionare quelle energie che potrebbero concorrere positivamente al futuro del nostro territorio, a riattivare canali di confronto positivo e costruttivo. Saranno in grado? Se lo fossero, date le condizioni degli altri eserciti in competizione, non ci sarebbe partita!
Comunque, essendoci spostati nel campo delle previsioni e vivendo nella città dei riti carnacialeschi per eccellenza – qua dove ci si trucca e si cambia maschera e parrucca ad ogni stormir di foglia – solo ai posteri l’ardua sentenza!
