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MASSA CORONAVIRUS Il lamento del sindaco Persiani

by redazionetoscanatoday

Mi aspettavo dal Governo una misura straordinaria che permettesse ai sindaci, che veramente sono in prima linea, di affrontare questa crisi con minor affanno, ma devo invece dirvi che sono deluso

Il sindaco Persiani ha reso questo pomeriggio una dichiarazione sulle misure straordinarie economiche del Governo, con riferimento alle risorse finanziarie messe a disposizione dei Comuni. La pubblichiamo integralmente. Il lamento del primo cittadino, anche per il merito delle sue osservazioni, meriterebbe la risposta almeno di chi nella circoscrizione rappresenta la coalizione di governo (AB)

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“Tanto tuonò che piovve. Mi sarebbe piaciuto poterlo dire ma non mi è possibile, al massimo potrei affermare che tanto tuonò che alla fine qualche briciola cadde. Mi aspettavo dal Governo una misura straordinaria che permettesse ai sindaci, che veramente sono in prima linea, di affrontare questa crisi con minor affanno, ma devo invece dirvi che sono deluso.

Sia i 4.3 miliardi di euro che i 400 milioni destinati al sociale non sono solamente poca cosa, ma sono soldi che comunque erano già dei Comuni perché in realtà non esiste nessun extra gettito monetario legato alla pandemia. Molto semplicemente: i soldi con cui il premier Conte si è fatto l’ennesimo spot personale sono quelli del Fondo di Solidarietà Comunale (composto dai trasferimenti che i Comuni stessi fanno allo Stato, e quindi composto già dai soldi dei Comuni), cioè dal fondo con cui lo Stato ripartisce i soldi ai vari Comuni, pertanto sono soldi che comunque lo Stato avrebbe dovuto darci: semplicemente ce ne anticipa il 66%.

E’ come se un padre di famiglia anziché dare la paghetta al figlio ogni fine settimana, gli desse il totale del mese il primo giorno e poi gli dicesse di arrangiarsi. Ed in effetti i Comuni si dovranno arrangiare perché non solo non vedranno un euro in più rispetto a quanto già gli sarebbe toccato, ma dovranno anche occuparsi da soli di tutta la gestione burocratica che riguarda il come dover ripartire i soldi ai cittadini bisognosi, alla faccia della burocrazia zero invocata dal premier.

A tutto aggiungiamoci che con l’ultimo DPCM lo smart working è diventata la modalità ordinaria di svolgimento del lavoro dei dipendenti pubblici; quindi o dovrei richiamare in servizio fisico dei dipendenti (in barba alla norma che ci impone di rimanere a casa se non per comprovata necessità), oppure gravare ulteriormente sulle associazioni di volontariato che già sul nostro territorio stanno instancabilmente operando senza sosta per dare aiuto alla cittadinanza.

Infatti, se da Roma arriva ora questo provvedimento, il Comune di Massa dall’inizio dell’emergenza si è attivato per aiutare quella parte della popolazione che vive un’emergenza nell’emergenza: i più anziani impossibilitati ad uscire, le fasce più fragili o in emergenza abitativa. Abbiamo impegnato risorse umane ed economiche senza certo attendere annunci dal Governo per una ripartizione di fondi che accontenta ben pochi né dando alle amministrazioni indicazioni sulle modalità di assegnazione.

Potremmo pensare di partire in base all’ISEE dei richiedenti, ma vi immaginate che code si creerebbero presso banche, patronati e Comuni? Non proprio in linea con la richiesta di evitare assembramenti.

A me questa operazione pare un bel pacco regalo con cui si è di fatto scaricata tutta la responsabilità e tutto l’onere sui Comuni, altro che aiuto! In tutto ciò vorrei ricordare a tutti che rispetto allo scorso anno il Fondo di Solidarietà Comunale ha visto, per Massa, un taglio di circa 500 mila euro rispetto all’anno precedente: prima il governo PD-M5S guidato da Conte ci toglie 500 mila euro per l’ordinaria amministrazione e poi ce ne da circa 440 mila per gestire la crisi legata al COVID-19.

Il nostro Comune, comunque, facendo un saldo totale, dovrà affrontare il futuro senza 60 mila euro, alla faccia dello slogan più soldi ai comuni. Mi aspettavo qualcosa di meglio, abbiamo bisogno di una maggior liquidità proveniente da risorse aggiuntive e dello svincolo delle procedure burocratiche. In prima linea ci sono i Comuni, non lo dimentichiamo. Oltretutto la mancanza di risorse aggiuntive pone un problema reale di medio-lungo periodo.

I Comuni si reggono sui trasferimenti dello Stato e sulla riscossione della tassazione locale; in considerazione del fatto che alle partite IVA è stato concesso praticamente nulla, alle persone che hanno perso il lavoro e che usufruiranno della disoccupazione o che si troveranno in Cassa Integrazione, in considerazione anche di tutto quel mondo del lavoro sommerso che purtroppo esiste e con cui adesso dobbiamo fare i conti (e che rappresenta la vera bomba sociale in arrivo), siamo sicuri che gli introiti delle tasse locali non registreranno, quando sarà il momento, un forte decremento dovuto al fatto che le famiglie non hanno più soldi? Ed allora i Comuni cosa faranno, saranno nuovamente abbandonati a loro stessi?

Poniamocele adesso queste domande, in maniera seria e costruttiva, perché se mettiamo la testa sotto la terra come gli struzzi magari un domani non saremo, come sistema Italia, più in grado di rialzarla e se ci sarà bisogno dobbiamo essere invece pronti a ad infrangere i vincoli e gli equilibri imposti dall’Europa per garantire la stabilità sociale”.

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