Delfo Menicucci - Toscana Today
FOCUS, IL MAESTRO DEL LAGO - di Delfo Menicucci, LA CULTURA, MUSICA

MUSICA – L’attinenza parola\musica in Giacomo Puccini

di DELFO MENICUCCI -Seconda puntata sul “Maestro del Lago”, è il compositore a prendere ispirazione da un testo o viceversa?

Quella che abbiamo concordato chiamarsi “attinenza” tra parola e musica, in tutti i generi di musica vocale conosciuti, è un concetto complesso la cui decifrazione può iniziare con l’analisi della coincidenza della metrica del testo con quella della melodia che lo affianca. Una misura assai più che significativa dell’attinenza può essere acquisita dall’osservazione della coincidenza degli estremi delle frasi testuale e musicale. Quando ‘concetto letterario’ e ‘tema melodico’ iniziano e terminano insieme, molto probabilmente significa che il compositore è stato fedele alle intenzioni del poeta.

L’idea musicale deve essere ligia non solo al significato ed allo spirito drammaturgico delle parole che va a rivestire (in una sorta di quella che, in termini cinematografici, si potrebbe definire ‘colonna sonora’), ma deve altresì essere rispettosa della metrica dei versi. Questa è la dote più eclatante ed emblematica di quella musica che accompagna un testo verbale, che lo supporta, che lo affianca o che lo riveste, come noi preferiamo dire. Tant’è vero che 4 secoli fa ciò che oggi si chiama Opera Lirica si chiamava: “Recitar Cantando”, dove Recitare è il verbo predominante al quale il gerundio Cantando deve per forza di cose sottomettersi.

Ancora oggi sono in troppi a domandarsi se sia il compositore a prendere ispirazione da un testo o viceversa. Le nozioni della questione che andiamo affrontando non sono per nulla chiare a tutti. Per spiegare una prima differenza tra Opera Lirica e Pop, ci viene in soccorso il titolo provocatorio di un’Opera Buffa di Antonio Salieri, già maestro di Beethoven e acerrimo rivale di Mozart: “Prima la musica, poi le parole”. Salieri usa questa burla provocatoria per spiegare anche ai meno acculturati il procedimento mentale dal quale scaturisce un’Opera Lirica e per dare dimostrazione dello scempio che si compirebbe se fosse dato al poeta di trovare i versi adatti da abbinare ad una melodia pre-composta.

Tanto per essere chiari coi meno addetti ai lavori: nell’opera lirica, eccetto rare eccezioni, dal 1600 al 1950, il Francesco Maria Piave di turno ha sottoposto i libretti (ovvero i testi di taglio operistico) al Verdi di turno, che li ha musicati in conseguenza. Oggi invece, con rare eccezioni, è un Mogol che mette le parole sulla musica preconfezionata di Battisti. A dimostrazione di ciò ci viene in soccorso il film Fantasia di Walt Disney, le cui storie sono interamente progettate sulle musiche già esistenti di grandi compositori, al contrario delle colonne sonore composte da Morricone su ispirazione dei film già girati.

Possiamo quindi tracciare una prima, sommaria linea di distinzione tra Opera e Pop che riguarda proprio la successione e l’ordine della creazione. Nell’Opera è il musicista che deve dimostrare la capacità della musica di essere attinente alla parola e al gesto; nel Pop è il poeta che deve dimostrare la sua capacità di trovare un testo attinente al tema melodico che gli viene proposto. Nell’Opera, come ho già avuto modo di dire, vengono prima le parole e dopo la musica, nel Pop prima nasce la musica e poi il testo (e nel cinema viene prima l’immagine poi la colonna sonora).

In merito all’attinenza della musica con la parola preesistente, ho dimostrato quanto Giacomo Puccini sia l’operista che meglio incarna questa qualità che, pur sembrando irrinunciabile per chi lavora a rivestire un testo poetico o teatrale delle proprie musiche, non gli è sempre stata riconosciuta. 

In ogni periodo storico c’è stato un compositore che ha primeggiato nella ‘attinenza’ della sua ispirazione melodica col testo che andava rivestendo di musica. Lo vedremo nella prossima puntata.