Landini in Piazza Vittorio Emanuele a Pisa per il referendum di giugno.

Referendum. Landini a Pisa: “Il voto è la nostra rivolta”

di Beatrice Bardelli – La CGIL sostiene il referendum dell’8 e 9 giugno: lavoro, sicurezza, dignità, cittadinanza e democrazia.

“Prendi il tuo impegno, non lasciare che gli altri decidano per te. Il voto è la nostra rivolta”. E’ questo lo slogan scelto dal sindacato CGIL per sostenere il referendum dell’8 e 9 giugno sui grandi temi sociali: lavoro, sicurezza, dignità, cittadinanza e democrazia.

Cinque i quesiti referendari che sono stati presentati a Pisa dal segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, in una domenica bagnata da una pioggia insistente che non ha fatto desistere la numerosa folla dal rimanere ai propri posti in piazza Vittorio Emanuele riparandosi alla meglio grazie all’efficiente organizzazione sindacale che ha distribuito ombrelli, pettorine antipioggia e cappellini. L’intervento di oltre un’ora di Landini è stato dirompente, appassionato, efficace e positivamente predittivo di un auspicabile successo referendario.

“Guardate che la pioggia ci porta bene! L’ultimo referendum che raggiunse il quorum è stato quello sull’acqua del 2011 – ha esordito Landini da sotto un ombrello rosso – . Questa è un’occasione storica che ci permetterà di rimettere in piedi quei diritti che ci sono stati tolti da leggi che vanno dal 1990 al 2015 ma per raggiungere il quorum dobbiamo convincere ad andare a votare anche quelli che da anni non vanno a votare.

Dobbiamo fare in un mese un grande lavoro che è quello di parlare con le persone e far capire che chi va a votare non delega qualcuno. A differenza di altre forme di elezioni, il referendum ha una forma diretta. Sei tu, cittadino o cittadina che andando a votare decidi, non voti per qualcun altro a cui chiedi di rappresentarti!”.                     

“Votiamo Sì per cambiare l’Italia”

E’ questo lo slogan che campeggia sui volantini che decine di attivisti hanno distribuito al pubblico presente dove si legge: “Ogni anno muoiono 1.000 persone sul lavoro, rendiamolo più sicuro”, “Cancelliamo le leggi che hanno reso le lavoratrici e i lavoratori più poveri e precari”, “Rimuoviamo l’ingiustizia che nega il diritto alla cittadinanza a 2 milioni e 500 mila persone che vivono e lavorano in Italia”.

Chi voterà SI’ al referendum dell’8 e 9 giugno, infatti, voterà nell’ordine: 1) Stop ai licenziamenti illegittimi. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, chi è stato assunto dal 7 marzo 2015 in poi non può rientrare nel suo posto di lavoro anche nel caso in cui il licenziamento sia stato dichiarato illegittimo dal giudice. Sono oltre 3 milioni e 500 mila ad oggi i lavoratori penalizzati da una legge che ne impedisce il reintegro; 2) Più tutele per lavoratrici e lavoratori delle piccole imprese. Nelle imprese con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo, una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere sei mensilità di risarcimento anche se un giudice ha reputato infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene i circa 3 milioni e 700 mila dipendenti delle piccole imprese in uno stato di forte soggezione rispetto ai loro titolari; 3) Riduzione del lavoro precario. In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato anche fino a 12 mesi senza che venga giustificato il lavoro temporaneo. Va ripristinato l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato; 4) Più sicurezza sul lavoro. Sono oltre 500 mila in Italia le denunce annuali di infortunio sul lavoro e sono quasi 1.000 i morti. Modifichiamo le norme attuali che, in caso di infortunio negli appalti, impediscono di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. In questo modo non si favorirà più il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria e che spesso non sono in regola con le norme antinfortunistiche; 5) Più integrazione con la cittadinanza italiana. Riduciamo da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per fare domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe trasmessa ai figli ed alle figlie minorenni. Sarebbe una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500 mila cittadine e cittadini di origine straniera che in Italia nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineiamo l’Italia ai maggiori Paesi europei che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.

L’intervento di Landini

“Se noi raggiungiamo il quorum, il giorno dopo, hai 2 milioni e mezzo di persone che non avevano diritto di cittadinanza e ce l’avranno. Hai 4 milioni di persone che l’articolo 18 non ce l’hanno perché sono giovani e nuovi assunti, invece, se vince il referendum, quei diritti ce l’avranno anche loro come tutti gli altri. Hai 4 milioni di persone che lavorano nelle imprese che hanno meno di 15 dipendenti che avranno delle tutele che oggi non hanno. Hai persone che oggi sono assunte con forme di lavoro precario a partire dal contratto a termine che il giorno dopo non potranno più essere assunti con il contratto a termine perché il contratto a termine tornerà ad essere una cosa particolare e non la norma. Avrai persone che non moriranno più perché banalmente il lavoro in subappalto non sarà più regolato come adesso.

Lo vogliamo dire in italiano? Ferrovie dello Stato, Esselunga, Enel, le grandi tragedie sono avvenute in appalti di queste imprese. Oggi come funziona? Che se io sono una grande azienda che decide di appaltare, non ho più alcuna responsabilità di quello che succede lungo la catena degli appalti e dei subappalti.

Se passa il referendum non sarà più così. Vuol dire che, se tu azienda decidi di appaltare, la responsabilità sulla sicurezza rimane in capo a te, non rimane in capo a qualcun altro! Come vedete – ha continuato Landini – questi elementi secondo me sono elementi che parlano a tutti.

A questo punto il cittadino che va a votare non vota questo o quel partito, vota per sé! Per fare in modo che i suoi diritti di persona che per vivere ha bisogno di lavorare tornino ad essere al centro di questa discussione.

Proprio Papa Francesco ha detto che bisogna combattere la cultura dello scarto, che non è più possibile accettare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e che al centro deve tornare la persona e non il profitto. Penso che noi abbiamo tutte le condizioni per potere raggiungere questo obiettivo.

So che tutti pensano che non lo raggiungiamo, che è impossibile portare a votare 25 milioni di persone. Io, invece, penso esattamente l’opposto. Penso cioè che noi possiamo. Che quelli che pensano che andare a votare non serve a nulla, quelli che non si sentono più rappresentati da nessuno, questa volta, invece, devono sapere che andando a votare votano per loro stessi, votano per cambiare la loro condizione! E dobbiamo farlo tutti con la stessa stoicità che ci fa rimanere qui sotto l’acqua. Non ve l’ha mica chiesto nessuno di farlo? Siete qui perché siete convinti che è necessario cambiare questa situazione perché non si può andare avanti così.

Penso che ognuno di noi pensa che non vuole che suo figlio faccia il precario o se ne vada via dal nostro paese. Allora, ora abbiamo una possibilità che è quella di tornare a votare. E’ la cosa più semplice che si può fare ma è anche, oggi, la cosa più forte che si può fare. E lo dico perché c’è bisogno davvero che da domani ognuno di voi, nel luogo di lavoro, nel condominio, nella bocciofila nella palestra, se va a fare la spesa, faccia questa domanda: “Ma tu vai a votare?”.