Seravezza, cerimonia Vasco Zappelli 2019

Seravezza celebra il martire viareggino Vasco Zappelli 

Il sindaco e il Comune di Viareggio assenti alla cerimonia, chi non è in grado di rappresentare i morti non può rappresentare i vivi

Fare il sindaco non è come fare l’amministratore delegato di una grande azienda. Anche se il ventennio berlusconiano e prima ancora il decisionismo craxiano hanno infuso nel Paese questa idea dell’efficientismo senza etica pubblica. Potremmo ricorrere alla storia dell’Impero Romano (dalla quale pur sempre proveniamo), al suo apice di ‘auctoritas’ (che non significava autorità nella conduzione dello Stato, ma autorevolezza nel rappresentare lo Stato) e anche al suo tramonto lucidamente tracciato da Montesquieu. 
Ieri, 12 ottobre, ricorreva l’anniversario del truce assassinio di un uomo buono e per bene, rimasto nell’albo della memoria della Versilia come esempio di martirio civile.
Quella mattina di quarantotto anni fa Vasco Zappelli entrò, come qualsiasi normale persona, nella filiale di Seravezza della Cassa di Risparmio di Firenze per cambiare un assegno. Era in corso una rapina. La prima notizia che rimbalzò a Viareggio fu che uno dei rapinatori si era malamente rivolto ad uno dei clienti presenti e atterriti, forse in procinto di cedere al malore, e che Vasco reagì d’istinto come sconsigliano le utili avvertenze del caso, che spesso, tuttavia, contrastano con l’indole umano proteso all’amore del prossimo. Vasco aveva una certa stazza di fisico, ma non fu questa a fregarlo, piuttosto l’intima sua naturale idea che in fondo anche i peggiori esseri umani possano essere risvegliati dal male che stanno compiendo. “Andate a lavorare vagabondi!” gridò, e poi avvinghiando uno di loro provò a disarmarlo. L’altro preso dal panico sparò tre colpi di pistola, forse per ricavarsi una fuga. Un proiettile colpì Vasco, e sebbene gravemente ferito non lo fermò. Uscì all’aperto dove i tre rapinatori stavano raggiungendo la loro auto, e stavolta il proiettile fatale gli forò la gola. Morì poco prima di giungere all’ospedale Campana che distava solo una cinquantina di passi dalla banca.
Vasco Zappelli aveva 49 anni, esponente regionale e nazionale del sindacato dei laboratori. Era nato a Viaregio il 26 febbraio 1922. Iniziò a mettersi in luce come sindacalista subito dopo la guerra, alla Piaggio di Pontedera dove entrò a lavorare. Di ritorno a Viareggio trovò un posto come operaio tornitore alla Fervet, l’azienda di costruzione e riparazione di carri ferroviari oggi dismessa da tempo e in attesa di essere trasformata in un’ennesima speculazione edilizia. Lì alla Fervet lo elessero segretario della commissione interna, la Fervet non era quella che si definirebbe una fabbrica modello per le condizioni di vita dei lavoratori. Negli anni Sessanta divenne consigliere comunale per il Partito Comunista Italiano, al quale era iscritto dal 1945 e del quale fu per molto tempo dirigente della sezione Darsena. Arrivò poI l’incarico di segretario della Fiom Cisl (mi pare si chiamasse così), il sindacato dei metalmeccanici, si licenziò dalla Fervet e nel 1967 passò alla direzione del sindacato provinciale del marmo, che aveva sede sede a Seravezza. Nei suoi discorsi di quegli anni si ripetevano le rivendicazioni sulla sicurezza lavoro, la pensione anticipata dei cavatori a 55 anni, lo sfruttamento degli agri marmiferi ancora soggetti a norme antiquate, nel 1970 a conclusione di una vertenza terribile firmò l’accordo con 500 operai della Henraux che stabilì un aumento del premio di rendimento al 10% del salario e 50.000 lire di una tantum.
La camera ardente venne allestita al sindacato del marmo di Seravezza.  I funerali si tennero il 14 ottobre, alle ore 16 in punto e il silenzio piombò come una lastra di marmo sulla Versilia, tutti i comparti produttivi si fermarono, i negozi tirarono giù le serrande, e il feretro attraversò le vie cittadine tra due ali continue di folla con gli occhi lucidi, fino al cimitero comunale dove Vasco Zappelli riposa. SI trattò di un funerale di Stato, il presidente della Repubblica fece salire a Viareggio due suoi corazzieri in alta uniforme.  
Con Riccardo, il figlio di Vasco, eravamo amici, ha due anni in più, e quella mattina del 12 ottobre 1971 aveva 13 anni. 
Seravezza dedicò a Vasco Zappelli già un monumento nel 1972 e il Comune di Viareggio intestò a suo nome il primo grande centro sportivo pubblico realizzato nella periferia.