Sport IN CAMPO - di Andrea Boccardo

Speedy-bike: la seconda vita di Francesco Chicchi

Il campione italiano di ciclismo si rimette in gioco, a tre anni dal ritiro, in qualità di direttore sportivo del giovanissimo team Speedy Bike di Capezzano Pianore guidato dal presidente Ilaria Benedetti e dal fondatore Massimo Barsottelli

Una sfida ad alta velocità per far crescere un solido gruppo di talenti pronti a esplodere.  Esistono due vite che il destino concede agli atleti professionisti: c’è la prima, rocambolesca e fugace, che dura come un fulmine e si inghiotte gli anni migliori, annaffiata da champagne, trasvolate oceaniche, titoli da rotocalco e piogge di medaglie; ce n’è poi una seconda, lunga, dove un ex campione si può rimettere in gioco, ripartire da zero e mettere a frutto con saggezza i successi della prima vita. È quello che sta accadendo ad un fuoriclasse di razza nostrana che risponde al nome di Francesco Chicchi, San Francesco da Nocchi come i suoi fan usavano chiamarlo negli anni duemila, quando era profeta della velocità e si mangiava l’asfalto con il sorriso che l’ha contraddistinto durante gli anni duemila, la sua personale golden age. Una vita passata sulle due ruote, coronata da tante vittorie e piazzamenti in più di dieci anni di blasonata carriera. Ma la vita non finisce a trentacinque anni, anzi per qualcuno comincia proprio qua. Così Francesco ha saputo rimettersi in gioco: poteva dedicarsi ad altro ma un uomo il cui fuoco della bicicletta arde nel cuore non può fermarsi al primo traguardo volante. Così ha accettato una nuova, emozionante sfida, quella di allenare il gruppo di ragazzi dello Speedy Bike di Capezzano Pianore, nel comune che gli ha dato i natali e le prime gioie sportive. Francesco oggi è l’architrave di un nutrito pozzetto di eccellenti personaggi del panorama versiliese del ciclismo su strada. 

“Uscire in strada con questi ragazzi è semplicemente emozionante” ha spiegato Francesco “insieme abbiamo già fatto molti chilometri, diverse ore di palestra ed allenamenti specifici in vista delle prime gare di marzo. Nella fattispecie io preparo gli allievi tra i quattordici e i sedici anni, con i quali ho sviluppato una particolare affinità anche per insegnare loro l’etica del saper stare in bicicletta. Dovendoci allenare su strade normalmente trafficate, occorre fare molta attenzione e il nostro primo pensiero è la sicurezza. Sono molto felice di poter tornare a calcare l’asfalto. Vedere gli occhi di questi ragazzi che hanno fame di correre e di dimostrare il loro valore mi fa tornare indietro negli anni. Credo che ognuno di noi abbia diritto ad almeno una possibilità di riuscire nell’attività per cui è portato. Nel ciclismo purtroppo non basta più come una volta avere un cuore grande e gambe da vendere, occorre denaro e un’organizzazione che fornisca attrezzature. La strada verso il professionismo è dura e faticosa, ma questi ragazzi sapranno affrontare la salita e poter dare loro una mano e metterli a parte della nostra esperienza ci riempie d’orgoglio.” 

In effetti è un destino di fatica quello del ciclista: si infila la salopette sapendo che andrà in strada unicamente per soffrire, soffiare il sangue sulle gambe che si induriscono ed accettare il dolore come sincero compagno di viaggio. Il ciclista affronta la canicola, la pioggia e la neve senza trovarvi la benché minima forma di divertimento, perché la bici non è uno sport divertente eppure ti lega a sé come una morsa, è una droga che deve essere somministrata in dosi uguali in pianura, in salita e in discesa. 

Ma il team costruito intorno a questi indomiti ragazzi è di altissimo livello, a cominciare dalla simpaticissima presidente Ilaria Benedetti, madrina e portatrice di serenità e passione. Massimo Barsottelli, fondatore della squadra ed anima meccanica del negozio, mette sempre a disposizione il proprio inesauribile know how, mentre il vicepresidente Paolo BertolaAldo Ciuffi e Pucciarelli sono attori centrali grazie ad un’esperienza nel mondo delle ruote che affonda negli anni settanta. Grazie a loro la fatica giornaliera si fa meno fatica. 

L’obiettivo dello staff è quello di massimizzare il talento degli allievi della scuola Speedy Bike fino a portare qualcuno (si spera molti) di loro al ciclismo professionistico, operazione di certo non semplice perché gli scalini da fare sono tanti ma alla portata del team e del suo istrione Francesco. Ci si può aspettare di tutto da un uomo che nel 2002 ai campionati mondiali Under 23 di Zolder rimane a ruota di Eric Baumann per poi uscire allo scoperto come un rapace disegnando una curva irripetibile, ai limiti della fisica galileiana, sapendo che per vincere avrebbe dovuto compiere molti più metri degli altri, e nonostante lo svantaggio battendoli tutti con un azione da sprinter consumato. 

Non c’è cosa più bella di vedere gli allievi, ragazzi dai sedici ai diciotto anni, seguire le direttive di questi maestri e allenarsi con coraggio e tempra degna di veterani, in una staffetta vitale tra la tradizione e l’innovazione, tra il passato e il futuro: stiamo parlando di Lorenzo Cosci, Filippo Ricci, Guido Pardini, Luca Mazza, Valerio Jastiln, Alessio Fortini, Daniele Cremoni, Alex Stella, Alessandro Benedini, Piergiorgio Cozzani, Alessandro Dodi, Alessandro Franciosi, Martin Luciani, Giairo Rossi, Filippo Scopsi e Mattia Signanini. 

Questo folto gruppo inforca delle fiammeggianti bici Focus e ovviamente non c’è squadra senza gli sponsor che finanziano il progetto: si tratta di Speedy Bike in primis, promotore principale, Autodemolizioni PalagiB&B ServiceArteaPizzeria Rusticanella4iresdi Andrea Mallegni ed infine Pastificio Palmerini. Una pletora di grandi nomi dell’imprenditoria nostrana che finanziano un sogno.  E accanto alla straripante sezione di Capezzano c’è la cugina gemella di Pian di Mommio, altrettanto competitiva, guidata dai direttori sportivi Piero Batini e Roberto del Giudicee presieduta dalla grande Cristina Batini. Tra gli atleti più promettenti ci sono i più giovani, tutti 2006, Mario OliveraDomenico Trotta e Joele Farnocchia

“E’ un grande onore essere il presidente di questi ragazzi” commenta raggiante  Ilaria “per chi come noi la bicicletta ce l’ha nel sangue credo che non ci sia compito più importante che allenarli su tutti i settori, instradarli nei movimenti, nella destrezza, nelle strategie che fanno la differenza tra un valido dilettante e un professionista. Dopo un gennaio ad alta intensità in cui gli allievi hanno già fatto tanta palestra e girato per più di mille chilometri, li aspetta un febbraio di altrettanti chilometri e ripetute prima di entrare a capofitto nelle gare di marzo” ha aggiunto il direttore sportivo Pucciarelli.  “ C’è da mettere sul piatto anche l’insegnamento etico che viene dato loro;“ chiosa Paolo Bertola “ al netto del valore imprescindibile dello sport che già di per sé è educativo, per questi giovani che stanno diventando uomini esiste un quadro fondamentale di valori che va dal senso dell’onore alla capacità di stare in strada con sicurezza senza esser dannosi per se stessi e per gli altri. Purtroppo ci si allena in mezzo ad automobili e cicli a motori e noi cerchiamo di essere attentissimi in ogni istante della sessione su strada. Per gli atleti avere dalla propria parte un fuoriclasse come Francesco è una forte emozione e al tempo stesso un pungolo continuo. Lui ci mette energia e passione che trasmette chilometro dopo chilometro a ciascuno di loro, non lesinandosi mai negli allenamenti fino a che il sole non fa capolino di là dall’orizzonte. Credo che un vero campione si veda anche da questi momenti e Francesco ci dimostra giorno per giorno il campione che è, dentro e fuori dalla strada, mettendo a disposizione quel bagaglio mondiale di esperienza che ancora gli pompa nelle vene come una linfa. “ 

Non resta che fare un grosso in bocca al lupo ed un sincero applauso a chi ha unito gli sforzi e la bravura per mettere insieme un team competitivo, agguerrito, pronto a dar battaglia sulle strade del Belpaese. Perché certi sogni possono diventare gigantesche realtà se condivisi con chi ha nei polmoni la stessa fame di salita e nel cuore la voglia di correre con il fischio del vento nelle orecchie.