CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, Operazione Spartito

TEATRI – Vergogna italiana, scrivi e lo Stato non risponde

di ALDO BELLI – Il 7 novembre il segretario nazionale e il segretario provinciale di Roma della Fials hanno presentato un esposto all’INPS

Tu scrivi e nessuno ti risponde. In Italia funziona così. E’ un fatto culturale, forse storico. Coloro che si ritrovano a ricoprire una carica pubblica – spesso, solo per grazia ricevuta, e per questo dovrebbero mettere ogni giorno un cero alla Madonna – pensano che i cittadini siano solo degli utili servi elettorali. Per cui… Scrivete pure. Mi fanno un po’ sorridere quanti continuano ad inveire contro la deriva reazionaria di Salvini, e non per difendere il capo della Lega, ma per sgorgare lacrime amare sull’intellighenzia dell’informazione di regime al soldo del potere (materiale o mentale poco cambia): il potere, appunto, che non risponde alle lettere. La differenza di fondo tra un regime illiberale (cioè antidemocratico) e un regime democratico (cioè fondato sulle libertà) è la considerazione che lo Stato ha dei cittadini: in democrazia lo Stato, e ogni suo rappresentante, è al servizio dei cittadini. Anche se in Italia non è così, questa rimane la regola universale.

Nelle scorse settimane è stata data la notizia che la Fials, il maggiore sindacato dei lavoratori dello Spettacolo in Italia, ha scritto una lettera (7 novembre 2020) al presidente dell’Inps: ma nessuno dell’informazione italiana si è indignato per non avere, i lavoratori dello Spettacolo, ricevuto alcuna risposta. La lettera, a firma congiunta del segretario generale Enrico Sciarra e del segretario provinciale di Roma Marco Piazzai, oltre che al prof. Pasquale Tridico presidente Inps era indirizzata anche al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo e al ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini (più altre cariche della burocrazia statale).

In quella lettera, sintetizzo (la pubblichiamo integralmente e fotostatica), i lavoratori dello Spettacolo ponevano un quesito sull’uso corretto del denaro dei cittadini e contribuenti italiani dato alle Fondazioni Liriche.

“Le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane percepiscono finanziamenti pubblici in gran parte provenienti dal FUS (Fondo unico spettacolo) erogati per la produzione artistica e non revocati o diminuiti in ragione della minore attività espletata nel corso del 2020″ scrivevano Enrico Sciarra e Marco Piazzai. “Il ricorso al FIS non appare misura necessaria ed indispensabile dettata dalla impossibilità di procedere alle proprie ordinarie attività produttive giacché la Fondazione avrebbe potuto continuare a svolgere la propria attività produttiva, come altre Fondazioni liriche anche a fronte dei cospicui risparmi determinati da mancate spese di allestimento nonché le spese riferite alla gestione del personale (indennità legate alla presenza)… la scrivente associazione sindacale chiede a codeste autorità ed Istituzioni di verificare se il ricorso al FIS da parte della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma Capitale sia avvenuta nel pieno rispetto della normativa vigente ed in presenza dei requisiti di legge per ricorrere a tale ammortizzatore sociale che grava sulle casse dello Stato”.

Il medesimo esposto – a firma del segretario nazionale Enrico Sciarra congiuntamente ai relativi segretari provinciali della Fials – oltre che per l’Opera di Roma (Marco Piazzai), è stato presentato anche per il Teatro Comunale di Bologna (Andrea Maccagnan), per il Maggio Musicale Fiorentino (Enrico Sciarra), per il Teatro Carlo Felice di Genova (Nicola Lo Gerfo), per il Teatro Massimo di Palermo (Antonio Barbagallo), per il Teatro Regio di Torino (Pierluigi Filagna), e per La Fenice di Venezia (Marco Trentin), e sempre senza nessuna risposta se non l’avvenuto avviso di ricezione.

NEL 2021 ricorre il 700° anniversario della morte di Dante. Ho letto con interesse e grande attenzione il discorso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto nell’ottobre scorso nel Cortile d’Onore del Quirinale. Mi consenta il Presidente di aggiungere poche umili parole: ricordi agli italiani e a chi li governa il XXVI Canto dell’Inferno. “Considerate la vostra semenza:  fatti non foste a viver come bruti,  ma per seguir virtute e canoscenza”. E magari, faccia presente ai suoi ministri che hanno giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica Italiana, e ai loro sottoposti, che il rispetto e l’educazione vanno avanti a tutto.


La lettera inviata da Fials

(foto: kalhh – licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/mano-gli-apparecchi-acustici-sordit%C3%A0-287292/ )