IN ITALIA, VERONA - di Giovanni Villani

Torna il sereno fra Cattolica e Banco BPM

di GIOVANNI VILLANI – Torna il sereno tra Cattolica Assicurazioni e Banco BPM a seguito della lunga diatriba legata al loro accordo sulla bancassurence, “disturbata” anche, come avevamo già scritto, dall’ingresso nel capitale sociale di Cattolica di Generali Assicurazioni con una quota molto vicina al 25%.

Il ponderoso e complicato accordo tra i due istituti viene raggiunto essendo state superate “le rispettive divergenze e definiti i termini nonché le modalità di adeguamento e di prosecuzione della partnership nel settore della bancassurence e dei relativi diritti di uscita, coniugando così i rispettivi interessi e tenendo conto del mutato contesto economico”.

L’intesa – si legge in una nota congiunta, diffusa qualche giorno fa – prevede a fronte della rinuncia da parte di Banco BPM all’opzione di acquisto (call) già esercitata sulla quota delle joint venture con Cattolica, il riconoscimento all’istituto di un diritto di uscita anticipata dalla partnership (la cui durata originaria era stata fissata fino al 2033), esercitabile nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2023 e il 30 giugno 2023, eventualmente posticipabile dal Banco di sei mesi in sei mesi, per tre volte sino alla fine del 2024.

L’intesa mette la parola fine al contenzioso nato dalla richiesta di BPM – giustificata con un dichiarato cambio di controllo di Cattolica collegato all’ingresso di Generali – di riacquistare le joint venture con la compagnia veronese ad un prezzo più che dimezzato rispetto a quello pagato da Cattolica. Richiesta a cui quest’ultima aveva risposto con una richiesta di danni per 500 milioni di euro. L’accordo prevede l’assegnazione a Banco BPM di un’opzione non condizionata di acquisto del 65% delle joint venture Vera Vita e Vera Assicurazioni.

Il prezzo di acquisto dell’opzione è legato a quei fondi chiamati “own funds” (fondi propri) – escluse le passività subordinate e includendo gli eventuali utili fino alla data di trasferimento delle partecipazioni – da calcolarsi al semestre antecedente l’esercizio dell’opzione. A tale valore, spiega ancora la nota, vanno aggiunte una componente fissa di 60 milioni di euro (26 dei quali a fronte della rinuncia di Cattolica ad estendere l’accordo distributivo alle filiali di Banco BPM servite da un’altra compagnia) e una componente eventuale di 50 milioni da corrispondersi in via differita. Tutto ciò solo nel caso in cui per 4 anni non si verifichino eventi che abbiano effetto sul controllo di Cattolica da parte di Generali o di altri soggetti.

L’accordo prevede inoltre meccanismi di protezione legati al prezzo di esercizio della call (tetti minimi e massimi sul valore dei fondi propri) e aggiustamenti del prezzo derivanti da eventuali utili non distribuiti, assegnazioni di riserve, dividendi straordinari, oppure da eventuali aumenti di capitali o versamenti in conto capitale delle joint venture. Nel caso in cui Banco BPM decida di non esercitare la call dovrà corrispondere a Cattolica, 26 milioni di euro a fronte della sua rinuncia ad estendere l’accordo distributivo alle filiali attualmente servite da altro partner assicurativo. Così la partnership potrà proseguire sino alla fine del 2030 (salvo successivi rinnovi annuali). Allo scadere di questi Banco BPM potrà nuovamente esercitare l’opzione di acquisto del 65% delle joint venture e Cattolica avrà la facoltà di vendere ad un prezzo pari degli own funds al 31 dicembre 2030.

L’accordo prevede inoltre una revisione dei target di produzione a cui sono connessi penali di under-performance e premi di ower-performance a carico o favore di Banco BPM, quale distributore. Sono pure riconosciuti a Cattolica adeguamenti nei contratti di servicing alle società partecipate e maggiori tutele su un mix di prodotti.