VERONA - di Giovanni Villani

Un Museo del vino sta per nascere a Verona

di GIOVANNI VILLANI – È sempre il vino a tenere banco e destare l’attenzione dei mercati produttivi veronesi, ma nel contempo a riceverne non poche attenzioni governative per la sua capacità contributiva di rimettere in moto la macchina economica nazionale.

Oggi a Verona si pensa addirittura di far nascere un museo del vino, grazie ad una legge veneta, la numero 19 dello scorso anno, che tratta appunto dell’istituzione degli eco-musei del vino. Ma non si tratta più solo di una idea, ma di un vero progetto e della sua collocazione nei padiglioni a ridosso della fiera. Secondo il sottosegretario alle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, Verona potrebbe essere addirittura “confermata come capitale enologica d’Italia”: una estensione del Vinitaly che durerebbe per tutto l’anno, anche secondo Enrico Corsi, fautore ed ispiratore da sempre dell’iniziativa.

Per il suo decollo, secondo le prime stime, occorreranno un paio di anni e circa una ventina di milioni di euro, “col contributo di tutte le categorie economiche e delle istituzioni, secondo Centinaio, per essere pronti quando cesserà il deserto pandemico. Il Governo ci sarà e farà la sua parte, non solo come patrocinatore dell’iniziativa”.  Il Museo del vino sembra non debba essere una grande esposizione di etichette e di annate più o meno favorevoli, ma un percorso diversificato, tra metodi e tecnologie di coltivazione, conoscenze delle diverse tipologie, attraverso le caratteristiche organolettiche, visite in vigneti e cantine, con degustazioni e abbinamenti, ecc. In definitiva, la storia del vino, spaziando da quello locale all’internazionale. È indubbio che dietro a tutto questo progetto ci sia un forte desiderio di rilancio del turismo (come ha dichiarato Centinaio) “in particolare quello che è legato all’enogastronomia con un alto potere di spesa”.

“È una grande sfida – come ha voluto ribadire anche il sindaco Federico Sboarina – che richiede idee ed un grande lavoro di squadra e che dovrà quindi coinvolgere tutti i principali protagonisti del tessuto imprenditoriale veronese, perché la realizzazione di questo museo vuol pure dire generare un ulteriore elemento di attrazione turistica”. “L’idea è nata – come ha ammesso poi Enrico Corsi – da una visita in Scozia al Museo del Whisky e ad un altro museo enologico, a Bordeaux, il cui traffico vale circa una dozzina o forse più di milioni l’anno. Dall’intuizione alla legge regionale il passo non è stato breve, ma sarà prezioso per le prossime Olimpiadi invernali del 2026”.

Intanto il salone Vinitaly, che ripartirà in pieno nella sua 54^ edizione dal 10 al 13 aprile 2022, torna a riproporsi con le manifestazioni minori di VeronaFiere in Italia: Operawine, grand tasting Wine Spectator, dal prossimo 19 giugno, nel giorno della prima in Arena con Aida diretta da Riccardo Muti e Vinitaly Special Edition, con gli stati generali del vino, primo evento per la ripresa dei contatti commerciali in presenza, dal 17 al 19 ottobre. Una ripartenza auspicata da tutti dopo aver lasciato sul terreno una perdita di ricavi pari all’80% dell’anno precedente.

E in attesa che la normativa europea sulla limitazione degli stanziamenti statali alle fiere venga superata, arrivano significativi consensi da Roma. Il Ministero plaude infatti alle iniziative di VeronaFiere “perché bisogna ripartire e nel modo migliore”, come ha voluto sottolineare nuovamente il sottosegretario Gian Marco Centinaio. “Vogliamo essere vicini alle fiere, al mondo del vino e a VeronaFiere che col suo Vinitaly ha creato un brand internazionale di alto livello”.

L’augurio del Sottosegretario è quanto mai rilevante in un momento molto delicato per VeronaFiere: una spa in fase cruciale per il suo futuro, che ha deliberato all’unanimità la sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale di altri 30 milioni. Resta da vedere però se tutti i soci, in quota parte o interamente, lo verseranno o lo lasceranno inoptato per essere accessibile da altri. Il quesito è legato specialmente alle scelte di Fondazione Cariverana (detentrice del 24%) che ha votato favorevolmente all’aumento, ma ha posto anche condizioni sulla gestione della spa.   

Nel frattempo i soci hanno però già discusso alcune modifiche dello statuto, guidati dal vice presidente avvocato Giovanni Maccagnani, proprio in vista di una piena operatività aziendale di VeronaFiere, utilizzando l’aumento di capitale per il piano del suo rilancio.