COMMENTI E CULTURA, LA PIAZZA - di FRANCO M.ALLEGRETTI

Urbanisti in… erba

di FRANCO M. ALLEGRETTI – Pisa e Cascina, il Piano Strutturale d’Area verso la conclusione delle osservazioni

Il Piano Strutturale d’Area che interessa i Comuni di Pisa e Cascina, va verso la conclusione della fase delle osservazioni. E’ da segnalare che da molte parte si erano sollevate richieste di un periodo più ampio per permettere la partecipazione “attiva” dei cittadini tramite lo strumento delle osservazioni. Le ragione di un congruo slittamento sono abbastanza note e comprensibili. L’imponente documentazione e il periodo del Covid basterebbero a scegliere la strada di un ampliamento del periodo delle osservazioni. Un po’ come ha fatto il Comune di San Giuliano Terme nel 2018, che decise un periodo maggiore di trenta giorni. Non è bastato neanche l’intervento dell’Ordine degli Architetti di Pisa per convincere Conti e la sua Giunta di adottare un saggio provvedimento

Questa rigidità è solo apparente fermezza. E’ sempre difficile lasciare la giacca autoritaria ed avere un vero atteggiamento democratico. Ma vi è di più, questa fretta denota solo debolezza. Debolezza e paura delle osservazioni. Cioè paura delle critiche e delle proposte che verranno esplicitate. Non si può amministrare ed avere paura. Se il Sindaco Conti pensano che così facendo metteranno in difficoltà i cittadini, questo è il semplice ‘conti senza l’oste’. Ed in effetti così non sarà.

Vi è poi il lato comico della vicenda. In tutti gli incontri e in tutte le assemblee è stato affermato sia dai tecnici che dagli assessori che il termine è il 24 Ottobre 2020. Un laconico comunicato del Comune di Pisa annuncia che si erano sbagliati a contare fino a 60. I giorni del periodo di osservazioni. E ricontando fino a 60 si sono accorti che il termine finale non è più il 24 ma il 26 Ottobre 2020.

Dall’analisi della documentazione, vasta ma di poca consistenza, emergono delle piccole sorprese. La prima è di lessico. Non urbanistico, ma di italiano. Il Piano è sovrabbondante del termine “morfotipologico”. Questa parola si trova ovunque. Nella relazione, nelle norme tecniche, nella cartografia. La “morfotipologia” diviene un parametro progettuale per tutto il territorio. Ma la sorpresa è che questa parola (ancorché composta), usata in abbondanza, non esiste propriamente nella lingua italiana, ovvero esiste “morfotipo” ma con ben altro significato: “In botanica, forma e dimensione particolare, priva di valore tassonomico, che può essere assunta da una specie vegetale in risposta a particolari fattori ambientali, per es. la statura nana e la forma cespugliosa assunta da numerose specie arboree quando si trovano a vivere in alta quota. – Dizionario Treccani). La parola, ergo definizione tecnico-urbanistica, inventata dai pianificatori diventa così un’ombra mortifera che avvolge tutto il costruito dei due comuni, una indistinta categoria che addirittura giunge a definire l’asse tra Pisa e Cascina “conurbazione”: neanche si fosse a Rio de Janiero, o a Hon Kong. Un termine che non si addice neppure alla piana tra Pistoia e Firenze.

Sembra, dunque, che i progettisti abbiano lavorato su un’altra realtà. Una realtà distorta, quasi allucinata. Ad esempio, una delle mancanza macroscopiche riguarda l’assenza di una valutazione della precedente pianificazione. Sia Pisa che Cascina hanno un Piano Strutturale vigente, ma soprattutto Regolamenti Urbanistici, molte volte modificati (vedi IKEA!), che hanno regolamentato per circa 20 anni l’urbanistica in questi due comuni. Cosa hanno prodotto? Quali sono i loro pregi e le loro criticità? Quali analisi è stata fatta per mettere mano e riparare gli eventuali errori. Eppure, questo metodo fa parte proprio delle direttive della Comunità Europea per verificare lo sviluppo sostenibile. Di questo non troverete nulla.

(foto: freephoto ò licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/pedoni-rush-hour-sfocato-urbano-1209316/ )