FOCUS, IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

Vaccino anti-Covid e i dubbi scientifici di Peter Doshi

di BEATRICE BARDELLI – Una delle voci più influenti del New York Times. Professore al Pharmaceutical Health Services Research del Maryland.

Vaccino, sì. Vaccino, no. Non è questa la risposta corretta da dare a chi ci chiede se vogliamo vaccinarci contro il Covid-19 e se si vuole affrontare l’argomento “vaccini” in una seria e civile discussione. Perché la risposta che tutti noi dovremmo dare è un’altra: ”Vaccino sicuro ed efficace, sì”, “Vaccino non sicuro e non efficace, no”. Per questo vale la pena focalizzare l’attenzione su uno scienziato statunitense, Peter Doshi, che ha voluto analizzare i dati di efficacia dei vaccini antiCovid presentati da Pfizer e da Moderna per ottenerne l’autorizzazione al commercio e, quindi, alla somministrazione in tutto il mondo. Un’analisi coraggiosa e puntuale che lo ha portato ad esprimere pubblicamente i propri dubbi sulla veridicità delle percentuali di efficacia asserite dalle due aziende farmaceutiche (95%) che, secondo i suoi calcoli, sarebbero invece inferiori al 30%. Precisamente tra il 19% ed il 29%. Valori decisamente al di sotto della soglia di efficacia del 50% fissata dalle autorità di regolamentazione per l’autorizzazione. In pratica, con queste percentuali di efficacia, il vaccino Pfizer non avrebbe potuto essere né autorizzato, né messo in commercio, né tantomeno somministrato alle persone.

Peter Doshi

Peter Doshi. E’ una delle voci più influenti a livello mondiale per il New York Times. Professore associato del Pharmaceutical Health Services Research (Ricerca sui servizi sanitari farmaceutici) dell’Università del Maryland (USA), Peter Doshi, il 4 gennaio scorso, ha pubblicato sul blog dell’autorevole rivista medica internazionale, il BMJ (British Medical Journal), di cui è editor per il giornalismo d’inchiesta dal 2013, un articolo di fondo intitolato “Peter Doshi: I vaccini Pfizer e Moderna “efficaci al 95%”: abbiamo bisogno di maggiori dettagli e dati grezzi (“Peter Doshi: Pfizer and Moderna’s “95% effective” vaccines — we need more details and the raw data”). In fondo all’articolo, per la voce “Conflitto di interessi”, il dottor Doshi dichiara: “ho perseguito il rilascio pubblico dei protocolli di sperimentazione dei vaccini e ho co-firmato lettere aperte che chiedono indipendenza e trasparenza nel processo decisionale relativo al vaccino covid-19”.

Preoccupazioni e perplessità circa l’attendibilità dei risultati di efficacia riportati

Il dottor Doshi, da scienziato attento ai dati delle ricerche scientifiche, fin dal mese di novembre scorso si era posto una serie di domande sui risultati delle sperimentazioni sui vaccini anti-Covid 19 di Pfizer e Moderna, dal momento che l’informazione su questi si basava, allora, unicamente su “protocolli di studio” e su “alcuni comunicati stampa”. Niente più. Solo dopo aver potuto analizzare nuovi documenti, il dottor Doshi ha espresso le proprie preoccupazioni e perplessità circa l’attendibilità dei risultati di efficacia riportati. Si tratta, come specifica nel suo articolo, di due pubblicazioni su riviste scientifiche e di 400 pagine di dati di riepilogo presentati dalla ed alla Agenzia statunitense FDA (Food and Drug Administration) per il vaccino mRNA di ciascuna delle due aziende (Pfizer e Moderna) prima della loro autorizzazione in via emergenziale da parte dell’Agenzia.

Abbiamo bisogno dei dati grezzi

Lo scrive a chiare lettere il dottor Doshi nel suo editoriale “Affrontare le numerose domande aperte su questi studi richiede l’accesso ai dati grezzi degli studi”. Lo riprende, sostenendolo, il professor Silvio Garattini, farmacologo, fondatore e presidente dellIstituto Mario Negri di Milano, che sul “Salvagente” di questo mese ha ribadito che “Chiedere che tutti i dati sui vaccini vengano pubblicati nella loro completezza è una richiesta legittima e più che giustificata” e che “Avere a disposizione i dati singoli in base ai quali Fda e Ema (Agenzia europea per i medicinali, n.d.r.) hanno valutato e autorizzato i vaccini Pfizer e Moderna è essenziale”.

L’analisi d’inchiesta

Peter Doshi apre l’articolo esprimendo i propri dubbi sui “risultati spettacolari relativi all’efficacia” (95%) del vaccino Pfizer e li analizza in quattro distinti paragrafi: 1) “Sospetto covid-19”; 2) I 371 individui esclusi dall’analisi di efficacia del vaccino Pfizer; 3) Comitati per la valutazione della febbre e del dolore, la scoperta del gruppo a cui si è assegnati (vaccino/placebo) e gli eventi primari; 4) Efficacia del vaccino in persone che avevano già avuto il Covid? Da questa analisi emerge un quadro tanto inaspettato quanto preoccupante. Perché, spiega Doshi (testo originale in inglese tradotto in italiano a cura di AsSIS-Associazione di Studi e Informazione sulla salute), né nel rapporto di 92 pagine di Pfizer, né nella sua pubblicazione sul New England Journal of Medicine viene menzionato un dato, per Doshi, importantissimo. Quello della “categoria di malati chiamata “sospetto covid-19”, ossia coloro che, pur sintomatici per covid-19 non avevano avuto conferma dal tampone molecolare”.

 “Sospetto covid-19”

Ovvero, malati che contano e malati che non contano (da ignorare). “Tutta l’attenzione si è concentrata sui risultati spettacolari relativi all’efficacia: Pfizer ha riportato 170 casi di covid-19 confermati dal tampone molecolare PCR, suddivisi in 8 e 162 rispettivamente tra i gruppi vaccino e placebo – scrive Doshi. Ma secondo il rapporto della FDA sul vaccino della Pfizer, nella popolazione complessiva dello studio, ci sono stati 3410 casi totali di covid-19 sospetti ma non confermati, di cui 1594 verificatisi nel gruppo vaccino e 1816 nel gruppo placebo. I dati numerici di questa categoria di malati, chiamata da Pfizer “sospetto covid-19”, non sono stati conteggiati nello studio. “Con un numero di casi sospetti 20 volte maggiore rispetto a quelli confermati, questa categoria di malati non può essere ignorata solo perché non ha avuto un risultato positivo al tampone molecolare. Anzi, questo rende più urgente capire. – scrive Doshi.

“Sospetti covid-19” versus “covid-19 confermato”

Doshi fa una serie di ipotesi. La prima: “Se molti o la maggior parte di questi casi sospetti riguardassero persone il cui esito del tampone fosse un falso negativo, ciò diminuirebbe drasticamente l’efficacia del vaccino. Ma considerando che le malattie simil-influenzali hanno sempre avuto una miriade di cause […] alcuni o molti casi sospetti di covid-19 potrebbero essere dovuti ad un diverso agente eziologico (la causa della malattia, n.d.r.)”. La seconda: “Se coloro che rientrano nella categoria di casi “sospetti covid-19” avessero essenzialmente lo stesso decorso clinico del “covid-19 confermato”, allora “sospetto covid-19 con conferma” potrebbe essere un endpoint clinicamente più significativo del solo “covid-19 confermato”. La terza ipotesi: “Se il “covid-19 confermato” è in media più grave del “sospetto covid-19”. In questo caso, sostiene Doshi, va tenuto presente che “non è la gravità clinica che conta” ma “l’incidenza della malattia grave che si riversa sui ricoveri in ospedale”. E questo per due motivi, perché 1) “Avendo un numero di sospetti covid-19 ben 20 volte superiore rispetto al numero di covid-19 confermato; 2) essendo gli studi (di Pfizer e Moderna, n.d.r.) non progettati per valutare se i vaccini possano interrompere la trasmissione virale”, l’unico modo per valutare la reale capacità dei vaccini di eliminare la pandemia, dovrebbe essere un’analisi della malattia grave, indipendentemente dall’agente eziologico, ma che comprenda i “tassi di ospedalizzazione”, i “ricoveri in terapia intensiva” ed i “decessi tra i partecipanti alla sperimentazione”. Per rispondere a queste domande, conclude Doshi, è necessario avere i dati.

371 persone escluse dall’analisi di efficacia del vaccino Pfizer

In una tabella della revisione della FDA del vaccino di Pfizer, il dottor Doshi ha trovato che 371 persone sono state escluse dall’analisi di efficacia a causa di “importanti deviazioni del protocollo entro o prima di 7 giorni dopo la dose 2”. Nel dettaglio: 311 persone escluse dal gruppo del vaccino contro le 60 escluse dal gruppo del placebo. Il dottor Doshi si chiede, quindi: 1) il motivo di questo squilibrio, ovvero, perché c’erano 5 volte più partecipanti esclusi nel gruppo vaccino rispetto al gruppo placebo; 2) quali erano queste deviazioni dal protocollo nello studio di Pfizer. Perché, scrive Doshi, il rapporto della FDA non lo dice e le 371 esclusioni sono difficili da individuare anche nel rapporto di Pfizer e nella pubblicazione.

Comitati per la valutazione della febbre e del dolore, la scoperta del gruppo a cui si è assegnati (vaccino/placebo) e gli eventi primari

Le preoccupazioni del dottor Doshi riguardano l’affidabilità della procedura di tutela della sperimentazione dei vaccini Pfizer e Moderna, ovvero l’eventualità che i partecipanti e gli investigatori scoprissero il proprio gruppo di appartenenza dato il fatto, inconfutabile, che nel gruppo che ha ricevuto il vaccino si è verificato un più alto tasso di utilizzo di farmaci (per il dolore e per la febbre, n.d.r.) rispetto al gruppo che ha ricevuto il placebo. Con meraviglia, il dottor Doshi sostiene che: “Tuttavia, né la FDA né le società sembrano aver formalmente esaminato l’affidabilità della procedura di cieco e i suoi effetti sui risultati riportati”. Inoltre, si chiede Doshi, chi faceva parte dei comitati di valutazione/aggiudicazione che hanno contato i casi covid-19 e quali criteri hanno utilizzato? Il dottor Doshi ha verificato, infatti, che il comitato di valutazione/aggiudicazione di Moderna era composto da quattro membri, tutti medici affiliati all’università, mentre, dal protocollo di Pfizer si evince che il lavoro è stato svolto da tre dipendenti Pfizer. Ovvero, da tre membri dello staff Pfizer.

Efficacia del vaccino in persone che avevano già avuto il covid?

Gli individui con una storia nota di infezione da SARS-CoV-2 o una precedente diagnosi di Covid-19 sono stati esclusi dagli studi di Moderna e Pfizer. Tuttavia, ben 1125 (3,0%) e 675 (2,2%) dei partecipanti, rispettivamente, agli studi di Pfizer e Moderna sono stati considerati positivi per SARS-CoV-2 alla prima valutazione. Nel suo articolo il dottor Doshi si domanda perché la sicurezza e l’efficacia dei vaccini in questi destinatari non abbia ricevuto molta attenzione dal momento che porzioni sempre più grandi della popolazione di molti paesi possono essere “post-Covid”. “Questi dati sembrano importanti – scrive Doshi  – a maggior ragione per il fatto che il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitense raccomanda di offrire il vaccino “indipendentemente dalla storia di precedente infezione da SARS-CoV-2 sintomatica o asintomatica “.

Abbiamo bisogno dei dati grezzi

Lo ripete alla fine del suo articolo il dottor Doshi: “Affrontare le numerose domande aperte su questi studi richiede l’accesso ai dati grezzi dello studio. Ma, ad oggi, nessuna azienda sembra aver condiviso i dati con terze parti”.  E rivela le posizioni che hanno assunto, ad oggi, le singole aziende farmaceutiche. Pfizer: ha affermato che renderà i dati disponibili “su richiesta e soggetti a revisione”, ma il protocollo dello studio dice che Pfizer inizierà a rendere disponibili i dati solo 24 mesi dopo il completamento dello studio. Moderna: La dichiarazione sulla condivisione dei dati di Moderna afferma che i dati “potrebbero essere disponibili su richiesta una volta completato il processo”. Ciò si traduce in un periodo compreso tra la metà e la fine del 2022, poiché il follow-up previsto è di 2 anni. Oxford/AstraZeneca: ha promesso dati relativi ai pazienti “quando lo studio sarà completo”. Scrive Doshi che “la voce ClinicalTrials.gov riguardo il vaccino russo Sputnik V dice che non ci sono piani per condividere i dati dei singoli partecipanti”. Mentre l’EMA (l’Agenzia europea per i medicinali) e Health Canada potrebbero condividere molto prima i dati per qualsiasi vaccino autorizzato. “L’EMA – conclude il dottor Doshi – si è già impegnata a pubblicare i dati presentati da Pfizer sul suo sito web “a tempo debito”, così come ha fatto Health Canada”.