Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona
FOCUS, VERONA - di Giovanni Villani

Vaccino Covid, la speranza di Verona

di GIANNI VILLANI – La sperimentazione all’Az. Ospedaliera Universitaria con l’Istituto Mario Negri e l’Ospedale Sacro Cuore don Calabria.

Una nuova speranza contro il Covid?

Ci sono molti farmaci allo studio, che fanno ben sperare nella battaglia contro il Covid. Nuovi farmaci, oltre il vaccino e non solo anticorpi monoclonali, che sono sotto attualmente in osservazione nella loro prima fase. La sperimentazione (molto promettente dai primi esiti) è in atto all’Aoui (Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata) di Verona e col coordinamento dell’Istituto Mario Negri e dell’Ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negrar (VR) guidato dal professor Zeno Bisoffi. Quest’ultimo, direttore del Dipartimento di malattie infettive e tropicali del Sacro Cuore, ha una lunga esperienza per aver svolto un proficuo praticantato nel campo specifico, fin da giovane, in America centrale.

La sperimentazione in oggetto ha sotto controllo alcuni farmaci (peraltro già conosciuti da tempo) contro i parassiti, come l’ivermectina. Un prodotto che è valso il Nobel per la medicina 2015, ai suoi scopritori: l’americano William Campbell e il giapponese Satoshi Omura e che è usato abitualmente contro una delle malattie tropicali dimenticate: la strongiloidosi. Una sostanza che con due dosi, a distanza di 15 giorni, pare aver eliminato la scabbia, ma che ha avuto effetti anche contro la malaria. Il professor Bisoffi tiene a precisare infatti come la zanzara che punge un paziente che ha in circolo l’ivermectina, muore nel giro di pochi giorni, interrompendo in questa maniera, la catena del contagio.
Gli studi in vitro sull’efficienza dell’invermectina contro virus stanno incrociando quelli a Rna come l’Hiv e il Dengue. Il professor Bisoffi ha spiegato come nell’aprile dello scorso anno, “alcuni ricercatori australiani abbiano visto in vitro che l’ivermectina elimina (su culture cellulari), il Sars CoV-2 in 48 ore. Il nostro studio punta a capire cosa possa succedere anche in vivo, nel paziente e quindi la prima cosa è vedere se il farmaco sia ben tollerato. Stiamo lavorando in doppio ciclo, con ivermectina a trattamento crescente e a placebo. Per questo reclutiamo pazienti maggiorenni, da poco risultati positivi al Sars CoV-2, asintomatici o pauci sintomatici”.

Dal luglio 2020 ad oggi l’ospedale di Negrar ne ha reclutati 70, altri 10 il Sacco di Milano, il Sant’Orsola di Bologna, il Covid Hospital di Rovereto che collaborano allo studio. “Puntiamo ad arrivare a più di 100 pazienti entro fine giugno – spiega ancora Bisoffi – e ad avere i risultati sulla sua efficacia entro fine luglio. Le analisi ad interim che stiamo conducendo ci stanno rivelando che il farmaco ad alti dosaggi non crea effetti collaterali gravi e questo è già un risultato importante. Lo studio non è sponsorizzato da case farmaceutiche trattandosi di un farmaco a basso consumo e già in uso diffuso. Il Mario Negri collabora gratis mentre il Sacro Cuore di Negrar, grazie al contributo del Lions club sezione alpina, ha contrattualizzato due medici appena laureati che si sono dedicati anima e corpo al progetto. Per ulteriori reclutamenti, i medici di base che pensano di avere candidati ci possono chiamare. A volte la ritrosia è legata all’idea di assumere un farmaco che potrebbe dare effetti collaterali, mentre la malattia è in fase iniziale e non desta preoccupazioni. Se funzionasse però, il tampone di controllo risulterà negativo molto più in fretta”.

(fototo: Azienda Ospedaliera Integrata Verona – https://www.aovr.veneto.it/azienda/chi-siamo )