Giorgio Giannini, Avvocato (Milano)
ATTUALITA', DIRITTO DEL LAVORO - di Giorgio GIannini, FOCUS

VACCINO. Ferie ‘forzate’ al personale sanitario che rifiuta

di GIORGIO GIANNINI – Il Tribunale di Belluno nella controversia di 10 operatori sanitari che si erano rifiutati di vaccinarsi con Pfizer.

In caso di rifiuto del vaccino, il personale sanitario e gli operatori delle RSA possono essere collocati in ferie forzate. È quanto ha deciso il Tribunale di Belluno (dott.ssa Anna Travia) nella controversia instaurata da due infermieri e otto operatori sociosanitari che si erano rifiutati di vaccinarsi con il vaccino prodotto da Pfizer.

Il Tribunale di Belluno ha rigettato il ricorso d’urgenza dei lavoratori che chiedevano la reintegrazione in servizio evidenziando che non sussistono motivazioni in grado di giustificare il rifiuto della vaccinazione e confermando la legittimità della condotta datoriale tenuto conto dell’obbligo di “tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro” gravanti sull’imprenditore ai sensi dell’art. 2087 c.c. che prevale “sull’eventuale interesse del prestatore di lavoro ad usufruire di un diverso periodo di ferie”.

La sentenza – che potrebbe aprire la strada a pronunce dello stesso segno relative a situazioni analoghe verificatesi in Italia, specie all’interno delle R.S.A. – si inserisce all’interno di un vivo dibattito relativo all’obbligo di vaccinazione del personale dipendente e alla facoltà o meno dell’imprenditore di licenziare il personale che rifiuta di vaccinarsi. Sul punto, la sentenza non prende posizione né sembra poter aggiungere elementi significativi alla querelle in atto, ma potrebbe fornire un valido appiglio per i sostenitori della tesi secondo cui il datore di lavoro può esigere dai dipendenti la vaccinazione contro il Covid-19, e ciò essenzialmente per tre ordini di ragioni:

(i) la libertà di sottoporsi o meno alla vaccinazione è suscettibile di limitazione di fonte regolamentare: chi vive del proprio lavoro accetta la possibilità che, pur in assenza di una norma da cui derivi l’obbligo di vaccinazione, gli si chieda di vaccinarsi, perché il contratto gli impone di rispettare le direttive, purché rispondenti al requisito di ragionevolezza, impartite dal datore di lavoro circa le misure di protezione;

(ii) l’obbligo di vaccinazione dei propri dipendenti non è in contrasto con una norma di ordine pubblico ma è perfettamente in linea con le direttive sanitarie condivise dalla comunità scientifica internazionale che è concorde nel ritenere urgente e necessario combattere la pandemia mediante la vaccinazione di massa e considera molto più gravi i rischi derivanti dal perdurare della pandemia piuttosto che quelli di eventuali effetti indesiderati derivanti dalla somministrazione del vaccino;

(iii) se un datore di lavoro, in relazione alle caratteristiche dell’organizzazione del lavoro della propria azienda, ritiene che la vaccinazione realizzi condizioni di sicurezza contro il rischio di infezione apprezzabilmente migliori rispetto ad un ambiente di lavoro in cui una parte dei dipendenti non sia vaccinata, ha il potere/dovere contrattuale di adottare la misura della vaccinazione ed esigere il rispetto da parte dei dipendenti dell’obbligazione contrattuale (ex art. 2087 c.c.).

Tale situazione appare, per l’appunto, sussistente negli ospedali e case di cura, ove il datore di lavoro ha un dovere di sicurezza “rafforzato” non solo nei confronti dei propri dipendenti, ma anche nei confronti degli utenti del servizio, che sono di norma persone “fragili” o comunque “malate”.

Altri commentatori ritengono in ogni caso non percorribile la strada del licenziamento a fronte del rifiuto, anche in ragione del fatto che il datore di lavoro non gestisce i tempi ed i modi della vaccinazione (che è esclusivamente appannaggio del SSN) e il lavoratore non è tenuto a informare l’azienda di essersi sottoposto a vaccinazione. Pertanto, non avendo evidenza della disponibilità del trattamento sanitario, non è pensabile che il datore di lavoro possa sanzionare il lavoratore non vaccinato

In attesa di nuove pronunce e di un intervento chiarificatore del Legislatore in merito all’obbligo vaccinale del personale (specie quello del settore sanitario), si può concludere che, se la collocazione in ferie “forzate”, ove ne ricorrano i presupposti, può essere validamente disposta, Il licenziamento del personale che rifiuta di vaccinarsi appare, almeno in prima battuta, alquanto problematico e rischioso.