VERONA - di Giovanni Villani

VERONA – L’Autority per Cattolica Assicurazioni

di GIOVANNI VILLANI – L’indagine della vigilanza riguarda gli assetti della governance e la valutazione dei rischi immobiliari

L’ingresso di Generali nell’assetto societario di Cattolica Assicurazioni non sta portando bene al gruppo assicurativo veronese. L’Autority, cioè l’Ivass (Istituto per la vigilanza della assicurazioni) chiede ora un significativo adeguamento alla governance in vista della sua trasformazione in spa prevista per il prossimo aprile. Questo è il risultato della sua ispezione conclusasi il 24 luglio scorso, a cui ha fatto seguito un verbale molto duro per Cattolica, che prevede l’avvio di un “procedimento sanzionatorio” e la richiesta di “misure conseguenti”.

In poche parole l’indagine della vigilanza “ha riguardato in particolare gli assetti della governance, il funzionamento del sistema monistico e la valutazione dei rischi immobiliari” in riferimento agli anni 2018, 2019 e ai primi mesi del 2020. L’amministratore delegato Carlo Ferraresi dovrà ora assumere misure urgenti per farle poi approvare dal consiglio di amministrazione. Una nota della compagnia assicurativa riporta infatti che “ha preso buona nota degli esiti dell’ispezione e formulerà le sue considerazioni nei termini previsti di sessanta giorni, tenendo conto, nei tempi prescritti, delle segnalazioni dell’Autorità di Vigilanza nel suo rapporto”.

Il provvedimento disciplinare riguarda poi la presidenza di Paolo Bedoni che è alla guida del cda dal lontano 2006 e altri consiglieri che sono in carica da più tempo. La nota di Cattolica riferisce quindi del bisogno di “un profondo ricambio dei componenti dell’organo ammnistrativo che venga attuato con la trasformazione della forma giuridica della società in spa, comportando un rafforzamento del sistema della governance”, ma non solo, deve essere chiesto anche “un rapido completamento dell’aumento del capitale sociale, con la sua seconda tranche” (per 200 milioni di euro).  

Sembra al riguardo che Cattolica stia dialogando con la Consob per “la finalizzazione del prospetto informativo”. Ma Ivass chiede ancora altri correttivi, cioè che Cattolica venda le azioni derivanti dal recesso (oltre 20 milioni di titoli) entro fine 2021 e l’elaborazione di “un piano di rimedio sotto la responsabilità dell’amministratore delegato, che dovrà essere approvato dal cda”. Quest’ultimo era stato eletto due anni fa per rimanere in carica fino al 2022, ma ha subito già un ricambio con l’entrata di tre consiglieri in area Generali (in forza dell’accordo votato dall’assemblea lo scorso luglio), a fronte del suo versamento per 300 milioni dei 500 milioni dell’aumento imposto da Ivass a maggio.

Quell’accordo era stato votato dall’ultima assemblea come cooperativa, a fine luglio 2020. In quella occasione si era detto che il cda avrebbe messo mano alla governance in vista della trasformazione in spa del 1 aprile 2021. Ora Ivass sta facendo la voce grossa e pretende a tempi brevi che le promesse siano adempiute. E come primo compito, il più urgente, siano trovati quei 200 milioni che servono per completare l’aumento del capitale sociale.