Home OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini Vasco Zappelli, 12 ottobre 1982, nella banca di Seravezza che gli costò la vita

Vasco Zappelli, 12 ottobre 1982, nella banca di Seravezza che gli costò la vita

by Giovanni Lorenzini

CHE ABBIA detto ‘Andate a lavorare, vagabondi’ o ‘andate a lavorare, delinquenti’, poco importa. Sta di fatto che quella reazione istintiva, di fronte a due rapinatori che stavano tenendo sotto il tiro delle pistole gli impiegati e i clienti dell’agenzia della Cassa di risparmio di Firenze a Seravezza – era il 12 ottobre del 1972 – costò la vita a Vasco Zappelli, sindacalista, segretario versiliese della Fillea, un passato nella Fiom, un futuro romano se i colpi di pistola esplosi a bruciapelo non fossero andati a segno. Sì, perché in quel sindacato ancora vero e genuino, ricco di solidarietà fra i ‘cipputi’ alla Altan, sempre pronto a fare quadrato per difendere le conquiste dei lavoratori, Vasco Zappelli era una figura di riferimento, un leader naturale, una di quelle persone che non hanno bisogno di alzare la voce o di battere i pugni sul tavolo per farsi ascoltare. E rispettare.
MA QUEL giorno, quel maledetto giorno, Vasco Zappelli non seppe rimanere in disparte, ad assistere alla rapina che due balordi volevano compiere alla ‘Cassa di Firenze’: probabilmente i due pensavano che tutti i presenti se ne sarebbero rimasti in silenzio ad assistere al colpo: ripulire la cassa, impossessandosi di tutti i soldi in contante, avrebbe dovuto essere una formalità. Ma non avevano fatto i conti con la reazione istintiva di Vasco Zappelli, un tipo che non sopportava i soprusi e le ingiustizie, che non si sarebbe perdonato di avere assistito senza muovere un dito di fronte ad un’impresa del genere. Lui che sapeva che cosa vuol dire fatica e lavoro, conquiste sindacali e solidarietà, non poteva accettare di starsene con le mani in mano. Prima le parole, poi il tentativo di reazione: i banditi non trovarono di meglio che esplodere una serie di colpi di pistola a bruciapelo. Nonostante fosse stato colpito, Vasco Zappelli tentò anche di inseguire i due malviventii che dopo avere visto sfumare il colpo per la reazione del sindacalista, si diedero alla fuga. Ma i proiettili avevano leso organi vitali e provocato emorragie mortali.
A DISTANZA di quasi mezzo secolo, il ricordo – per chi non l’ha conosciuto – rimane nella memoria tramandata dai suoi vecchi colleghi di lavoro o che a quei tempi condividevano con lui la passione e l’impegno civile per il sindacato, per l’universo dei lavoratori. E’ rimasto un un fulgido esempio di cosa voglia dire ‘pensare agli altri’. Non glielo aveva ordinato nessuno di reagire ai rapinatori, ma per Vasco Zappelli non era concepibile assistere da semplice testimone ad un reato contro la comunità.
IL COMUNE di Viareggio l’ha ricordato dedicando anni fa alla sua memoria il centro sportivo e aggregativo del quartiere Varignano. Un centro che ha passato un brutto periodo: magari ripensando alla figura e alla statura morale di Vasco Zappelli, potrebbe scoccare davvero l’ora per il recupero e il rilancio di un’oasi di sport molto importante per i giovani della zona

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